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DATI ALLARMANTI SU DESERTIFICAZIONE COMMERCIALE, IN PARTICOLARE A L'AQUILA E CHIETI, MA LOCALI IN NUMERO SUPERIORE ALLA DOMANDA, ''STOP DI TRE ANNI A NUOVE APERTURE, IN GIOCO ANCHE QUALITA' DEL SERVIZIO''

TROPPI BAR E PUB NEI CENTRI STORICI, CONFCOMMERCIO CHIEDE MORATORIA

Pubblicazione: 10 marzo 2019 alle ore 10:04

L'AQUILA - "Una moratoria di almeno tre anni", per evitare "il proliferare sfrenato dei pubblici esercizi, frutto di una liberalizzazione voluta dalle normative comunitarie e nazionali, che ha fatto registrare un'impennata di aperture di bar ristoranti, pizzerie e pub ben oltre le effettive esigenze della clientela potenziale".

E’ il passaggio chiave di un memorandum che la Fipe Confcommercio è pronta a presentare sul tavolo del presidente della Regione Marco Marsilio, e del neo assessore Mauro Febbo, che ha la delega al Commercio.

Una richiesta che trova forza anche dai dati allarmanti di una ricerca del centro studi di Confcommercio realizzata su 120 città italiane, ovvero su tutti i capoluoghi di provincia, più 10 comuni di media dimensione, e secondo cui i centri storici di L'Aquila e Chieti sono in Italia tra quelli più a rischio di “desertificazione commerciale”. Nei centri storici in generale si è assistito infatti dal 2008 al 2018 al crollo del 13 per cento dei negozi al dettaglio in sede fissa, che in numeri fa meno 16.128, e il 9 per cento di attività di commercio ambulante (-2.932). Mentre in controtendenza aumentano del 18,6 per cento alberghi, bar, ristoranti (+ 12.492).

Le uniche attività evidentemente che riescono a reggere botta, in centri storici in molti casi soggetti a spopolamento alla crisi economica, alla concorrenza dei grandi centri commerciali delle periferie e dello shopping on line. Ma che ora cominciano in molti centri storici, e località turistiche, a diventare un pò troppi.

"L'eccesso di offerta di pub, bar e ristoranti - spiega infatti nel dossier Fipe Confcommercio - sta producendo negativi risultati sul piano gestionale di tali aziende, e che indirettamente si riflette negativamente sul livello qualitativo dei servizi offerti alla clientela.Molti d egli operatori del settore per fronteggiare le difficoltà gestionali dovute all'eccesso di concorrenza stanno infatti riducendo la qualità della propria offerta e ciò può incidere sugli standard di offerta anche ai turisti con non positive conseguenze".

La richiesta, che già era stata illustrata ai candidati presidenti di regione durante la campagna elettorale, è quella della modifica alla legge regionale 23 del luglio 2018. Nella convinzione che una moratoria limitata nel tempo è del tutto compatibile con le norme europee a tutela della libera iniziativa imprenditoriale, e della concorrenza.

Il problema è sentito sopratutto nel centro storico del capoluogo  L'Aquila, ancora in buona parte cantiere post sismico, e semi spopolato, dove anche grazie ai finanziamenti del bando "Fare centro", sono ad oggi operativi, nelle poche strade praticabili, quasi cento tra bar, pub, ristoranti. E altre attività apriranno a breve. Il problema però è che l'offerta è diventata dir poco spropositata, rispetto all'effettiva domanda.

Guardando al dettaglio i numeri del Centro studi di Confocommercio emerge che a L'Aquila prima del terremoto, nel  2008, il commercio al dettaglio nel centro storico era pari 278 esercizi, poi dopo il sisma  c'è stato il crollo, in tutti i sensi, ma nel 2016 sono risaliti a 158, nel 2018 si è arrivati a 161. Molte di queste attività di prossimità in assenza di un numero consistente di residenti, è in forte sofferenza.

Per quanto riguarda alberghi bar e ristoranti: erano 122 nel 2008, 91 nel 2016 e 97 nel 2018. Troppi, per la Fipe Confcommercio, finché il centro storico non si ripopolerà.

Per quanto riguarda Chieti, nel 2008 in centro storico c'erano 256 esercizi commerciali al dettaglio, nel 2016 sono scesi a 188 e nel 2018 si sono attestati a 185. A chiudere in particolare gli alimentari, i tabaccai, le librerie e cartolerie, i distributori di carburante,
Una crisi che invece non ha colpito le attività in periferia, erano 474 nel 2008, sono 472, nel 2018. come pure alberghi bar e ristoranti, 70 secondo l'ultima rilevazione, appena tre in meno rispetto al 2008.

Pescara e Teramo sono colpiti dal fenomeno in misura minore, stando all'analisi di Confommercio, ma non si e comunque autorizzati all'ottimismo.

Febbo nell’esultare ieri per la bocciatura da parte del Tar del progetto di realizzazione del centro commerciale Mirò a Chieti scalo, che doveva sorgere in riva al fiume Pescara, affianco al già enorme centro commerciale Megalò, ha assicurato che “sarò a lavoro per la definizione del Piano Regionale del Commercio, a seguito del Testo Unico approvato all'unanimità lo scorso anno, che ponga fine ad una deregulation che per troppo tempo ha danneggiato interi territori già vittime di una fragilità socio economico”.

 



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