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SUCCESSO GRAZIE AL COACHING, GIANLUCA BUCCI:
''POTENZIARE LE RISORSE CENTRANDO L'OBIETTIVO''

Pubblicazione: 10 gennaio 2014 alle ore 08:07

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L’AQUILA - Un uomo che sa persuadere, farsi ascoltare e spiegare concetti molto tecnici, con grande semplicità.

Lui è Gianluca Bucci, aquilano di 49 anni laureato in matematica, entrato nella rosa dei 19 professionisti d’Italia di altissimo livello certificati professional coach “real result coaching”, che ha raccontato un po' del suo mondo e della sua attività ad AbruzzoWeb.

Oltre a essere coach professionista è anche patron della società Iternovit srl e presidente della sezione servizi e terziario avanzato di Confindustria L’Aquila.

Da 12 anni si occupa a tempo pieno di coaching, appunto, cioè si dedica a chi vuole raggiungere un obiettivo ma non sa da dove cominciare credendo di non avere le competenze di cui necessita, aumentando la consapevolezza e la sicurezza del cliente.

Che cos’è il coaching e a cosa serve?

''Il coaching è una metodologia di formazione che permette di rendere abile il cliente di ottenere prestazioni eccellenti anche in condizioni esasperate, come lo stress. Il coach è una specie di taxi per il suo cliente perché, affinchè il percorso insieme funzioni, il cliente deve comunicare il punto di partenza ma soprattutto il risultato che vuole ottenere, allora il coach si occupa di condurlo dal punto "a" al punto "b". Il grande merito di questa metodologia è l'incremento della consapevolezza di chi chiede aiuto, che capisce le risorse di cui dispone. Il miglior lavoro che un coach possa fare è quando il cliente dirà che l'obiettivo raggiunto è tutto merito suo e delle sue forze.

Il coach è quindi solo una figura che conduce, che resta nell’ombra.

Sì, il coach è un allenatore che non si prende i meriti dei risultati raggiunti, che sono del cliente, ma fa in modo che i risultati arrivino al meglio.

Come si svolge un cammino di coaching?

Il percorso si articola in tre step. Il primo riguarda propriamente la persona e serve per conoscerla, inquadrarla e identificare le sue competenze e capacità. La seconda fase consiste nello sviluppo e nella conoscenza delle risorse che devono diventare delle convinzioni a lungo termine e infine, il terzo e ultimo momento, è il mantenimento, ovvero il sostegno del risultato a lungo termine.

Lei ha avuto accesso insieme ad altre 18 persone a un master molto esclusivo, tenuto da Roberto Cerè, una specie di “maratona” formativa, in cosa è consistito questo primo anno di corso?

È stato un anno molto impegnativo in cui abbiamo dovuto studiare molto, dare esami, pubblicare un libro e correre la maratona di New York. La maratona, che sembrerebbe non avere un collegamento logico con il percorso formativo, in realtà è un’ottima strategia per pianificare se stessi psicologicamente e fisicamente per ottenere un risultato basandosi solo sulle proprie risorse. Infatti per ottenere ciò che si vuole bisogna avere ben chiara la propria mappa concettuale, ognuno di noi ne ha una, creata dalle proprie esperienze.

Quali sono le caratteristiche per riuscire nella vita?

Bisogna avere chiari gli obiettivi, non basta avere delle ottime competenze tecniche e scientifiche, ma è necessario essere bravi nelle relazioni interpersonali, gestire l’ansia, e mantenere alto il proprio livello di serenità e sicurezza.

Chi si rivolge al coach per vedere risultati?

Esistono quattro profili diversi di cliente. L’individuo, il team, il manager e l’atleta. I motivi per la loro richiesta di aiuto sono sette: non si sa dove ci si trova in un momento preciso della vita, non si conoscono gli obiettivi che si vogliono raggiungere, non si sa di cosa si ha bisogno, non si hanno motivazioni, non si sa per chi bisogna farlo oppure anche in casi di identità debole, per cui non si sa chi si è e cosa si vuole e può fare.

Lei nell’ottobre scorso ha pubblicato un libro “come imparare dai tuoi errori e avere successo” contestualmente al primo anno di master, è davvero possibile farlo?

Non è solo un luogo comune, ma imparare dai propri errori si può. Come punto di partenza ci deve essere di nuovo la consapevolezza dell’errore, bisogna accettarlo, spacchettarlo cioè localizzarlo per poterlo comprendere.

Il suo nome viene spesso abbinato al metodo ”pragma-coaching”. Di che si tratta?

È un approccio pratico, che chiede al cliente non ciò che vorrebbe ottenere, ma ciò in cui non riesce e si concentra sul ripotenziamento delle risorse indebolite.

Come si svolgono gli incontri e che prezzi hanno?

Gli incontri possono essere individuali di una o due ore ogni tot tempo, oppure possono essere un paio di giorni in una location interessante, oppure contatti skype talvolta o webinar (seminari online). Le tariffe sono internazionali e possono andare dai 100 ai 400 dollari l’ora.

Qual è la differenza sostanziale tra coaching e counseling?

Si pensi ad una bicicletta. Il counselor ti chiede come va con la tua bicicletta, ti ascolta, mentre il coach ti indirizza nell’uso della bicicletta, ti indica la strada.

In qualità di presidente del sezione servizi e terziario avanzato di Confindustria del capoluogo abruzzese, crede che L’Aquila possa tornare un’ambita meta turistica?

Io credo che non lo sia mai stata. Il grave ostacolo è che qui non si ha voglia di imparare cose nuove e qualsiasi cosa che viene da fuori non va bene. È una questione di mentalità, ognuno pensa a sé, non si cura dell’impatto collettivo. Non si mette mai a punto una strategia di collaborazione, si pensi all’ abbonamento sciistico le ‘Tre nevi’ che dovrebbe permettere di sciare su diversi impianti, ma poi il pass non funziona ovunque, sarebbe bello fare un tavolo comune per mettere tutti insieme i buoni progetti.

Con un pizzico di ironia, terrebbe un percorso di coaching alla classe politica locale?

Sarebbe davvero una bella sfida potermi relazionare con loro e buttare giù delle idee, per il bene di tutti.



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