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TIBERTI: L'INFANZIA A L'AQUILA,
''STRUSCIO E VITA, CHE RICORDI!''

Pubblicazione: 09 gennaio 2013 alle ore 08:54

Sergio Tiberti
di

L’AQUILA - Dalla tipica cadenza romana non si direbbe. E invece ha origini aquilane il professore di Igiene generale e applicata all’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, noto alle cronache anche per le accese battaglie contro il rettore dell’ateneo, Ferdinando Di Orio.

Suo nonno, architetto e pittore, era originario del capoluogo, così come suo padre, che negli anni, nonostante avesse aperto un ristorante nel centro di Roma, ha continuato a rimanere fortemente legato alle sue radici.

Tanto che dai primi anni '50 e per circa vent’anni, ogni estate è tornato con la sua famiglia dalla Capitale per passare le ferie nel centro storico aquilano: lo 'struscio' lungo il Corso, le serate passate al cinema Massimo.

Tutti ricordi piacevoli di una città che il 'prof' ha vissuto anche ‘da grande’, come docente all’Università, sempre in centro storico, in un appartamento poi distrutto nel 2009 dal terremoto del 6 aprile.

Lui, invece, è scampato alla furia della tragica scossa delle 3.32: tutto merito del gatto della suocera che lo ha fatto tornare a Roma, spiega.

“Ci sono cose che restano incise sul cuore: così come lo è L’Aquila di quegli anni per me”, racconta il prof ad AbruzzoWeb, tra una considerazione sullo stato di salute dell’Università del capoluogo e alcune precisazioni: “non voglio fare il rettore!”.

Come ricorda L’Aquila degli anni in cui veniva con la sua famiglia a trascorrere le vacanze?

Era una città semplicissima. Venivamo ospitati in casa di alcuni parenti nella zona di piazza Fontesecco, che allora era quasi considerata periferia! La criminalità non esisteva: su tutte le porte delle abitazioni erano appese le chiavi, segno di totale fiducia e sicurezza. I nostri pomeriggi li passavamo insieme ad altri ragazzini in centro, a fare lo ‘struscio’, un appuntamento molto sentito dagli aquilani. La gente tornava a casa dopo il lavoro, si cambiava e si rivestiva di tutto punto per uscire e andare a fare le ‘vasche’, ovvero camminare su e giù per il corso. Ricordo i cinema in cui andavamo la sera, e poi il bar Eden, luogo importante di ritrovo culturale di quei tempi.

Ha poi vissuto L’Aquila quando si è trasferito per iniziare a lavorare all’Università, nella facoltà di Medicina e Chirurgia...

La città era cambiata. Era iniziata la costruzione di nuovi quartieri, come Pettino e Coppito. Inizialmente, presi in affitto una casa vicino alla Fontana Luminosa, poi ho comprato un’abitazione in un palazzo nei pressi della chiesa di Santa Giusta, dietro piazza Duomo.

Com’è stato il suo personale 6 aprile 2009?

Credo di dovere la vita a un banale malessere che aveva colpito qualche giorno prima il gatto di mia suocera. Sarei dovuto partire per L’Aquila la sera prima perché proprio il 6 aprile avevo una seduta di laurea. Avevo deciso di andare all’hotel Duca degli Abruzzi, dove avrei cenato e dormito. E poi sarei rimasto sotto le sue macerie, se non fosse che mia moglie, che era fuori città, quella sera è tornata a casa proprio a causa del malessere del gatto. Così io ho deciso di rimanere a Roma.

Quella sera ha pensato subito che il terremoto fosse all’Aquila?

Certo. Avevo sentito parecchie scosse nei giorni precedenti, tanto che mentre facevo lezione con i miei studenti eravamo stati costretti a uscire fuori di corsa. Vivo nel centro di Roma, in un palazzo del ‘500, e quella notte ha ‘ballato’ e scricchiolato tutto.

Dal suo osservatorio di professore, come trova oggi l’Università dell’Aquila? Qual è il suo stato di salute?

Nonostante quello che dice il rettore, non è in una situazione positiva. Vive in uno stranissimo limbo, perché quando termineranno i fondi dello Stato e gli studenti dovranno ricominciare a pagare le tasse, saranno dolori!

Farebbe mai il rettore dell’ateneo aquilano?

Non ho mai pensato di farlo. Il prossimo rettore infatti si ritroverà a gestire un’enorme matassa di problemi. Ci tengo anche a precisare che le mie battaglie nascono dalla mia passione per questa città e dalla voglia di salvare l’ateneo e non certo spinte da contrapposizioni personali con l’attuale rettore.



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