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UNIVAQ: DI ORIO AL TAR VS SOSPENSIONE;
SUMMIT SEGRETO A ROMA CON INVERARDI?

Pubblicazione: 21 aprile 2016 alle ore 17:23

Ferdinando Di Orio vs Paola Inverardi

L’AQUILA - L’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, non si rassegna all’evidenza, ovvero all’uscita di scena dal mondo accademico aquilano, nel quale è stato padre padrone per un lungo periodo.

Contro ogni previsione, Di Orio ha infatti presentato ricorso al Tar per opporsi alla sospensione dalla cattedra di Storia della medicina adottata dall’ateneo in seguito alla condanna del tribunale di Roma, giunta il 25 gennaio scorso, a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.

Una decisione, quella presa dall’attuale rettrice, Paola Inverardi, sulla base di una chiara disposizione della cosiddetta legge Severino sull’anticorruzione e in seguito a un parere dell’Avvocatura dello Stato, cui si era rivolto l’ateneo su consiglio del direttore generale, Pietro Di Benedetto.

Di Orio è imputato in altri due processi: uno all’Aquila, per abuso d’ufficio sui maxi affitti per il ricollocamento temporaneo delle sedi universitarie dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e l’altro a Rieti, pure per abuso d’ufficio aggravato nell’ambito della compravendita di un campo di calcio sul quale realizzare un’abitazione.

Secondo quanto si è appreso da fonti interne all’Ateneo, l’ex docente avrebbe addotto motivazioni a dir poco discutibili: tra queste, il fatto che i provvedimenti contro di lui non sarebbero validi nella tempistica, essendo a suo avviso l’Università intervenuta tardi, cioè alla notifica della sentenza, quando invece sarebbe dovuta intervenire già ai primi articoli di stampa. Quindi un percorso non aderente alla realtà.

L’azione di Di Orio segue il flop della professoressa Maria Grazia Cifone, direttore del dipartimento Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente (Mesva).

Una fedelissima dioriana che, nelle scorse settimane, aveva annunciato che a fare ricorso sarebbe stato il suo dipartimento, salvo poi rendersi conto che la strada non era praticabile a partire dal fatto che non è possibile finanziarie il ricorso con i fondi del Mesva stesso.

È evidente che è fallito anche il tentativo di colletta tra quei professori che hanno solidarizzato e difeso Di Orio.

La Cifone, sfidante della Inverardi alle ultime elezioni, per quella nota di solidarietà rischia un procedimento disciplinare per questa strenua difesa: la rettrice in carica ha infatti avviato un’indagine interna per verificare le responsabilità legate alla redazione e all’invio ai mass media, dall’indirizzo email del Mesva, di comunicato con il quale si esprimeva forte contrarietà alla sospensione, messo in discussione da altri docenti del Mesva non certo d’accordo.

Il sentore di un ricorso di Di Orio si era avuto già nei giorni scorsi, quando i legali avevano presentato istanza di accesso agli atti all’ufficio preposto di ateneo.

E Di Orio, che non può entrare più fisicamente nelle sedi accademiche aquilane, sembra deciso a tutto.

Ieri, sempre da quanto appreso, avrebbe anche promosso un incontro “clandestino” con la rettrice Inverardi: in particolare a Roma, in piazza Rondanini, sede della Conferenza dei rettori (Crui), dove era in programma una riunione.

Di Orio è stato visto sostare fuori dalla sede romana intorno a mezzogiorno, ora dell’incontro, e poi, all’arrivo della Inverardi, entrare nell’edificio, per uscire alcuni minuti dopo.

Non si sa se ci sia stato o meno il “contatto”, ma comunque anche fosse non ha sortito effetti.

Anzi, da ambienti universitari parlano di una rettrice furente con l’ex rettore di cui, a inizio mandato, ha dovuto affrontare tutta la situazione ereditata.

Tanto che, nella fase iniziale, è stata criticata dai suoi stessi “grandi elettori”, tutti anti-dioriani convinti, che si attendevano una netta presa di distanza. (b.s.)



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