PARLA LA STUDENTESSA LAZIALE DOPO I DOMICILIARI CONCESSI A TUCCIA

STUPRO L'AQUILA: DOMICILIARI TUCCIA, LA VITTIMA: ''SCAPPO DALL'ITALIA''

Pubblicazione: 09 giugno 2012 alle ore 16:49

La discoteca Guernica di Pizzoli, fuori della quale e' avvenuto lo stupro
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L'AQUILA - “Provo tanta rabbia e amarezza, stavo cercando di riorganizzare la mia vita, magari spostandomi in una città che non fosse L’Aquila, ma alla luce di questo fatto valuterò seriamente la possibilità di trasferirmi in un Paese che non sia l’Italia”.

Così la studentessa laziale rimasta vittima della violenza sessuale nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi in una discoteca dell’Aquilano sulla concessione degli arresti domiciliari al suo aggressore, il 21enne Francesco Tuccia, accusato di violenza sessuale e tentato omicidio.

Dopo essere rimasta in silenzio per circa quattro mesi, per la prima volta la ventenne, finita per un lungo periodo all'ospedale dell'Aquila per le gravi ferite riportate agli organi genitali, esce allo scoperto, parlando per contestare la decisione del Gip del tribunale dell’Aquila che ha attenuato la misura cautelare nei confronti dell’ex militare dell’esercito finito nel carcere di Teramo proprio con l’accusa di averla selvaggiamente stuprata fuori dalla discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila).

Il giovane è tornato nella sua casa della provincia di Avellino nella giornata di giovedì scorso.

“Valuterò di lasciare l’Italia - prosegue la giovane - perché non vorrei che un giorno mia figlia potesse dover sopportare e subire tutto quello che sto subendo io e rimanere priva di tutela da parte dello Stato. Non riesco a comprendere il perché di questa decisione dei giudici dell’Aquila”, conclude.

Visibilmente contrariata e segnata dopo essere ripiombata in un incubo che stava cercando di dimenticare grazie al sostegno e all’affetto della famiglia, soprattutto della madre, la studentessa non vuole aggiungere altro sul tragico fatto di cui è rimasta vittima.

A proposito della madre, la donna ha affidato a una nota sulla rete sociale di Facebook la propria delusione: “Al di là di qualsiasi considerazione tecnica - ha scritto - il messaggio trasmesso è che tutto si può fare, tanto... Ricordate sempre che la vittima non ha voce e che la voce delle vittime, purtroppo, è l’opinione pubblica”.

La giovane studentessa, che non ricorda nulla di quanto gli è accaduto, è stata trovata svenuta in mezzo alla neve, seminuda e insanguinata, da un addetto alla sicurezza del locale che ha dato l’allarme in seguito al quale i carabinieri hanno fermato quattro giovani oltre a Tuccia che ha sempre negato le accuse spiegando che il rapporto era atato consenziente: due suoi commilitoni del 33° reggimento Acqui dell’Aquila e una ragazza minorenne fidanzata di uno dei due militari.

Dodici giorni dopo serrate indagini coordinate dal pm della procura dell’Aquila David Mancini, per Tuccia sono scattate le manette.

Da sottolineare che, dopo l’istanza presentata dai difensori di Tuccia, il pronunciamento del Gip Giuseppe Romano Gargarella è arrivato prima del verdetto della Cassazione, che è in programma il 28 giugno prossimo.

Nelle settimane successive al fatto si sono sviluppate polemiche sulle affermazioni del legale dell'ex militare Alberico Villani, che ha sempre parlato di innocenza del suo assistito e di rapporto amoroso andato al di là delle intenzioni dei due.



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