NELLA PROCEDURA DI INFRAZIONE: ''O DIMOSTRATE DANNI O SOLDI INDIETRO''

TERREMOTO: TASSE, L'EUROPA MINACCIA
''UN MESE ANCORA, POI RESTITUITE TUTTO''

Pubblicazione: 19 dicembre 2012 alle ore 08:03

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L'AQUILA - "Restituite le tasse che vi sono state tagliate dopo alluvioni, eruzioni e terremoti": la mannaia della Commissione europea si abbatte su 12 regioni colpite da calamità dal 1990 a oggi, compreso l'Abruzzo.

La notizia arriva come una bomba sulla testa delle imprese e dei professionisti del "cratere" sismico: c'è la conferma che a Bruxelles è stata aperta una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia perché avrebbe erogato "illegalmente delle misure ascrivibili ai casi di aiuto di Stato", con "il rischio che possa incidere o abbia inciso sugli scambi" con gli altri paesi europei.

Nel mirino ci sono Sicilia (terremoto 1990 ed eruzione Etna 2002); Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Veneto (alluvione 1994); Marche e Umbria (terremoto 1997); Molise e Puglia (terremoto 2002) e, infine, Abruzzo (terremoto 2009).

Il provvedimento è stato pubblicato l'11 dicembre scorso sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed è un lungo atto d'accusa al governo, passato e presente.

Per quanto riguarda l'Abruzzo, i tecnici di Bruxelles "deplorano le autorità italiane" perché non hanno notificato la decisione dell'agevolazione alla Commissione e, in seguito, di non aver risposto o di averlo fatto in maniera evasiva rispetto ai chiarimenti richiesti.

E invita l’Italia "a trasmettere eventuali osservazioni e a fornire qualsiasi informazione che possa essere utile ai fini della valutazione delle misure di aiuto in questione, entro il termine di un mese dalla data di ricezione della presente".

Quindi la minaccia: qualora la Commissione "dovesse giungere alla conclusione che l’aiuto concesso illegalmente dalle autorità italiane non sia compatibile con il mercato interno, può decidere di emettere un’ingiunzione di recupero adottando una decisione definitiva negativa".

A quel punto "le autorità italiane sarebbero quindi tenute a recuperare gli aiuti ritenuti incompatibili", cioè a chiedere indietro al 100% le agevolazioni fiscali concesse nel tempo con varie norme come, nel caso abruzzese, l'emendamento introdotto, nel novembre 2011, nella legge di Stabilità dall'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta.

Con quell'articolo si prevedeva che le imposte sospese dal 6 aprile 2009 al 30 giugno 2010 dovessero essere restituite in 120 rate con una decurtazione del 60%: una decisione che oggi viene rimessa in discussione e che potrebbe dare il colpo di grazia all'economia e all'occupazione del territorio.

In ballo, infatti, c'è circa mezzo miliardo di euro, anche se una stima precisa ancora non è stata fatta, e riguarda 7 mila "partite Iva" dell'Aquila e del resto dei paesi colpiti dal sisma.

TASSE - LA STORIA IN PILLOLE


Si sviluppa tutta sulla direzione disperazione-speranza e ritorno la storia della decurtazione delle tasse per L'Aquila e il "cratere".

In principio furono le oceaniche manifestazioni del 2010 nel capoluogo, con l'invasione simbolica dell'autostrada A24 da parte di 20 mila persone, e di Roma. Nella Capitale, addirittura, ci fu uno strascico violento, con le forze dell'ordine che caricarono i presenti per impedire che entrassero nella "zona rossa" dei palazzi del potere.

Nel novembre 2011, durante una protesta alla Villa comunale, arrivò la notizia dell'emendamento-Letta, che stabiliva il taglio delle imposte sospese e la restituzione del 40% in dieci anni a partire dal 1° gennaio di quest'anno.

Una questione che sembrava archiviata fino a quando, lo scorso settembre, l'Inps ha diramato una circolare in cui annunciava la doccia gelata: "l'Europa ha dei dubbi sulla legittimità dell'aiuto, per cui il ministero del Lavoro ci ha indicato di procedere al recupero", era il succo della nota.

L'istituto previdenziale indicava anche la data entro la quale bisognava cominciare a ripagare: il 16 dicembre 2012.

La questione era finita pure nelle aule parlamentari, con un'interrogazione al ministro Elsa Fornero formulata dal deputato del Pd Giovanni Lolli.

In molti avevano assicurato un loro interessamento, ma al fotofinish la situazione non era ancora risolta, fino a sabato scorso, quando associazioni di categoria, sindacati e ordini professionali si sono riuniti al Comune dell'Aquila per stabilire la strategia, su tutte la minaccia di uno sciopero fiscale.

Nel frattempo, sul tavolo dei senatori abruzzesi Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), relatori sul disegno di legge Stabilità in discussione in Parlamento, era arrivato un emendamento del governo, subito ribattezzato "killer", che riscriveva la legge Letta obbligando i beneficiari degli sgravi a dimostrare il nesso di causalità tra danni subiti e somme percepite a titolo di agevolazione entro il 30 gennaio 2013.

Un provvedimento contestato duramente dalle imprese e da commercialisti, tributaristi e consulenti del lavoro ("è impossibile certificare i danni a distanza di tre anni e mezzo e, comunque, il tempo a disposizione è troppo poco") ma difeso a spada tratta dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.

"È il solo modo in cui gli aiuti possono essere effettivamente percepiti”, ha detto l'"inviato speciale" per la ricostruzione del governo Monti, attirandosi addosso il fuoco incrociato degli esponenti politici di entrambi gli schieramenti.

Intanto è arrivato il pannicello caldo da parte dell'Inps: la restituzione è sospesa fino al 31 gennaio 2013. Una boccata d'ossigeno di un mese, in attesa di capire cosa succederà tra Roma e Bruxelles. 



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