TERREMOTO: EDIFICI UNIVAQ SONO SICURI TRANNE UNO,
5 MILIONI DI EURO PER ADEGUARE IL POLO COPPITO 2

Pubblicazione: 13 settembre 2017 alle ore 15:25

L'Aquila: presentati gli indici di vulnerabilità dello studio fatto su 3 edifici dell'Ateneo
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L’AQUILA - "L’analisi sismica degli edifici visionati dell’Università dell’Aquila è stata positiva: dei 3 analizzati, solo su uno, quello di Coppito 2 blocco C, sono state riscontrate delle anomalie a livello degli indici di vulnerabilità, abbiamo già stanziato 5 milioni di euro, somma che garantirà ampiamente la copertura dei costi per l’esecuzione degli interventi di miglioramento sismico, gli altri edificisi attestano sullo 0,6 e sono perfettamente a norma".

Lo ha affermato Angelo Luongo, direttore del dipartimento di Ingegneria civile, edile-architettura e ambientale dell’Università dell’Aquila, che si è fatto promotore nell’ateneo di un progetto pilota: analizzare gli indici di vulnerabilità degli edifici che ospitano la didattica e intervenire lì dove i risultati hanno presentato delle anomalie.

I risultati sono stati illustrati nel corso della conferenza ''Oltre gli indici di vulnerabilità sismica. La valutazione degli edifici dell’Università dell’Aquila'', svolta presso l’aula magna del dipartimento di Scienze umane in via Nizza.

Sono stati analizzati e commentati i risultati delle valutazioni sulla vulnerabilità sismica di tre edifici denominati Coppito 1, Coppito 2 e Roio corpo B, tutti gli altri sono stati adeguati alla normativa in occasione della progettazione o riprogettazione per il loro ripristino dopo il terremoto 2009.

L'attuale classificazione, divide gli edifici in 3 categorie: quelli ad alto rischio sismico, caratterizzati da un rapporto capacità/domanda minore di 0.3 (particolare attenzione deve essere riservata per i rapporti inferiori a 0,15); a moderato rischio sismico, caratterizzato da un rapporto capacità/domanda tra 0,3 e 0,6; infine, basso rischio sismico, caratterizzati da un rapporto capacità/domanda maggiore di 0,6.

In base alla bozza delle Norme tecniche per le costruzioni del 2017, gli edifici a uso scolastico e, dunque, anche quelli destinati all’attività universitaria, dovranno presentare un rapporto tra capacità e domanda dello 0,6, quindi basso rischio.

Tra i presenti anche la rettrice, Paola Inverardi, il professore ordinario di Tecnica delle costruzioni Dante Galeota, il presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) ed esperto di ingegneria sismica Gaetano Manfredi.

"Quanto vale l’indice di vulnerabilità? - spiega Luongo ad AbruzzoWeb - Dietro ci sono decenni di ricerca e la sintesi è un valore, ma bisogna saper leggere questo numero. L’opinione pubblica ha paura di un indice di vulnerabilità basso, per cui uno pensa di trovarsi in una situazione di pericolo".

"L’analisi sismica degli edifici è un problema complesso e conseguenza di diversi fattori: l’azione aleatoria del terremoto e quindi un approccio stocastico basato sul concetto del tempo di ritorno - aggiunge - Ma soprattutto uno stesso edificio, valutato da due persone diverse, da due risposte diverse".

"Le norme introducono delle convenzioni, ma il trasferimento di questi modelli alla realtà è un problema difficile; il gap non sta solo nella formulazione del modello, ma è la realtà fisica a essere molto complessa", fa notare il docente.

Un'analisi per fare dell'argomento sicurezza l'eccellenza dell'ateneo aquilano: "La sicurezza è e sarà  il nostro marchio di fabbrica - la promessa del prof - Una serie di informazioni che non possono mancare a nessuno e che devono essere di pubblica evidenza all’esterno, Sono stati studi costosi e molto impegnativi, ma oggi siamo molto soddisfatti".

"Parlare semplicemente di indici è riduttivo non è così semplice dare un numeretto a un fabbricato che ha 50 anni di vita - evidenzia poi Luongo - Vuol dire che per far uscire quel numeretto, si fanno tanti livelli di approssimazione, vuol dire che si cerca di approssimare per garantire il di più, non riflettendo lo stato attuale in eccesso, ma in difetto".

Soddisfatta la rettrice che conta di esportare questo progetto al di fuori dei confini aquilani, "è importante - il suo commento - che tutti gli atenei italiani studino la storia degli edifici che ospitano gli studenti. Si tratta mediamente di strutture che hanno alle spalle parecchi anni. Un diritto e un dovere garantire la loro incolumità".

"Mi auguro, e lavoreremo a riguardo, affinchè possa diventare un’iniziativa di tutto il sistema nazionale universitario, che si faccia portavoce delle esigenze di carattere scientifico, di ricerca ma anche sociale", la sua promessa.

Una sorta di fascicolo del fabbricato, di cui aveva parlato nei mesi scorsi, anche l'ex sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente.

Per la rettrice "ora è necessario che ci sia adeguamento non solo sismico, ma soprattutto normativo, in modo da rilasciare una sorta di documento dell'edificio. Non sarà il fascicolo del fabbricato - chiarisce - ma una serie di informazioni facilmente fruibili che diano conoscenza dello stato dell'ateneo".

"I risultati sono molto confortanti, nessuno dei tre edifici ha infatti presentato criticità rilevanti e soltanto un blocco necessita di interventi di miglioramento sismico, per aumentare la resistenza di un numero limitato di elementi strutturali", conclude soddisfatta la rettrice.

"Si è proceduto in maniera molto approfondita prendendo in esame sia il comportamento globale della struttura sia le criticità locali, tenuto conto che gli edifici sono stati realizzati prima che entrasse in vigore la normativa attuale - spiega il prof Galeota - È stata eseguita un’accurata analisi di ogni singolo edificio sotto il profilo delle caratteristiche dei materiali, calcestruzzo e acciaio, delle loro proprietà meccaniche e dei particolari costruttivi".

"Sono state quindi effettuate prove dinamiche delle strutture e l’analisi geologica e geotecnica dei terreni, a cui è seguita una fase relativa alle analisi strutturali e alle verifiche di sicurezza", aggiunge.

Per Galeota "si tratta di un approccio rigoroso che l’Università dell’Aquila intende proporre come modello nelle valutazioni della vulnerabilità sismica a livello nazionale, anche mediante appositi percorsi formativi che forniscano agli esperti chiamati a fare le valutazioni le competenze multidisciplinari necessarie".

"Il terremoto del 2009 ha distrutto tutto il patrimonio universitario e questi edifici oggi sotto esame erano quelli su cui non avevamo informazioni non avendo riportato grossi danni - ricorda Manfredi - Il sisma del Centro Italia ci ha risvegliato bruscamente ricordandoci che questa è un’area fortemente simsica e dobbiamo essere preparati".

"Nel processo di ricostruzione ha città sta rispondendo bene - prosegue - Questo studio promosso dall'ateneo aquilano è molto importante e mette al centro un modello di sicurezza a livello internazionale".

"Educare la popolazione diventa uno strumento indispensabile per costruire una società sicura. Questa azione di analisi è stata  estremamente importante  e da un esempio di come debba cmportarsi un’amministrazione pubblica rispetto al proprio patrimonioe rispetto al futuro dei giovani", conclude.



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