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SISMA 2009: ''UN PHON PER RIPARTIRE'', I RICORDI DI UN HAIR STYLIST AQUILANO

Pubblicazione: 06 aprile 2019 alle ore 09:00

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L’AQUILA - "Un tendone bianco, semplice e spartano, un piatto di pasta a ora di pranzo, a fare da contorno alla disperazione di quei giorni immediatamente successivi al terremoto del 6 aprile; forbici e spazzole le nostre armi per andare avanti. Questa è stata la nostra ricetta per andare avanti, per non impazzire, per ricominciare da subito, proprio da qui, dall'Aquila, facendo quello che sapevamo fare”.

Lui è Alberico D’Alessandro, noto hair stylist aquilano, che proprio il 9 aprile, a pochi giorni dal terremoto, dalla "data X" indelebile nel cuore  e nella mente degli aquilani, si è rimboccato le maniche e tra macerie e disperazione riaprì immediatamente il suo salone che all’epoca si trovava all’interno della galleria commerciale Barbarossa su Viale Corrado IV.

E oggi, in occasione del decennale, ricorda con AbruzzoWeb quei giorni, trascorsi a rimettere in piedi il suo salone, con una tenda di fortuna sistemata fuori il parcheggio, "10 anni sono una vita, une fetta importantissima. C'erano cumuli di macerie e tantissima polvere. Non ho molte foto di quel periodo, non c'era la voglia e poi i social non avevano questa massiccia diffusione come oggi, non c'era nemmeno Instagram, mi aggrappo allora ai ricordi, si cercava di trovare la forza per un sorriso, ci abbracciavamo per constatare realmente che le clienti erano tornate, e non erano state strappate alla vita dalal forza distruttrice del sisma, come purtroppo accaduto a tanti amici e conoscenti".

"Il parrucchiere non è un bene di prima necessità, ne sono consapevole - spiega - ma in quel momento cercare di reagire mi era sembrata l’unica soluzione e soprattutto abbiamo fornito per giorni un servizio utile dal punto di vista dell’igiene a quelle persone che stavano dormendo in macchina da giorni e c’era il problema del proliferarsi della pediculosi".

E così, a sua spese, ha acquistato il tendone, spostando all’esterno le poltrone, le attrezzature necessarie per riprendere la sua attività; "abbassando notevolmente i prezzi - ci tiene a precisare - in qualche caso regalando proprio il servizio per consentire a tutti di essere ordinati, ma soprattutto puliti. Perché una volta superato lo shock iniziale, c’era anche il problema dell’igiene personale".

Un salone "a cielo aperto, che ci ha consentito di guardarci anche intorno, e toccare se possibile ancora più da vicino, pur avendolo già vissuto sulla nostra pelle, la disperazione di quei giorni. Avevamo un campo allestito proprio di fronte a noi e c’era chi veniva, con la scusa dello shampoo, non solo per sentirsi ordinato, ma per riallacciare le fila di quella 'vita di prima' che manca ancora oggi, dopo 10 anni!".

E tra colpi di spazzola, profumo di lacca e forbici, anche il tempo per gli affetti.

"Consolavamo chi piangeva, chi aveva perso tutto e non sapeva da dove ricominciare, erano giorni strani, non c’era solo l’angoscia a fare da padrone, ma quel senso di impotenza misto a incertezza che rendeva difficili tutte le cose".

Anche il momento dei pasti era diventato comunitario, un'occasone per "non sentirsi soli. Facevamo il sugo e cuocevamo la pasta su un fornello da campeggio per chi si trovava a passare, un modo come un altro per aggrapparci a una socialità sana, semplice, avevamo riscoperto il piacere di stare insieme senza tanti fronzoli!".

"Eravamo disperati, allo sbando, ma c’era quel senso di appartenenza a cullarci e a tenerci compagnia, ci ha fatto sentire vivi. Lo rifarei subito, senza nessun indugio!".

E Alberico D'Alessandro ha trascorso un anno così, nella tenda, a cercare di andare avanti, nel 2010 il suo salone è tornato agibile, ed è potuto rientrare, per decidere poi di spostarsi in un'altra struttura, su viale Giovanni Di Vincenzo.

"È stato difficile, ma siamo ancora qui. Avrei potuto ricominciare da zero altrove, andare via e puntare su me stesso, ma ho preferito restare tra la mia gente, con le persone che mi hanno dato fiducia per tanti anni e mi hanno consentito di ampliare la mia professionalità".

"Non andrò via dall’Aquila, è il posto che amo e che porto sempre nel mio cuore, perché qui ci sono le mie radici, qui ho scoperto la passione per il mio mestiere", conclude.



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