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ORDINANZA PER DIMEZZARE TEMPI RICHIESTE CONTRIBUITO: RESPONSABILIZZATI PROGETTISTI, SGRAVATI UFFICI. RIVERA, 'PROFESSIONISTI SARANNO TUTELATI, MECCANISMI PREVISTI RIDUCONO ERRORI''

SISMA 2016: AUTOCERTIFICAZIONI E SOFTWARE
LE NOVITA' PER ACCELERARE LA RICOSTRUZIONE

Pubblicazione: 23 febbraio 2020 alle ore 08:00

L’AQUILA - Progettisti che si calcolano da soli il contributo per riparare l’abitazione danneggiata dal sisma del 2016 nel cratere del Centro Italia, aiutati da un software che si blocca in caso di errore. E che auto-certificheranno la conformità “edilizia ed urbanistica”, con la facoltà di chiedere la convocazione della Conferenza regionale, in caso di rischiosi dubbi in merito a difformità e abusi più o meno sanabili. 

Solo in apparenza queste due misure sono materia per addetti ai lavori, e cultori delle procedure burocratiche: da esse passa la possibilità di semplificare, dimezzandone i tempi, gli iter della presentazione delle richieste di contributo per la ricostruzione del post terremoto.

E non è poco, tenuto conto che dopo tre anni e mezzo, sono quasi 80 mila le abitazioni danneggiate in 138 comuni di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, che ha 23 comuni ne cratere,  e solo 11.812 sono le richieste di contributo presentate, di cui appena 4.080 sono state approvate e sono diventate cantiere, ma in buon parte per riparare danni lievi. Ovvero: la ricostruzione privata è ancora al 5 per cento, al 7 per cento se si calcolano le richieste respinte.

La novità è contenuta nell'ordinanza approvata il 14 febbraio dalla Cabina di coordinamento sisma, poco prima del passaggio di consegne, nel ruolo di commissario, dal geologo marchigiano Piero Farabollini, all'abruzzese Giovanni Legnini, consigliere regionale dimissionario, ex sottosegretario con delega  alla ricostruzione 2009, ed ex vicepresidente del Csm. Tavolo composto, oltre che dal commissario, anche dai quattro presidenti delle Regioni del cratere, nella veste di vice commissari, e dai rappresentanti dell’Ance. L’ordinanza attende solo la bollinatura della Corte dei Conti, e poi sarà operativa.

Ad esprimere soddisfazione per il via libera dell’ordinanza è Vincenzo Rivera, titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione (Usr) di Teramo, competente per il cratere abruzzese 2016, e che ad Abruzzoweb spiega:

“L’autocertificazione alleggerirà e di molto l’attività istruttoria dei nostri uffici sotto organico, e l'accelerazione sarà importante.  Molto dipenderà dalla risposta che daranno i professionisti. Noi comunque siamo pronti ad affiancarli per aiutarli ad applicare le nuove procedure”. 

E aggiunge: “favorire in ogni modo la celere applicazione di questa ordinanza ritengo che sarà uno dei primi compiti che spetteranno al neo commissario Legnini, al quale per il resto non ho davvero nulla da consigliare e suggerire, visto che è persona di elevatissimo spessore e di capacità indiscusse, e che in materia di ricostruzione post -ismica ha una importante competenza”.

Del resto, ricorda Rivera, “la priorità è oggi quella far presentare le pratiche ai chi ancora non l’ha fatto”. 

Quelle arrivate agli uffici sono infatti 11.812 sulle potenziali 80 mila, appena un quarto. In Abruzzo sono 1.768 le richieste di contributo, su quasi 12.941 case inagibili censite. E ci sarà tempo fino al 30 giugno per presentare le richieste di contributo per le case con danni lievi, e fino al 31 dicembre per quelle con danni gravi. Pena la decadenza del diritto alla ricostruzione. 

Veniamo dunque ad analizzare nel dettaglio quello che prevede l’ordinanza. 

La novità principale è racchiusa nella parola “autocertificazione obbligatoria”: i progettisti diventano, con le dovute garanzie e tutele, “persone esercenti servizio pubblica utilità”, che sotto loro responsabilità, dovranno direttamente certificare “la completezza e la regolarità amministrativa e tecnica del progetto della documentazione allegata alla domanda di contributo”, “l'importo del contributo concedibile determinato nei limiti del costo ammissibile”, che nel sisma 2016 va da 400 euro a metro quadro per le case con danni lievi , ai 1.450 euro per quelli gravi, a cui si aggiungono maggiorazioni per edifici vincolati e di pregio.

E infine, soprattutto, dovranno certificare “la conformità edilizia ed urbanistica dell'intervento proposto la presenza degli eventuali vincoli a cui è sottoposto l'edificio”.

Questo vale però per i lavori che vanno da 250 mila euro ai 6 milioni di euro. Un range che copre comunque l’80 per cento degli edifici su cui si deve intervenire, e resteranno fuori solo i mega-aggregati con danni gravi, e condomini di grosse dimensioni e con danni lievi.

Questo significa che gli uffici della ricostruzione, ancora sotto organico, nonostante le assunzioni previste dal decreto Sisma, saranno sgravati da non pochi passaggi burocratici. Il tempo medio di redazione di una richiesta di contributo si ridurrà dai sei mesi in media a non più di tre mesi.   

A smaltire migliaia di pratiche sono ora nei quattro uffici speciali, 620 addetti circa.

In Abruzzo sono 47, con un carico di lavoro pro-capite calcolato in 4,6 pratiche, peggior rapporto tra le quattro regioni.

Con il decreto Sisma approvato a dicembre, entreranno complessivamente in servizio 200 addetti. Di queste 7 all’Usr di Teramo, a cui si aggiungeranno 23 addetti, grazie alla legge regionale 8 del 2019.

"Rinforzi importanti – afferma Rivera -  tenuto conto che siamo l’ufficio più sguarnito e con maggiore carico di lavoro. Arriveremo già dopo marzo a 80 addetti, che potrebbero essere anche sufficienti, se il meccanismo dell’autocertificazione si dimostrerà efficace, e in tempi stretti. Con la vecchia procedura, questo è certo, sarebbe servito il doppio del personale”.

In realtà i professionisti avevano alzato le barricate contro l'autocertificazione prevista in una prima versione del decreto Sisma. Soprattutto relativamente alle difformità urbanistiche. Questo perché c’era il rischio di andarci di mezzo, anche dal punto di vista patrimoniale e penale, se si fosse dichiarata ammissibile a finanziamento una modifica edilizia, per poi a posteriori vedersela bocciare da un tecnico dell'Usr, e giudicata come un abuso edilizio, magari in base ad un codicillo spuntato fuori dalle troppe e complicate norme che regolano la materia. 

La novità dell’ordinanza, che ha superato questo inghippo, è contenuta nel seguente passaggio: “il professionista può chiedere nella domanda di contributo l'indizione della Conferenza regionale, neL caso occorra l'acquisizione di pareri ambientali e paesaggistici, sulla tutela dei beni culturali e di quelli ricompresi nelle aree dei Parchi nazionali”.

Insomma, in questo modo il professionista sarà sicuro di non incorrere in brutte sorprese, come quella di dover restituire il contributo della ricostruzione, e questo perchè la sua dichiarazione sarà sottoscritta, e confermata, anche dai rappresentanti della governance della ricostruzione.

E se invece il professionista sbaglia a calcolare l’importo del contributo, che poi magari a lavori avviati, sarà tagliato, con conseguenze anche qui davvero poco simpatiche? La risposta, a tutela anche qui dei progettisti, è contenuta nel passaggio in cui si annuncia una modifica sostanziale alla piattaforma informatica del commissario alla ricostruzione, il Mude. Ad esso sarà aggiunto un software certificato, per il calcolo del contributo da utilizzare da parte dei professionisti.  Se durante la compilazione si commette qualche errore, il software azzera tutto, e impone di ricominciare da capo.

In ogni caso entro 90 giorni gli Uffici speciali devono segnalare e chiedere lumi su ulteriori incongruenze, ai progettisti che hanno autocompilato pratica.

“La novità importante dell’ordinanza – conclude Rivera – che i professionisti saranno tutelati, perché potranno chiedere la convocazione della conferenza regionale in luogo della auto-certificazione della conformità edilizia e urbanistica, potranno inoltre chiedere l’attribuzione preventiva del livello operativo, ovvero il costo parametrico a metro quadro per il calcolo del contributo. Potranno infine avvalersi di un software per la redazione auto-compilativa del calcolo del contributo. In questo modo si minimizzeranno i rischi, sempre possibili nelle autocertificazioni”. Filippo Tronca



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