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LA STORIA DELLA TERAMANA STEFANIA TARQUINI: ''DA PICCOLA SOGNAVO DI ESSERE TRA LE STELLE, OGGI LANCIO NELLO SPAZIO SATELLITI PER L'EUROPA''

UN'ASTROFISICA ABRUZZESE AI VERTICI DEL PROGRAMMA NASA SU EFFETTI SISMA E CLIMA

Pubblicazione: 15 gennaio 2019 alle ore 06:15

TERAMO - La scintilla si è accesa quando mamma Luisa ha portato per la prima volta lei e la sorella più piccola di tre anni, Cristina, a guardare le stelle cadenti sulla spiaggia di Tortoreto, in provincia di Teramo.

Inizia così, con un desiderio espresso sul litorale abruzzese, la storia di Stefania Tarquini, 31 anni, teramana, una laurea in ingegneria spaziale conseguita nel 2012 al Politecnico di Milano.

Un sogno oggi diventato realtà e raccontato sulle pagine del Corriere della Sera.

"Era la notte di San Lorenzo, una notte magica, io guardavo quelle luci tuffarsi nel buio dell’orizzonte e sognavo di essere lì sopra", dice la teramana, che oggi lavora per Eumetsat, l’organizzazione intergovernativa europea che gestisce i satelliti meteorologici, al quotidiano nazionale.

Tarquini può vantare un record: è la più giovane donna italiana con ruoli direttivi nel Metop (Meteorological operational satellite programme), un progetto importante nato dalla collaborazione con l’Esa (l’Agenzia spaziale europea) nell’ambito di un più vasto programma che coinvolge anche le agenzie americane Noaa e Nasa. 

L’intento, attraverso il lancio di nuovi satelliti, è quello di monitorare il clima, migliorare le previsioni del tempo e fare mille altre cose come per esempio misurare la quantità di ozono nell’atmosfera e il livello dei mari, l’attività dei vulcani o gli effetti di un terremoto. 

"Mi sono laureata - racconta - con una tesi preparata negli Stati Uniti, alla Pennsylvania State University, sui materiali innovativi che evitano la formazione di ghiaccio sulle pale degli elicotteri. Ci tenevo a fare subito un’esperienza abbastanza importante all’estero".

Il ritorno in Italia per discutere la tesi e, appena quattro mesi dopo, Stefania trova lavoro in Germania come "spacecraft controller", si tratta dell’operatore che gestisce i comandi di un satellite, per Telespazio Vega. 

I dirigenti di Eumetsat notano le sue qualità e nel 2015 la assumono nello staff. Giovanissima per il ruolo che riveste, nelle ultime settimane la teramana si è occupata di coordinare le delicate fasi post-lancio di Metop-C, l’ultimo dei tre satelliti del programma Metop finora lanciati nello spazio. 

"È il momento più critico – spiega – perché lo devi accendere e verificare che tutte le sue componenti funzionino alla perfezione. La fase precedente al lancio l’ho invece gestita insieme con un’altra collega, Valeria Bozzi, che ha qualche anno più di me: anche lei italiana e con ruoli manageriali nel progetto. Ci davamo il cambio, con due diversi turni, per assicurarci che gli operatori dell’Agenzia spaziale europea facessero tutto ciò che era necessario fino al passaggio del satellite nelle nostre mani". 

Il Metop-A è stato lanciato nel 2006, il B nel 2012 e il C lo scorso 7 novembre da Kourou, città sudamericana della Guyana francese. 

"In teoria la sua vita operativa è di cinque anni - aggiunge Tarquini - ma il primo è ancora oggi in buona salute. Quindi ci aspettiamo che anche l’ultimo duri almeno dieci anni".

Numeri e dati tecnici del satellite sono impressionanti: viaggia a 26.500 chilometri orari a un’altezza di 817 chilometri e fa circa 14-15 rivoluzioni al giorno, così ogni sua orbita dura solo 101 minuti. 

"E si può vedere a occhio nudo - fa notare lei - Naturalmente non passa sopra l’Italia ogni notte, ma se sai quando passa lo puoi vedere. È come un puntino luminoso che si sposta rapido nel cielo". 

Visita-lampo Stefania pensa con nostalgia al suo Paese: dell’Italia ciò che le manca di più, a parte gli affetti, è il cibo. 

"Sogno la chitarra con le pallottine e il pesce come lo cuciniamo dalle nostre parti – confessa – ma per il resto mi adegu". 

Purtroppo, soprattutto in questi mesi di superlavoro e fatta eccezione per una visita lampo a Natale, non riesce a tornare spesso come vorrebbe. 

Così papà Pierluigi, medico all’ospedale di Teramo, e mamma Luisa, che insegna pianoforte al conservatorio dell’Aquila, ogni tanto la raggiungono a Darmstad, dove vive, a circa trenta chilometri da Francoforte. 

C’è tanto da lavorare e a lei resta appena il tempo per dipingere, la sua passione, e praticare quel mix di ginnastica e danza che è la pole dance. In Germania sono venuti a trovarla anche i nonni Edgardo e Adriana. 

A lui, geometra in pensione, questa ragazza prodigio deve parte della propria passione. 

"Da bambina mi regalava libri di scienze, biologia, astrofisica. Io sono sempre stata un po’ romantica, guardavo le stelle e sognavo. E lui sognava con me. Oggi mi dice, scherzando, di essere invidioso. Vorrebbe tornare indietro nel tempo ed essere al mio posto".

La famiglia ha sempre sostenuto la sua scelta e quella della sorella Cristina, anche lei all’estero, prima a Londra e poi a Berlino, per studiare e lavorare.

Ma nulla a che vedere con lo spazio, Cristina si occupa di organizzazione di eventi. Se oggi guarda avanti, Stefania sogna di consolidare il suo percorso professionale e magari insegnare ad altri giovani il modo per realizzarsi. 

Il suo d’altra parte non è stato affatto un percorso facile. "Sono sempre stata brava a scuola: avevo una media alta - racconta – e gli insegnanti del liceo scientifico premiavano i miei sforzi. Ma nella facoltà di ingegneria aerospaziale eravamo soltanto venti ragazze mentre gli studenti maschi erano duecento. Si respirava aria di maschilismo sempre e dovunque. Non era raro che ci chiedessero che stavamo a fare lì e sentirsi dire che il nostro posto era in cucina o a lavare i piatti. Una volta ce lo disse anche un professore, forse insoddisfatto di qualche nostra risposta". 

Quel docente Stefania non lo ha più incontrato. Ma le sue parole le sono rimaste scolpite nella mente. Forse proprio per dimostrare che non era come diceva lui ha raddoppiato gli sforzi. Si accalora nel concludere: "Noi donne riusciamo ad avere una marcia in più perché partiamo svantaggiate. Siamo più determinate perché dobbiamo dimostrare quanto valiamo e, se posso aggiungere, riusciamo a vendere molto meglio di tanti uomini le nostre competenze".



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