UNIVAQ: INVERARDI FURIOSA CONTRO LA CIFONE,
INDAGINE INTERNA SULL'EMAIL DI DIFESA A DI ORIO

Pubblicazione: 26 febbraio 2016 alle ore 12:49

Paola Inverardi vs Maria Grazia Cifone

L’AQUILA - La difesa dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, potrebbe costare cara alla fedelissima dell’ex uomo forte dell’Ateneo, la professoressa Maria Grazia Cifone, direttore del dipartimento Mesva (Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente).

La rettrice, Paola Inverardi, ha dato mandato di avviare un’indagine interna per verificare le responsabilità legate alla redazione e all’invio ai mass media, sabato scorso, dall’indirizzo email del Mesva, che conta circa 140 professori, del comunicato con il quale si esprime forte contrarietà alla sospensione dell’ex rettore dalla cattedra di Storia della medicina, sancita dalla stessa rettrice in seguito alla condanna di Di Orio a 3 anni di reclusione per induzione indebita.

L’azione su un argomento che da mesi imbarazza e crea polemiche in seno all’ateneo è stata annunciata da un’Inverardi molto arrabbiata per l’accaduto al Senato accademico, riunito in una seduta molto tesa terminata nei giorni scorsi, incentrata sulle conseguenze della condanna in primo grado dal tribunale di Roma del 25 gennaio scorso dell’ex rettore per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.

Nella nota si critica duramente la decisione di sospensione della rettrice, definita “atto abnorme”, presa dopo un parere dell’Avvocatura dello Stato a cui si è rivolto il direttore generale, Pietro Di Benedetto, nonostante, per i più, l’epilogo fosse chiaramente previsto dalla cosiddetta legge “Severino”.

Oltre alla chiara manifestazione di solidarietà a Di Orio, nella nota non firmata si tessono le sue lodi come docente, capo dell’ateneo e senatore.

Nel corso della riunione, sarebbe emerso che la professoressa Cifone, sfidante della Inverardi alle ultime elezioni, avrebbe risposto a una richiesta di chiarimento da parte della rettrice, spiegando che la presa di posizione, da lei redatta, sarebbe stata sollecitata dalla sezione del Mesva di Sanità pubblica, al quale apparteneva lo stesso ex rettore, e che ha ricevuto una quarantina di email di solidarieta targate Mesva.

Un fatto che, però, sarebbe stato smentito dal professor Maurizio Biondi, rappresentante del Mesva nel Senato accademico.

Verifiche sono in corso anche nella segreteria del dipartimento. Nelle prossime settimane si decideranno, sempre che ci siano riscontri al termine delle verifiche, le eventuali sanzioni.

Secondo quanto si è appreso, il comunicato non sarebbe stato concordato con gli organi o in una consultazione online.

Intanto, il Senato accademico ha nominato con il sorteggio il Consiglio di disciplina che resterà in carica 3 anni e che, tra le altre cose, potrebbe dover esaminare la delicata questione.

Si tratta di Antonietta Pistoia (Dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche, Discab), Francesco Sidoti (Mesva), Angelo Russi (Scienze umane) tra gli ordinari; Maria Teresa Todisco (Scienze umane), Pietro Leocata (Mesva) e Rossella Ferretti (Fisica) tra gli associati; Francesca Caroccia (Economia), Roberto Iorio (Discab), Giuseppe Paradiso (Discab) tra i ricercatori.

Supplenti Pietro Lambertucci (Economia), Francesco Pisani (Discab) e Franco D’Orazio (Scienze fisiche).

Pur essendo stati sorteggiati, i docenti sarebbero in maggioranza sulla linea dell’attuale rettrice.

La decisione contro la Cifone segna una frattura insanabile tra l’attuale governance e quello che rimane del fronte dioriano.

A dimostrazione del clima di forte contrapposizione che c’e’, giunge anche l’indiscrezione: l’Inverardi avrebbe dato mandato a un legale di verificare se ci sono le premesse di una querela nei confronti della Cifone.

Una rettrice che, finora, aveva mediato con Di Orio e i suoi seguaci, tanto da attirare i dubbi da parte di molti prof, tra cui alcuni grandi elettori, sulla sua reale volontà di discontinuità rispetto agli ultimi 9 anni, ma che ora ha deciso di dire basta.



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