• Abruzzoweb sponsor

UGO PAGLIAI, L'ATTORE TORNA NELLA 'SUA' REGIONE
''PORTAI LA MELATO, ORA BECKETT. AMO L'ABRUZZO''

Pubblicazione: 16 gennaio 2013 alle ore 09:18

Ugo Pagliai
di

L’AQUILA - Tra due settimane ritorna nel 'suo' Abruzzo, in particolare a Teramo, con un testo di Samuel Beckett, Ugo Pagliai, uno dei più grandi attori di teatro nel panorama nazionale e internazionale.

La sua preziosa e autorevole testimonianza era nata per ascoltare in religioso silenzio il suo ricordo di Mariangela Melato, scomparsa pochi giorni fa. Ma dal racconto di una grande amica e stretta alleata di lavoro, è uscita di scena una generosa improvvisazione: AbruzzoWeb ne ha approfittato, stavolta, con un po’ di insolenza, per parlare anche di altro, ‘in memoria di una terra amica’ che si chiama Abruzzo.

E quel dolce arco ciliare, elegante e sospeso, di malinconia e sorpresa, ha trasformato il turbamento degli occhi in un’espressione sorridente: la sua, irriproducibile. Non l’abbiamo vista: ma l’abbiamo ritrovata nella voce e nelle sue parole.

Qual è stato il suo primo grande ricordo con la Melato?

Mariangela l’ho portata io all’Aquila, a recitare con me. Io allo Stabile avevo già fatto diversi spettacoli. In occasione di Un debito pagato di Osborne, pensai di proporre lei per la parte di un personaggio importantissimo, che poi molto ben volentieri è stata accettata e accolta.

Com’èra come attrice. Molti amano definirla completa, ‘totale’?

Sì, sono d’accordo. Ma soprattutto lei era una vera forza della natura. Erano gli anni 1967-68: periodi duri, difficili. Allora il nostro impegno come attori era molto forte, sentito. Le battaglie dell’epoca erano portate avanti da noi artisti con una forza e dedizione complete. Non esistevano orari per lavorare, per dedicare tutto il nostro entusiasmo al teatro. Mariangela in tal senso era la portabandiera, davvero una travolgente forza della natura. Quello di Osborne era un testo molto difficile, arrabbiato, anche se… Pane per i nostri denti.

Fu una sfida?

Sì, anche se in teatro le sfide ci sono e continuano sempre. Bisogna lottare contro l’indifferenza, l’approssimazione. Poi ora esiste questa volontà di voler essere protagonisti  a tutti i costi ma prima di esserlo, bisognerebbe imparare, prendere lezioni, per esempio, da una come Mariangela. Chi l’ha conosciuta, e chi leggerà la sua storia, potrà capirmi.

È stato ricordato dal presidente Maurizio Cocciolito del Teatro Riccitelli di Teramo un momento davvero commovente: lei portò a fine recita un fiore alla Melato, una rosa sul palco dedicata da tutto il pubblico teramano. Esiste una corrispondenza tra questo suo essere attrice e essere insieme ‘natura’?

Natura sì, certamente sì… Ho portato Mariangela a teatro anche con il suo autobiografico Sola me ne vò, un musical in cui raccontava la sua vita, con un dispendio di vitalità, intelligenza e di generosità non comuni. Ricordo quella serata bellissima. Parlarne per tutti noi, suoi amici e collaboratori, ora è molto duro. Tutti noi stavamo sempre molto insieme a lei. E non dimentico che purtroppo e spesso il lavoro ci portava a essere distanti, però quando io sapevo che c’era uno spettacolo con Mariangela piombavo a vederla. Ed anche lei faceva così con me. Mi ricordo al Teatro Argentina di Roma due anni fa quando ho portato Aspettando Godot di Samuel Beckett, lei è puntualmente venuta, con quel suo sorriso meraviglioso...

Con la stessa sobrietà che ha caratterizzato questa grande attrice, lasciamo l’argomento in dissolvenza, incontrando un grande autore. Lei ha citato Beckett, che nella sua vita di uomo di spettacolo ha rappresentato un momento importante per la sua carriera. Godot penso sia un passaggio quasi necessario, nella vita di ogni artista di teatro. Cosa ha rappresentato per lei l’incontro con questo testo?

La conoscenza prima di tutto del teatro di Beckett, che non è solo astrazione, nonsense, ma grazie al suo teatro si vive una condizione umana straordinaria, che bisogna recepire attraverso le parole, che erano la sua ossessione. Io sto portando in questi giorni Wordstar(s) per la regia di Vitaliano Trevisan, uno spettacolo che racconta la storia di uno degli ultimi giorni di Beckett. Tra una quindicina di giorni lo porterò a Teramo. Ho messo la mia esperienza in questo teatro della scrittura, dove si assiste a questa ossessione, agli ultimi istanti di un grande scrittore cui è venuta a mancare la moglie e poi l’amante, scomparse prematuramente prima di lui. E così Samuel vive una grande solitudine, una malattia, l’ossessione della parola, lo strazio di non essere ascoltato, capito, il tormento della fragilità della propria fisicità. La lotta, la sfida contro questi avvenimenti della vita, matura senz’altro.

Il fatalismo incombente ma lucido e inarrendevole di Beckett può suggellare la metafora del carattere e della storia d’Abruzzo?

Sì certo. Non a caso il personaggio che rappresento in Wordstar(s) non si limita ad accettare e basta. Lotta, sfida: il carattere abruzzese viene fuori in questo e da qui, proprio in questa disperata condizione umana.

Beckett con Godot si colloca al centro di un passaggio della rappresentazione classica, che va dal mito tragico di Eschilo a quello più razionalistico di Sofocle. Beckett si colloca forse al centro, ma s’ispira più a un principio fatalistico?

Sì, però in Beckett si vive la condizione umana, c’è sempre in lui quella speranza di qualcosa che deve passare e che forse cambierà l’esistenza.

Come vive il suo rapporto con l’Abruzzo?

Ho parlato del 1966 poco fa, gli inizi della mia carriera. Ho esordito appunto all’Aquila con Il divorzio di Alfieri. Poi ho portato in scena con Mariangela Melato l’anno dopo Un debito pagato. Mariangela cantava lì dei brani. Eravamo ben consapevoli che attraversavamo una terra che aveva bisogno di grande generosità. Il rapporto nostro, mio, con l’Abruzzo è stato di grande impegno anche per comunicare tutto ciò che avveniva nel nostro paese, al di fuori di questa regione.

Cosa la colpisce di questo territorio, di questa gente?

Tutto, davvero tutto. È davvero un territorio magico, magnifico, c’è la montagna, il mare, c’è l’inventiva. Il saper fare il buon vino, per esempio, non è un semplice dettaglio. Anche il vino fa parte della nostra cultura e dunque conoscenza. L’abruzzese poi è un tipo curioso, esplora, viaggia, espatria, con risultati peraltro eccellenti. Io recentemente sono stato in Canada e penso a città tipo Montreal. Non ci dimentichiamo che queste città sono state fatte dagli abruzzesi.

Come ha vissuto professionalmente e umanamente il tragico evento aquilano del terremoto?
 
Come ho saputo della tragedia, mi sono precipitato al telefono per parlare con gli amici che avevo lasciato lì. L’ho vissuto tragicamente quel momento, ora come allora, perché pare che ancora non ci siano sbocchi molto felici in questo momento. Spero che arriveranno senz’altro. Ho molta fiducia nell’abruzzese: non si ferma di fronte a niente, neanche a questi cataclismi.

Esiste un sottile dualismo: quello di essere vivi e recitare in fondo una ‘tragedia’, che è il senso stesso dell’esistere. Trova che sia una caratteristica questa anche abruzzese?

Soprattutto il napoletano in verità è così. Ma anche gli abruzzesi sono mossi da questa aspirazione: scendono per strada per raccontare delle storie, che possano però coinvolgere, che riescano a migliorare il mondo: il ‘pubblico’ abruzzese vuole proprio questo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI:

MARIANGELA MELATO, SALUTO ALL'ATTRICE TIMIDA; I RICORDI ABRUZZESI DELLA ''TIGRE UN PO' GAZZELLA''

di Erminio Cavalli
L’AQUILA - Erano in migliaia a Roma, nella Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo, a salutare per l’ultima volta, con un lungo, straziante applauso Mariangela Melato. Il sipario si è così chiuso per sempre. Ma era... (continua)

ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui