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STORIE DI IMMIGRATI: DZEVAT, VIA DALLA MACEDONIA
''INTEGRATO A L'AQUILA, MA NON TROVO LAVORO''

Pubblicazione: 07 settembre 2013 alle ore 08:37

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L'AQUILA - Dzevat Alija è nato cinquant'anni fa a Tetovo, in Macedonia. Lì si viveva bene, si “poteva stare sereni” fino a quando non ci ha pensato la guerra a rovinare tutto.

Quindi è scappato, prima su un pullman, poi su un barcone, di quelli che siamo abituati a vedere tutti i giorni in televisione, durante le cronache incessanti dei giornalisti.

Sempre troppo spesso. Fino a quando non è arrivato nel capoluogo abruzzese, dove ha trovato accoglienza e ha iniziato a costruirsi una nuova vita, fatta di piccole soddisfazioni e gioie quotidiane.

Dzevat ora vive come tutti gli aquilani, 'sfollato' in un alloggio del progetto C.a.s.e. insieme a sua moglie e alle sue due figlie, felice e sereno. Se non fosse per il lavoro.

Sempre il lavoro, desiderato da italiani e stranieri, comunitari ed extracomunitari, difficile da trovare indipendentemente dal colore della pelle e dalla religione.

“Io mi trovo bene in Italia - spiega Dzevat ad AbruzzoWeb - non ho problemi con nessuno e vivo tranquillo. Vorrei solo trovare lavoro”.

“Mi piace stare con gli animali e nella mia vita ho sempre fatto il 'pecoraro', mi piacerebbe poter continuare a farlo”, svela.

Di dov'è originario?

Sono un albanese musulmano che vive in Macedonia. Vengo da Tetovo, un paese a 40 chilometri da Skopje.

Quando è arrivato all'Aquila?

Nel 1992. In Croazia, Slovenia, Bosnia e Kossovo era iniziata la guerra e in Macedonia si iniziava a stare male. Subito è mancato il lavoro. Quindi sono partito e sono arrivato in Italia come clandestino. Ho preso prima un pullman da Tetovo (Macedonia) e poi una barca salpata da Valona (Albania) che mi ha portato a Bari. Con me avevo solo i documenti.

Ha trovato subito lavoro?

All'inizio ho vissuto a Calascio ospite dagli zii di mia moglie, fino a quando, un mese dopo, non ho trovato lavoro a Onna, da un uomo che è stato come un mio secondo padre, Ruggero Pezzopane. Gli curavo gli animali, poi, nel 1993 ho avuto il visto di soggiorno che mi dava la possibilità di rimanere all'Aquila per un anno per motivi di lavoro. Ruggero mi dava vitto, alloggio e da vestire e in più guadagnavo 900 mila lire al mese. Lui mi diceva che io ero il suo terzo figlio, siamo andati sempre molto d'accordo.

Per quanto tempo è stato alle sue dipendenze?

Per 8 anni. Fino a quando non mi ha mandato via perché non c'era più lavoro. Quindi mi sono spostato a Monticchio, da un altro padrone, a cui curavo gli animali. Lì sono rimasto per 9 anni, dal 2001 fino al 2010.

E ora?

Ora sono disoccupato.

Perché ha scelto di venire proprio all'Aquila?

Perché c'erano i parenti, loro mi hanno portato qua e mi hanno ospitato.

E la sua famiglia?

Ho una moglie e due figlie,  Kadire e Qedresa di 21 e 23 anni. All'inizio gli spedivo i soldi in Macedonia. Riuscivo a mandargli quasi tutto quello che guadagnavo, per me compravo solo le sigarette. Nel 2007 mi hanno raggiunto e ora viviamo insieme negli alloggi C.a.s.e. di Bazzano (L'Aquila).

Ora come vive?

Per 2 anni sono stato a Roma, ma adesso non lavoro. Trovo solo qualche impiego saltuario. Per un periodo breve, quando abitavo alle C.a.s.e. di Pianola, ho lavorato alla Cava di Zugaro, poi mi sono trasferito a Bazzano.

Come avete vissuto il sisma?

È accaduto in un giorno molto particolare. Il 6 aprile era il compleanno della mia figlia piccola, Nadire. Due giorni prima avevamo fatto la spesa per organizzare una piccola festa, ma poi la notte c'è stata la scossa. Ci siamo svegliati di soprassalto e siamo scappati fuori di casa. Mentre lei stava uscendo sono cadute delle tegole dal tetto, e per poco non l'hanno ammazzata. Per fortuna è andato tutto bene.

Che titolo di studio ha?

La terza media.

Sua moglie e le sue figlie lavorano?

No, hanno cercato in molti posti ma non hanno trovato niente.

Avete la cittadinanza italiana?

No.

Un giorno vorresti tornare nella tua terra?

Sì, vorrei tornare a vivere lì, la situazione è migliorata ma di lavoro ce n'è poco ed è difficile trovarlo, si va avanti solo grazie alle raccomandazioni.

Preferisce essere disoccupato in Italia?

Sto cercando molto, per ora è meglio stare qua, ci sto bene, non ho problemi con nessuno, sto tranquillo. A me interessa stare con la mia famiglia e andare avanti nel miglior modo possibile. In Italia, almeno ho la possibilità di trovare un posto di lavoro prendendo uno stipendio minimo, in Macedonia neanche quello.

Vorresti che le tue figlie sposassero un italiano?

No, preferirei che si sposassero con albanesi.

Le manca la sua terra?

Si. Mi manca la terra dove sono nato. Dove si nasce si vuole morire.

Se lei avesse la possibilità di fare una richiesta al sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, cosa chiederebbe?

Il lavoro.



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