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SECA, ''MINI PROROGA TRE MESI PER RESTITUZIONE NON RISOLVE NULLA''; ARINGO RINASCITA, ''SIAMO ANCORA IN EMERGENZA, NUOVO CRATERE DISCRIMINATO''

SISMA 2016: SINDACI E CITTADINI, 'ANCHE PER NOI RIDUZIONE TASSE SOSPESE COME 2009'

Pubblicazione: 17 ottobre 2019 alle ore 06:42

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L'AQUILA - “Bene la mini proroga, ma resta la questione che i terremotati del cratere 2016 le tasse sospese le dovranno restituire fino all'ultimo centesimo, mentre nel cratere 2009 le hanno restituite al 40 per cento, con una evidente disparità di trattamento”.

L'amara considerazione è di Rinaldo Seca, sindaco di Castelli, comune teramano colpito sia dal sisma del 2009 che da quelli del 2016-2017. In questi giorni, assieme ai colleghi dei 115 comuni di Lazio, Marche e Umbria, devastati dagli eventi dell'agosto e ottobre 2016 del gennaio 2017, anche Seca tira un sospiro di sollievo per la mini-proroga, dal 15 ottobre al 31 dicembre, della restituzione integrale della cosiddetta "busta paga pesante", e cioè della possibilità data ai cittadini di poter usufruire, per 12 mesi dopo il sisma, della sospensione di Irpef e contributi previdenziali. Nel 2009 la restituzione delle  tasse sospese fu invece del 40 per cento dell'importo e con rate a lunga scadenza. Per le aziende e partite Iva sopra una certa soglia pero' poi l'Europa ha richiesto la restituzione integrale, trattandosi, a suo dire, di aiuti di Stato, in un braccio di ferro che va avanti  da anni.Nel nuovo cratere c'e' pero' la consapevolezza che l'atto di “cortesia” da parte del governo Conte bis, sposta di poco la vera questione: la ricostruzione è ancora al palo, e l'emergenza anche economica e sociale non può certo dirsi conclusa.

La crescente rabbia si è manifestata nella riunione del 26 settembre tra sindaci abruzzesi e il commissario straordinario Piero Farabollini, di cui lo stesso Seca, a nome di altri primi cittadini, è arrivato a chiedere le sue dimissioni, lamentando la desolante mancanza di risposte, a lungo attese, e necessarie per sbloccare una ricostruzione al palo da tre anni. Meditando di tornare anche a manifestare a Roma.

Sbattendogli in faccia dati impietosi: a fronte di un danno stimato di 22 miliardi di euro, a tre anni dagli eventi sismici, tra ricostruzione pubblica e privata, finora sono stati erogati nel cratere del centro Italia solo 241 milioni, e sono stati completati gli iter di appena il 10 per cento delle 79 mila richieste di contributo.

Basta del resto farsi un giro nei tanti paesi ridotti ancora a cumuli di macerie, che hanno subito un emorragia di popolazione, sfollati nei grandi centri e sulla costa, che probabilmente non torneranno più. Caso più disperante, in Abruzzo, quello di Campotosto, colpito anche dal sisma 2009, dove si è ancora alla fase dell'abbattimento dei ruderi, e alla rimozione delle macerie.

Da qui l'affermarsi della richiesta di una proroga molto più lunga della restituzione delle tasse, fino al 2024, di un pagamento rateale più dilazionato nel tempo, altro che le 5 rate finora previste dal governo, e sopratutto di un abbattimento dell'importo, come avvenuto a L'Aquila. Almeno nei casi in cui, come i lavoratori dipendenti, le piccole partite iva,  le imprese sotto la soglia del de minimis, per le quali non si rischia di incorrere nel niet dell'Unione europea, in quanto considerati aiuto di Stato, come ben sanno 100 tra imprese e partite Iva abruzzesi del cratere 2009 che rischiano anche loro di restituire le tasse, che erano state ridotte e sospese per 18 mesi, fino all'ultimo euro.

“Io personalmente - commenta Seca - ero contrario a sospensione senza riduzione dell'importo. Ha in molti casi aumentato i problemi, basti pensare alle imprese in crisi che qui soldi risparmiati in imposte sono stati costretti a spenderli, e ora hanno difficoltà a restituirli”.

A lanciare nel nuovo cratere un grido di dolore è anche Dario Tudini, dell'associazione Aringo rinascita, espressione di una delle frazioni di Montereale, in provincia dell'Aquila. Borgo come tanti, di fatto desertificato dal sisma.

“No capisco cosa ci sia da esultare per la mini-proroga, tre mesi di tempo in piu' non risolvono assolutamente nulla. Siamo ancora in piena emergenza, non vediamo nessuna ricostruzione, mancano ancora le normative chiare, i fondi erogati per la ripresa dell'attività produttive sono stati insufficienti ed inefficaci sopratutto nei piccoli centri, che rappresentano al gran parte del cratere. Che se ne fa, ad esempio un attività turistica di un contributo, anche generoso, per riaprire i battenti, se il suo territorio è diventato un deserto, e non possono tornare quelli che hanno le seconde case, quasi tutte terremotate,e che rappresentano la linfa vitale per l'economia locale?”

In questo scenario, dunque, “ le aziende che fatturavano 100 ora fatturano 10. Restituire subito e integralmente le imposte per loro è un'ulteriore mazzata, si aumenta il rischio di indebitamento di massa e fallimenti a catena”.

Da qui "la necessità, da parte della politica, di battersi non solo per spostare in avanti la  restituzione delle tasse sospese, ma anche della loro riduzione, come avvenuto nel 2009, senz' altro per quei contribuenti per i quali non si configura l'aiuto di Stato".

Un atto dovuto, perche' per Tudini , impietoso e' il  confronto con la ricostruzione 2009.

“Dopo tre anni a L'Aquila, al netto di tutte le incertezze problemi iniziali, si era intervenuti in buona parte delle case con danni lievi, nelle periferie, si vedevano già cantieri all'opera anche nei centri storici, e nelle infrastrutture. Da noi il nulla o quasi. La domanda che ci facciamo su queste montagne, a questo punto, è se ci sia la volontà di ricostruire, o se si è già deciso di far morire questi piccoli paesi, per risparmiare in prospettiva miliardi di euro in ricostruzione, di territori ritenuti non strategici”.

 



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