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TERRORISMO A BRUXELLES: UN'AQUILANA
''PAURA E INCERTEZZA, CITTA' BLINDATA''

Pubblicazione: 25 novembre 2015 alle ore 08:00

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L'AQUILA - Paura, incertezza e anche indignazione. È questa l'aria che si respira oggi nella città di Bruxelles.

A poco più di una settimana dagli attentati di Parigi con 137 vittime, il terrore si è infatti spostato 300 chilometri più a Nord per mano di Salah Abdleslam, assieme a un complice e a quella cintura esplosiva che avrebbe dovuto innescare nel corso di quel venerdì sera e che, invece, sta costringendo il Belgio a dichiarare l’allerta massima e a chiudere, per paura di una Parigi bis, tutta la sua capitale. 

Il rischio di attacchi imminenti è altissimo, con l'allerta a livello 4, tanto che le istituzioni sono state costrette a imporre il primo coprifuoco preventivo in una città europea che cerca di difendersi proprio da quei terroristi che senza saperlo ha cresciuto, istruito e fatto lavorare, e contro cui ora ha sguinzagliato tutte le forze di sicurezza a disposizione.

"Da sabato la città è deserta - racconta ad AbruzzoWeb Nadia Frittella, 29enne belga per metà aquilana - Il governo ha deciso di fare chiudere negozi, centro commerciali, teatri, cinema e soprattutto ha interrotto le corse della metropolitana".

Un'interruzione, quella relativa ai trasporti, che ha bloccato gran parte della popolazione, ora costretta tra le quattro mura delle proprie abitazioni, a stare lontana dalle finestre almeno da domenica sera, da quando, cioè, hanno preso il via i primi raid organizzati dalle forze di polizia.

"La voglia di uscire è davvero molto scarsa - aggiunge la giovane  - Io stessa sono stata fuori davvero molto poco e, al momento, continuo a lavorare da casa. Anche perché, quando sabato mattina ci siamo svegliati e abbiamo iniziato a capire la situazione, è stato un vero e proprio shock. Non ci eravamo mai trovati, nemmeno qualche anno fa, di fronte a una situazione simile, con l'allerta a livello 4 e la metropolitana bloccata in una giornata come il sabato, in cui in genere brulica di persone di tutte le razze e tutte le età".

Cuore delle istituzioni europee e sede del quartier generale della Nato, la città di Bruxelles si è infatti ritrovata già in passato di fronte a situazioni simili: non solo, fu teatro nel maggio 2014 di un attentato al museo ebraico, nel corso del quale morirono 2 persone, ma erano i giorni tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, quando la polizia scoprì un piano per far evadere il terrorista legato ad Al Quaeda Nizar Trabelsi e si temettero quindi attentati in più zone.

Lo stato di assedio era allora durato 2 settimane ma, come la stessa Frittella tiene a precisare, "le corse della metropolitana non erano state interrotte e nessuno si era preso la briga di chiudere le attività commerciali e ricreative".

"Nella giornata di lunedì il governo ha invece annunciato che l’allerta rimarrà sul 4 almeno fino a lunedì prossimo - spiega - mentre le scuole, le università e la stessa metropolitana rimarranno chiuse fino a mercoledì".

Anche secondo le analisi condotte dell'Ocam, nella capitale belga vi è infatti "una minaccia seria e imminente, per la quale è necessaria l'adozione di misure specifiche e di raccomandazioni speciali alla popolazione".

Alla popolazione viene quindi consigliato in continuazione di evitare luoghi affollati, come concerti, eventi sportivi, centri commerciali, stazioni, aeroporti, di stare soprattutto in casa e lontani dalle porte e dalle finestre, mentre i trasporti pubblici di superficie continuano a essere strettamente controllati proprio per scongiurare il pericolo di catastrofi simili a quelle avvenute qualche giorno prima a Parigi e durante i quali, tra le altre cose, nella città francese si trovava per motivi di lavoro proprio Line, una delle sorelle della Frittella.

Ma nonostante questo, la giovane racconta di non essersi resa conto della gravità della situazione almeno fino a quando le istituzioni non hanno iniziato ad annullare anche le manifestazioni sportive, le rappresentazioni teatrali, le partite e tutte le attività ricreative organizzate nella capitale belga.

"È stato quando abbiamo dovuto annullare i nostri impegni che ci siamo realmente accorti di tutto - afferma - Per bloccare completamente un'intera città il rischio deve essere davvero alto altrimenti, come nel 2007, ci avrebbero lasciato proseguire con tutte le nostre attività. Ora invece le nostre vite sono scandite al ritmo dei telegiornali, degli speciali televisivi e delle conferenze stampa, senza contare tutte le sirene e i lampeggianti che in continuazione vediamo passare sotto le nostre case".

"Meno male che ci rimane il tipico umorino belga e tutti quei tweet che, per esempio, sono stati inviati domenica sera, durante i raids: #Brusselslockdown. Ci siamo ritrovati le homepage invase da battute ironiche e immagini tanti gattini. Ecco, è grazie anche a queste cose che riusciamo a mantenere alto l'umore", conclude.



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