PER GARGARELLA ''CERTEZZA ASSOLUTA'', LA CAMICIA SPORCA L'INDIZIO-CHIAVE
IL MILITARE RINCHIUSO NELLA STESSA CELLA DI SALVATORE PAROLISI A TERAMO

STUPRO L'AQUILA: L'ORDINANZA DEL GIP
''NON C'E' DUBBIO, E' STATO TUCCIA''

Pubblicazione: 24 febbraio 2012 alle ore 22:39

Francesco Tuccia in una foto presa dal suo profilo Facebook
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L’AQUILA - “Non si può avere dubbio alcuno che il soggetto che si accompagnò alla persona offesa e la ridusse in quelle condizioni fu l’odierno indagato, né alcuna spiegazione alternativa si presenta minimamente possibile o configurabile”.

Parla chiaro, chiarissimo, Giuseppe Romano Gargarella, giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, nell’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere del militare campano Francesco Tuccia, accusato di tentato omicidio e violenza sessuale nei confronti di una studentessa universitaria laziale.

Il giovane commilitone è rinchiuso nel carcere di Castrogno a Teramo, insieme a Salvatore Parolisi, il caporal maggiore accusato dell'omicidio di sua moglie, Melania Rea. I due si trovano in un reparto in cui la protezione è maggiore.

Il fatto che ha sconvolto una comunità, avvenuto nella notte tra sabato 11 e domenica 12 febbraio fuori dalla discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila), viene ricostruito nell'ordinanza con dovizia di particolari, con l’aiuto essenziale delle immagini scattate dal fotografo del locale e delle testimonianze in particolare dello staff della discoteca, buttafuori e addetti che, tra l’altro, per primi hanno sospettato di lui.

Un quadro fin troppo chiaro per gli inquirenti, tanto che il giudice va oltre la “sufficiente gravità indiziaria” e parla di “assoluta certezza che sia stato l’odierno indagato il responsabile dei fatti”.

LA RICOSTRUZIONE


L’ARRIVO

Nonostante un contesto ambientale, quello di una serata in discoteca, che “non favoriva certo la puntualità” nell’accertare i fatti, per il Gip le indagini dei carabinieri, coordinati dal comandante provinciale Savino Guarino, “hanno consentito la piena ricostruzione”.

La vittima è arrivata al Guernica con una sua amica alle 0.20, mentre all’1 c’è stato l’arrivo dei tre commilitoni, l’accusato Tuccia e altri due, uno dei quali, aquilano, con una sua amica.

All’1.40 i due militari sono stati fotografati e compaiono in uno scatto che offre anche un dettaglio importante: “La camicia bianca (di Tuccia, ndr) era in quel momento indossata fuori dai pantaloni, diversamente da quanto sarà notato in seguito”, scrive il giudice.

Nel corso della serata, mentre l’aquilano si allontanava con la ragazza, l’addetto alla sicurezza ha poi notato “i due militari tentare invano un approccio nei confronti delle ragazze”.

Intorno alle 2.30 l’amica della vittima si è accorta di aver perso il cellulare e ha cominciato “una ricerca affannosa” attraverso il telefonino della giovane poi violentata.

L’APPROCCIO

Un altro momento importante intorno alle 3.30, quando le due amiche si sono separate: una è andata via dal locale in autobus, l’altra, “lasciata sola”, è tornata nella sala.

“Dopo alcuni minuti - scrive il Gip - il Tuccia si avvicinava alla ragazza; iniziavano a ballare e a parlare l’uno di fronte all’altra, e poi passavano a effusioni fino ad allontanarsi”.

Addetti al guardaroba e alla sicurezza hanno testimoniato che i due avevano il “chiaro atteggiamento di chi cercava di avere maggiore privacy”, ma anche che la vittima “faceva fatica a stare in piedi”.

Nessuno è stato in grado di riferire sull’ora del rientro dell’arrestato, che, però, “sicuramente tornava all’interno del locale, da solo, poiché ritirava al guardaroba il proprio giubbino”.

E l’addetto ha ricordato di aver notato che “il biglietto per il ritiro del giaccone era macchiato di sangue”.

LA SCOPERTA

Poco prima delle 4, come ha riferito anche ad AbruzzoWeb poche ore dopo il fatto, il proprietario del locale, Luigi Marronaro, uscendo ha notato la ragazza, “accasciata a terra, copiosamente sanguinante”, che “tentava invano movimenti come per cercare di rialzarsi”.

Quindi i primi soccorsi dello staff del locale, che l’ha portata via dal parcheggio gelato.

L’INCROCIO

Proprio in quel momento, tuttavia, il gruppo di tre militari e la ragazza uscivano dalla discoteca.

Da quanto ricostruito, Tuccia ha mentito ai suoi amici, visto che alla domanda su come fosse andata con quella giovane “rispondeva che erano venute delle amiche a riprenderla, facendo intendere un nulla di fatto”.

Sbucati nel cortile, i quattro hanno visto un buttafuori che portava in braccio la ragazza e si sono avvicinati, per poi allontanarsi verso la macchina dell’aquilano.

E la ragazza che era con loro ha riferito che “Tuccia era visibilmente agitato e tremante, al contrario di inizio serata, in cui era loquace e allegro”.

LE CONTRADDIZIONI

A quel punto, però, un bodyguard ha impedito ai ragazzi di allontanarsi, e in particolare a Tuccia è stato detto che “era stato visto baciarsi con la ragazza ferita”.

Un altro, dopo aver notato la camicia bianca che sembrava “risistemata frettolosamente” dentro i pantaloni, l’ha strattonata tirandola fuori e scoprendo macchie di “sangue slavato”.

In quel momento e nelle ore successive Tuccia ha dato spiegazioni tutte diverse e tutte in contraddizione: ai buttafuori e al medico del 118, di aver solo baciata la ragazza violentata e di essersi poi allontanato vedendo il sangue; ai carabinieri in caserma, di aver avuto effusioni e un rapporto sessuale in bagno.

Alternative che il Gip liquida senza dubbi, parlando di “totale assurdità della ricostruzione del Tuccia” e di “palese falsità delle sue dichiarazioni”.

LA RICHIESTA D’ARRESTO

Il gip ravvisa le aggravanti “dei motivi abietti e futili, dell’utilizzo di sevizie e dell’azione crudele verso la vittima”, oltre che “l’approfittamento della minorata difesa” della giovane, che “presentava un tasso alcolemico molto elevato (2,72 grammi per litro, si legge in un altro punto del testo, ndr) e che veniva aggredita in luogo buio e secondario”.

Da notare che, cominciando a ricostruire la vicenda, Gargarella per ben due volte, la prima già al terzo rigo del suo scritto, affermi di trovare “pienamente condivisibile” la richiesta di applicazione di misura cautelare da parte del pubblico ministero David Mancini.

Dopo aver ricostruito la vicenda, il Gip ravvisa “la gravità degli indizi di colpevolezza” e le esigenze cautelari, in particolare “una estrema pericolosità sociale”, il “pericolo concreto per la genuina acquisizione delle prove”.

Esigenze che, conclude, dispondendo la custodia cautelare in carcere, “non possono essere soddisfatte con altra misura meno afflittiva”.

TUCCIA NELLA STESSA CELLA DI PAROLISI A TERAMO

Due destini, due delitti, una sola cella. È il destino del giovane Francesco Tuccia, indagato per la violenza sessuale ai danni di una studentessa laziale fuori la discoteca Guernica di Pizzoli (L'Aquila), e Salvatore Parolisi, accusato dell'omicidio di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana uccisa con 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) il 18 aprile scorso.

Entrambi miltari, stando a quanto riporta il quotidiano Il Centro, sono rinchiusi nella stessa cella del carcere di Castrogno a Teramo, in un reparto in cui la protezione è maggiore: una decisione assunta in virtù del ruolo ricoperto dai due e per tutelarli da eventuali rappresaglie degli altri detenuti, mai teneri con chi si è reso protagonista di delitti efferati come quelli contestati a Tuccia e Parolisi.



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