TAGLIO VITALIZI EX CONSIGLIERI: NORANTE, ''UNA FOLLIA, COMPETENZA E' DELLE REGIONI!''

Pubblicazione: 07 novembre 2018 alle ore 06:30

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ROSETO - "Solo a quei pazzi del Movimento 5 stelle poteva venire in mente di tagliare i vitalizi a noi ex consiglieri regionali,  senza sapere che la competenza in materia è delle Regioni, non dello Stato, e che non si possono cambiare retroattivamente le regole, condannando alla miseria centiania di ex servitori dello Stato!".

Non le manda a dire, come suo costume, Antonio Norante, ex consigliere regionale dal 1995 al 2005, prima con il Patto Segni, e poi con Forza Italia, infine consigliere comunale di Roseto, la sua città.

Lui come altri 109 ex consiglieri regionali abruzzesi, e una cinquantina di eredi, percepisce il tanto assegno vitalizio, di circa 2.500 euro netti. E come già accaduto in passato si erge a difensore di quello che lui considera un sacrosanto diritto. 

Ora però anche sul suo assegno, e su tutti gli altri, che hanno in Abruzzo un costo per il 2019 di 5 milioni di euro, pende la spada di Damocle dell'articolo 75  della manovra finanziaria che arriverà a Montecitorio il 29 e 30 novembre. All'articolo 75, è previsto infatti il giro di vite per le Regioni che non ridurranno i vituperati assegni, ricalcolandoli con il  metodo contributivo, ovvero in base a quanto effettivamente versato,  entro 4 mesi.  Alle regioni inadempienti sarà applicato un devastante taglio dell'80 per cento dei trasferimenti statali.

Va a tal proposito ricordato che l'Abruzzo è l'unica regione in Italia che non ha nemmeno approvato i timidi tagli, limitati nel tempo, e come contributo di solidarietà ,dando seguito a quanto stabilito nel 2014 dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome.

"Se ciò accadrà - semplifica Norante - il mio assegno ricalcolato con il metodo contributivo si ridurrà dei due terzi, arrivando a meno di 900 euro netti al mese. E questa è una grande ingiustizia. Io per fare il consigliere regionale, ho lasciato il mio lavoro da consulente aziendale, e non ho potuto versare altri contributi. Non si possono cambiare in questo modo le regole del gioco, in modo retroattivo! Ci saranno ex consiglieri che si ritroveranno in miseria, per non parlare delle vedove".

Norante era salito alla ribalta delle cronache per aver fatto ricorso contro la legge regionale del 2012 che  ha portato a 60 anni con penalità e 65 anni con l'assegno pieno, l'età minima per percepire l'assegno. Lui si riteneva infatti in diritto di percepire l'assegno a 55 anni. La Corte di Appello però gli ha dato torto, e Norante, che intanto ha cominciato a percepire l'assegno sccati i 62 anni, ha rinunciato al ricorso in Cassazione. Ora però è pronto a tornare alla carica contro il nuovo rischio di pesante taglio. 

"La norma in Finanziaria è palesemente incostituzionale - assicura Norante - , perché, costringendo le regioni a ridurre i vitalizi con lo spauracchio del taglio dei trasferimenti,lo Stato entra nel merito di una materia che è di competenza regionale. È un ricatto moralmente ed anche giuridicamente inaccettabile, e mi stupisce che le Regioni non prendano posizione. Mi stupisce il silenzio di Matteo Salvini, che pure per anni è stato uno strenuo difensore dell'autonomie regionali e del decentramento".  

Osserva poi l'agguerrito Norante: "Questa misura è solo propagandistica e crea un pericoloso precedente. In Italia c'è tanta gente che riceve l'assegno dall'età di 45 anni, e anche prima, i famigerati baby pensionati. Perchè su di loro non si interviene se si vuole davvero fare cassa? E poi ci sono 12 milioni di pensionati il cui assegno è calcolato anche in questo caso con il metodo retributivo. Giustamente, perchè avevano maturato questo diritto prima della riforma Dini del 1995. Se ora si mette in discussione il principio del diritto acquisto con gli assegni di noi ex consiglieri, e si crea secondo me un grave precedente, c'è il rischio che prima o poi qualcuno metta le mani anche sulle pensioni di 12 milioni di italiani".

Il cronista fa infine osservare a Norante che ci saranno tra pochi anni milioni di lavoratori precari, intermittenti e salutari che la pensione non l'avranno nemmeno, e dovranno forse accontentarsi dell'assegno di sussistenza di 500 euro circa,  e che un operaio con 40 anni di lavoro in  fabbrica  o in cantiere, e altrettanti anni di contributi, prende molto meno di un ex consigliere che ha li ha versati solo per una decina d'anni. Per la precisione il 44 per cento delle persone che hanno iniziato a lavorare dopo il ’95 hanno avuto uno stipendio annuo inferiore ai 12 mila euro lordi per almeno tre anni su dieci, un altro 20 per cento ha trascorso addirittura sei anni su dieci in questa stessa condizione. Loro dovranno continuare a lavorare ben oltre i settant’anni per avere una pensione miserissima.  Ed è solo la punta di un gigantesco iceberg che si infrangerà sull’Inps.

Norante si limita a rispondere che "non è questo il tema: io ho versato i contributi in base ad una legge, il vitalizio non è una pensione, è equiparabile ad un contratto assicurativo. Se le regole fossero state diverse, non avrei lasciato il mio lavoro, mi sarei guardato bene dal fare il consigliere mettendoci anima e corpo, mi sarei regolato diversamente. Ripeto, non si possono cambiare le regole in corso retroattivamente di un contratto. Se questo è il governo del cambiamento ditemi voi".



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