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IL PRIMO CITTADINO FA IL BILANCIO:''COINVOLTA LA CITTA', IN FUTURO L'ITALIA''

ULTIMA PERDONANZA DI CIALENTE, '''MIGLIORE DELLE ALTRE''

Pubblicazione: 30 agosto 2011 alle ore 12:47

Massimo Cialente con la fascia tricolore durante il corteo della Bolla

L’AQUILA - Si è chiusa l’ultima Perdonanza da sindaco di Massimo Cialente, in attesa di sapere se manterrà la fascia tricolore o se invece gli verrà strappata da un candidato di centrodestra o magari da una faccia nuova del suo stesso schieramento.

Una Perdonanza 2011 che, nel tracciarne il bilancio, il primo cittadino giudica “migliore di tante altre del passato, anche perché fatta con un bilancio in dodicesimi (l’esercizio provvisorio, ndr). Sta diventando la festa della città nella quale si coinvolgono i cittadini, le associazioni, tutti”.

Un Cialente con il chiodo fisso del messaggio religioso, un pallino dei suoi cinque anni di mandato. “Nelle Perdonanze precedenti - ricorda - c’erano le pagelle quotidiane sui giornali, quasi fosse una partita di calcio, l’evento era fonte di polemiche. Oggi la città ormai si riconosce soprattutto sul piano religioso. In chiesa ho visto gente che non mi sarei mai aspettato”.

Nell’intervista a 360 gradi il sindaco affronta ogni aspetto, dal budget risicato all’auspicio per il 2012 di far tornare il corteo in centro, dalla promozione in campo nazionale da migliorare alle ripercussioni sulla ricostruzione, non senza ricordare uno a uno i cinque Giubilei che ha vissuto.

Sindaco, il 30 agosto dell’anno scorso su AbruzzoWeb aveva espresso il desiderio di inaugurare l’edizione 2011 a piazza Palazzo e si è avverato. Qual è l’auspicio per il 2012?

Quello che il corteo passi per il centro storico e si debbano attraversare i cantieri aperti. Sono sicuro di farcela.

Le presenze sono state tante, 20 mila il giorno del corteo, ma quello Celestiniano è un evento ancora troppo aquilano, poco abruzzese e pochissimo italiano. Perfino il cardinal Comastri ne conosceva poco.

Per le prossime edizioni la promozione è la cosa da fare di più. Soprattutto adesso che questa manifestazione ha recuperato in pieno l’aspetto spirituale e l’alto significato religioso, in cui crediamo molto. Non lo dico solo perché voglio fare turismo, ma la Perdonanza può essere un dono che noi facciamo all’Italia.

Il budget resta risicato. Si dovranno fare sempre nozze con i fichi?

Abbiamo ridato una dimensione anche dal punto di vista della spesa, anche se è difficile fare una Perdonanza con 170 mila euro. Quest’anno chiuderemo il bilancio credo tra 15-20 giorni, soprattutto se la Siae ci farà uno sconto. Poca spesa ma qualità degli spettacoli alta: è la riprova che non serve spendere soldi. E poi come ho sempre detto un concerto di Claudio Baglioni, Renato Zero o Andrea Bocelli si può fare in tutta Italia, la Porta Santa, la prima, c’è solo all’Aquila.

Che idea si è fatto del caso della Dama della Bolla, il cui nome per la prima volta è uscito prima della presentazione ufficiale? E il Giovin Signore che nessuno vuole più impersonare?

Quello della Dama è stato un pasticcio che non mi è piaciuto, anche se poi alla fine non è successo niente di grave. Quanto al Signore, è vero, quest’anno c’è stato un solo candidato, forse perché l’abbiamo pubblicizzato meno nelle scuole, la scelta è stata meno alimentata. E poi, forse i ragazzi si intimidiscono mentre le ragazze sono più portate.

A Collemaggio non c’era esposta la Bolla vera e propria, ma solo una brutta riproduzione.

In questo momento c’è un problema di esposizione alla luce. La conserviamo con attenzione estrema: per esempio stiamo rifacendo l’astuccio, non dimentichiamo che quel documento ha quasi 720 anni! E poi, nonostante la cortesia della Guardia di finanza, finché non torna nel forziere di palazzo Margherita...

Anche quest’anno ha ringraziato più volte il Comitato organizzatore, assessore ai Grandi eventi Marco Fanfani in primis. Questo gruppo di lavoro potrà essere strutturato in futuro in associazione o fondazione?

La forma non mi interessa, quello che mi interessa è che restino queste persone. In futuro si potrà innestare su questo nucleo.

Parlando agli aquilani prima della chiusura della Porta Santa ha ricordato che è la sua quinta Perdonanza. Si ricorda le altre?

Cinque anni fa cominciammo un percorso con Anna Maria Ximenes (allora assessore alla Cultura, ndr). L’idea imperativa era quella di restituire un’immagine alla Perdonanza, il mio convincimento era che dovesse essere soprattutto un grande fatto spirituale e religioso, ma anche civile.

Quella del 2007 ci fu in un clima di sospetto per la nuova impostazione, non dimenticate che venivamo da polemiche internazionali (il mancato pagamento del premio in denaro al vescovo di Sarajevo, ndr). L’edizione del 2008 la ricordo molto bella, con il tema di giustizia e perdono, la presenza di Sonia Gandhi, il concerto di Fiorella Mannoia a piazza Duomo.

La Perdonanza 2009, la prima post-sisma, non la dimenticherò finché vivrò. Ero dentro Collemaggio ed ero disperato, con la città ridotta in quello stato, l’emergenza in corso, la scommessa delle scuole che, se fallita, avrebbe comportato la fine dell'Aquila, il tentativo di scippo di tutti gli uffici pubblici che avevamo sventato per poco...

Quella del 2010 è stata una Perdonanza di tensione, di contestazioni, di rancore. Quest’anno, invece, per la prima volta, ho visto che la gente si è ritrovata.

La sua quinta Perdonanza sarà anche l’ultima?

Spero di farne tantissime altre! Come sindaco? Questo non lo so, dipende dalle condizioni, e alla fine dipende dalle scelte degli aquilani. La cosa che mi conforta è che chiunque sia il sindaco non si credo si tornerà indietro rispetto a questa impostazione dell’evento.

Un Giubileo che avrà ripercussioni anche sulla ricostruzione.

Come ho detto ieri, siamo riusciti a trovare il metodo, quello di stare insieme.  In questi giorni ci sono stati incontri importanti, nei quali ci si è detti tutto, senza parlare di colpa, ma di problemi veri. Così spero di approvare il piano di ricostruzione tra settembre e ottobre, così ora stiamo andando a decidere per la proroga della presentazione dei progetti per le case E, che credo non ci sarà. (alb.or.)

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