TENTATO STUPRO L'AQUILA: AGGRESSORE E' RIFUGIATO POLITICO CON PROBLEMI PSICHICI

Pubblicazione: 03 ottobre 2018 alle ore 19:28

L’AQUILA - È giunto in Italia nel 2017 come rifugiato politico, Aman Kedir, il giovane eritreo di 28 anni, arrestato lunedì mattina dai carabinieri dell’Aquila con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un’aquilana, nella notte tra sabato e domenica scorsa, nei pressi della piscina comunale del capoluogo abruzzese, in viale Ovidio ed è affetto da disturbi psichici.

Qualche giorno prima della tentata violenza però, non avendo più una dimora, si era rivolto al centro Celestiniano, che gli aveva dato un tetto.

Il giovane, accolto nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati  (Sprar), inizialmente era nella casa di accoglienza gestita dall’Arci, in via della Conduttura II, all’Aquila, ma poi è andato via, perché aveva trovato un lavoro in provincia, dopo avere frequentato con profitto un percorso di formazione fatto di corsi di laboratorio teatrale, volontariato e di lingua italiana, come racconta il quotidiano Il Centro. 

Kedir, ora rinchiuso nel carcere Le Costarelle di Preturo, in base a quanto raccontato dalla giovane aquilana, avrebbe tentato di stuprarla, ma lei, atleta di kickboxing, con un colpo gli ha rotto il naso ed evitato che si consumasse la violenza. 

“Premetto che per prima cosa abbiamo dato personalmente la nostra solidarietà alla ragazza vittima del tentativo di violenza. Sì, il giovane lo abbiamo avuto con noi fino a maggio-giugno, poi è uscito dal progetto perché ha trovato un lavoro fuori città, in provincia - ha spiegato al quotidiano d'Abruzzo Andrea Salomone, coordinatore del progetto Sprar per l’Arci - In seguito ho saputo che aveva avuto problemi di salute”. 

“Qui, purtroppo, stiamo parlando di un giovane che ha dei disturbi e che probabilmente dovrebbe essere preso in considerazione dalla posizione centrale, che dovrebbe fare di più. Abbiamo fatto anche una richiesta ufficiale, quando era da noi, per trasferirlo in un centro specializzato, perché non abbiamo le strutture per questo genere di accoglienza, se non per quella ordinaria. In Italia, però, questi centri attrezzati sono pochissimi”, ha concluso Salomone.



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