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UNA CENTRALINA ESTERNA PER L'OROLOGIO OMEGA DI CARDILLI SOTTO I PORTICI, OGGETTO SIMBOLO DELL'AQUILA

Pubblicazione: 09 maggio 2019 alle ore 06:16

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L'AQUILA - "L'orologio a muro che sta sotto i portici sopra quella che era la gioielleria della mia famiglia è il simbolo della città dell'Aquila e deve essere fruibile a tutti, con una centralina esterna che ne permetta il perfetto funzionamento"; questa la richiesta di Luigi Cardilli, aquilano e storico proprietario dell'omonima attività che si trovava a due passi da Piazza Duomo sulla quale troneggiava un Omega, da sempre considerato un oggetto "simbolo della città".

Immortalato in tante cartoline e immagini del secolo scorso e oggi non funzionante, fu installato nel 1936 da Torquato Cardilli, nonno di Luigi che avviò la storica attività a fine '800.

Oggi Luigi Cardilli vorrebbe che questo orologio avesse appunto, "una gestione pubblica, con una centralina messa all'esterno dei locali che ospitavano l'attività, in modo che le generazioni a venire possano continuare a goderne", come spiegato dallo stesso ad AbruzzoWeb.

Quell'orologio a marchio Omega venne posizionato sopra la gioielleria nel 1936; la ditta consegnò tutta l’attrezzatura per montarlo ed è sempre stato lì,a vegliare sulla città.

Ha scandito ore e minuti dei tanti aquilani che per generazioni, fino al sisma del 6 aprile 2009, passeggiavano, pensavano, si innamoravano sotto gli storici portici della città, resi in parte inagibili dalla forza distruttrice del terremoto che ha danneggiato anche i locali adiacenti. Oggi i lavori di ristrutturazione dell'aggregato, realizzati dall'impresa di costruzioni Cingoli.

"Durante l’amministrazione di Enzo Lombardi - ricorda Cardilli - furono tolte tutte le insegne a bandiera lungo i portici e rimase solo lui, il nostro orologio".

Dal 2003 l'orologio non è più di proprietà dei Cardilli che lo hanno ceduto al Comune quando hanno chiuso l'attività, "ma noi lo sentiremo sempre un po' nostro, fa parte della famiglia e ha la nostra impronta; difatti al centro del quadrante c’è la scritta Cardilli G, cioè mio padre Giuseppe", spiega Cardilli con nostalgia.

Gli stessi locali storici sono stati poi dati in affitto dai proprietari al "concorrente di una vita", l’orafo Cavallo.

"Ma l’Omega da muro non è loro, appartiene all’amministrazione che, però, ha sempre lasciato i comandi della centralina all’interno del negozio - obietta Cardilli - Adesso, sarebbe opportuno che la sua gestione diventasse pubblica".

E ciò che vorrebbe Cardilli oggi non è solo quindi un orologio "fruibile" a tutti ma vorrebbe sapere anche che cosa è successo alle scritte Omega che si trovavano sotto l'orologio, sostituite da una targa con inciso il nome della città.

"Mi era stato riferito che un avvocato della ditta aveva chiesto la rimozione per ragioni legate ai diritti commerciali, sono passati più di 70 anni e non ci sono secondo me ragioni concrete a supporto di questa versione. La scritta secondo me è stata venduta a qualche collezionista e amante di questi oggetti antichi", conclude.

Oltre all'orologio a muro, la famiglia Cardilli ne aveva anche un altro a carica, un pregiato cronometro di bordo, contenuto in una scatola di mogano, ceduto alla Omega nei primi anni Duemila.

"Mi dispiace ancora tanto, ma mi fecero un'ottima offerta e noi stavamo per chiudere - spiega - lo avevo mandato alla ditta per una revisione e non avevano alcuni pezzi di ricambio. Alla fine mi contattò proprio la casa madre svizzera interessata ad acquistarlo per esporlo poi nel museo a Bienne dedicato alla storia degli orologi".

Faceva bella mostra di sè nella vetrina, era a carica e aveva un particolare meccanismo "a giunto cardanico", uno strumento antico ottimo per la navigazione in mare, spesso instabile per via delle onde.

La carica durava una settimana - ricorda in conclusione Cardilli - e il sabato sera si creava fuori il negozio una specie di rito prima della chiusura, veniva rimessa appunto la carica che sarebbe durata altri 7 giorni. Sono ricordi di una vita, il mondo degli orologi è sempre affascinante, non solo perchè si tratta di oggetti spesso di lusso: rendono concreta una cosa astratta come il tempo, che non si vede, eppure c'è!”



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