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L'ACCUSA PER IL GIOVANE E' DI TENTATO OMICIDIO E VIOLENZA SESSUALE

STUPRO L'AQUILA: IN MANETTE IL MILITARE
TROVATO CON VESTITI SPORCHI DI SANGUE

Pubblicazione: 23 febbraio 2012 alle ore 13:50

Francesco Tuccia in una foto presa dal suo profilo Facebook
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L'AQUILA - Svolta nelle indagini sul caso di stupro fuori da una discoteca di Pizzoli (L'Aquila)

I carabinieri del capoluogo, coordinati dal comandante provinciale Savino Guarino, hanno tratto in arresto il principale indiziato, Francesco Tuccia, militare campano trovato la notte del fatto con indumenti sporchi di sangue poi risultato della vittima.

Al militare vengono contestati i reati di tentato omicidio e violenza sessuale.

Il giovane è un militare del 33° reggimento d'artiglieria terrestre Acqui del capoluogo ed era sospettato assieme a due commilitoni, uno reatino e l'altro aquilano, e la ragazza di quest'ultimo. I carabinieri, con una nota, hanno precisato che i tre sono estranei ai fatti.

Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dall'avvocato del giovane, Alberico Villani, "qualche atto amoroso è cominciato all'interno ed è proseguito e culminato fuori, è stato un rapporto sessuale consenziente, non c'è stata nessuna violenza".

LE TRACCE DI SANGUE

A inchiodare il giovane militare della provincia di Avellino sono state in particolare le tracce di sangue trovate sulla camicia, sulla mano e sul braccialetto, presumibilmente quello che viene applicato all'ingresso delle discoteche, tracce di sangue che secondo gli esami dei Ris di Roma appartengono alla giovane studentessa laziale.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare, i due giovani sarebbero usciti per 15 minuti fuori dal locale e durante quel lasso di tempo il militare avrebbe abusato con conseguenze gravissime della studentessa.

LA PROCURA: ''LE FERITE PARLANO DA SOLE''

"Parlano le ferite gravissime".

È questa l'affermazione che fonti interne alla procura della Repubblica dell'Aquila hanno espresso dopo l'arresto del giovane militare della provincia di Avellino accusato di aver abusato sessualmente e del tentato omicidio della giovane studentessa laziale in una discoteca dell'Aquilano.

Sulle ferite gravissime, probabilmente invalidanti, insieme ad altri riscontri testimoniali e legati agli esami dei Ris di Roma, la procura ha ricostruito 'con chiarezza' la vicenda.

Il giovane avrebbe agito da solo al di fuori della discoteca dove era uscito insieme alla giovane con la quale all'interno del locale aveva avuto un approccio.

Secondo il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, David Mancini, non c'è stato rapporto sessuale ma una violenza sessuale che sarebbe stata effettuata anche con l'utilizzo di un corpo estraneo.

A detta del pm, il giovane militare si sarebbe disfatto del corpo estraneo che, probabilmente, non verrà ritrovato alla causa dell'abbondante presenza della neve.

''TENTATO OMICIDIO'' PERCHE' LA RAGAZZA NON FU SOCCORSA AL GELO

L'accusa di tentato omicidio è scattata perché non ci sono, tra le testimonianze, prove sul fatto che il giovane militare abbia soccorso la giovane dopo che la stessa era svenuta in mezzo alla neve con una grave emorragia e con una temperatura di almeno dieci gradi sotto lo zero.

Secondo la ricostruzione fatta dalla procura della Repubblica dell'Aquila, avvalorata dal giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, che ha firmato l'udienza di custodia cautelare in carcere, se la giovane non fosse stata soccorsa dal gestore del locale e dagli addetti alla sicurezza che casualmente sono passati in quello spazio esterno al locale, la studentessa laziale che frequenta l'Università dell'Aquila sarebbe morta per ipotermia.

GLI AMICI DELL'ARRESTATO ESTRANEI AI FATTI

I tre amici dell'arrestato, due militari e una ragazza, "peraltro mai iscritti nel registro degli indagati", sono risultati assolutamente estranei ai fatti, precisa una nota dei Carabinieri.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip dell'Aquila Romano Gargarella, il quale ha condiviso le conclusioni investigative dei carabinieri inquirenti.

Il pm David Mancini ha coordinato le indagini.

MILITARE VERSO SOSPENSIONE

I vertici del 33° reggimento artiglieria Acqui, una volta formalizzato l'ordine d'arresto per il caporale Francesco Tuccia, hanno attivato tutte le procedure amministrative per salvaguardare l'immagine dell'Esercito e anche dello stesso personale coinvolto.

Il comando del reggimento scrive che "preso atto del provvedimento di custodia cautelare in carcere adottato dall'autorità giudiziaria nei confronti di un militare del reggimento per una vicenda privata, nell'esprimere la massima fiducia nell'operato della magistratura, si ribadisce che la forza armata persegue con la massima severità ogni comportamento non in linea con l'etica militare".

"Per il caporale, che terminerà la ferma nel prossimo mese di marzo - aggiunge il comando - in base alla normativa vigente è già stata avviata la procedura  per la sospensione precauzionale dal servizio obbligatoria".

LA RAGAZZA HA SAPUTO DELL'ARRESTO, MA NON COMMENTA

La giovane studentessa laziale ha appreso per telefono dalla sua camera di ospedale dov'è ancora ricoverata dell'arresto di quello che l'accusa considera il suo aguzzino, ma non ha fatto alcun commento, rimanendo muta.

Lo ha detto il suo legale, l'avvocato Enrico Maria Gallinaro.

"Ho comunicato alla ragazza la notizia al telefono, ma non ha commentato il fatto rimanendo fredda e ripassandomi la mamma", ha svelato.

Domani l'avvocato sarà ancora una volta in ospedale per fare visita alla sua assistita.

"Le sue condizioni migliorano, ha ricominciato a mangiare anche se ancora non ricorda nulla", ha spiegato ancora il legale, il quale ha riferito che anche la madre della giovane non ha voluto commentare.

"In quanto al padre invece - ha continuato l'avvocato Gallinaro - oggi non ha fatto particolari commenti ma nei giorni scorsi era rimasto sorpreso e addolorato da ciò che ha letto in riferimento alle dichiarazioni del collega che difende l'indagato, il quale ha riferito che la giovane era consenziente".

LE REAZIONI


L'AVVOCATO DELL'ARRESTATO: ''TENTATO OMICIDIO? VEDREMO COM'È ARTICOLATO''

"Confermo che è stata emessa una misura cautelare nei confronti del mio assistito, questo è il fatto nuovo. Quando è stato arrestato era all'Aquila".

Ad affermarlo ad AbruzzoWeb è l'avvocato Alberico Villani, che assiste Francesco Tuccia, il giovane militare originario di Avellino arrestato nell'inchiesta sul caso di stupro avvenuto a Pizzoli (L'Aquila) fuori dalla discoteca Guernica.

Il legale, comunque, non ha ancora raggiunto il capoluogo. "Non ancora - spiega - vedremo un attimo l'ordinanza, me la portano in giornata e poi valuterò. Sicuramente verrò per l'interrogatorio, che per legge si svolge entro cinque giorni, quindi penso a fine settimana oppure all'inizio della prossima".

Villani non si sbilancia nel merito dei prossimi passi della strategia difensiva. "Prima guardiamo gli atti - afferma - devo vedere com'è articolata l'imputazione e quali sono gli indizi di colpevolezza".

Sull'ipotesi del tentato omicidio, "devo verificare in che forma è articolata, è facile dire tentato omicidio: si può dare uno schiaffo a una persona che cade e batte la testa ed essere indagati per tentato omicidio", conclude.

L'AVVOCATO DELLA VITTIMA: ''L'ARRESTO NON È TARDIVO MA OPPORTUNO''

"Arresto per tentato omicidio? Anche se sono solo vent'anni che faccio questo lavoro la vedevo così".

Lo afferma l'avvocato Enrico Maria Gallinaro, che assiste la giovane violentata fuori dalla discoteca di Pizzoli (L'Aquila) e che, parlando con AbruzzoWeb, aveva ipotizzato il possibile scenario di un'imputazione per tentato omicidio del giovane militare campano Francesco Tuccia, arrestato oggi.

"Noi siamo per l'accertamento della verità - commenta Gallinaro - una precondizione in modo che tutti rispondano per ciò che realmente hanno fatto e per fare in modo che la persona offesa abbia il giusto ristoro e risarcimento per il danno patito, anche se per certi danni non è mai abbastanza e questo tutti lo debbono tenere a mente. Certe cose modificano la vita di una persona per sempre".

Secondo Gallinaro, l'arresto non è arrivato troppo tardi, ma "è il frutto di un'attività investigativa secondo me corretta e opportuna- Non va mai dimenticato - ricorda - che il titolare delle indagini è il pm e le scelte non possono essere sindacate finché non sono noti gli atti".

"Da parte nostra - prosegue - la massima condivisione, lui sa quello che nessun altro sa. Pieno rispetto per le indagini e l'attività degli investigatori", il plauso al sostituto procuratore David Mancini, che coordina l'inchiesta.

E sulle posizioni degli altri sospettati, "quando saranno a conoscenza delle parti gli atti processuali, a quel punto si potrà anche commentare. A oggi - conclude Gallinaro - non mi è dato di sapere nulla più di quanto è noto, lo dico da sempre".



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