SELENE: LEGALE AQUILANO, ''SUL SISMA LA MIA POESIA PIU' SOFFERTA''

Pubblicazione: 18 febbraio 2014 alle ore 08:07

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L’AQUILA - "Per me la poesia è impeto e, come tale, libera da modelli", quasi un 'fuoco sacro' che l'ha portata a scrivere, di getto, un componimento la notte del sisma del 6 aprile 2009, pochi minuti dopo che la sua città, L'Aquila, era caduta a pezzi sotto i colpi della scossa di 6.3 di magnitudo.

Selene Pascasi, avvocato, scrittrice, poetessa e giornalista spiega la sua concezione di poesia e, raccontandosi ad AbruzzoWeb, parla del suo primo libro Con tre quarti di cuore.

Da anni, come avvocato, la giovane aquilana si occupa di adozioni e separazioni, di maltrattamenti e violenze che si consumano all’interno della famiglia. È stata coautrice di La persona oggetto di reato (2011), edito per Giappichelli e di Sanity and insanity in a criminal trial: the european experience seeks the American experience (2012) per l’American Academy of Forensic Sciences.

Dal 2007, Selene ha una importante collaborazione con Il Sole24Ore, la testata per la quale ha scritto quasi 500 articoli. Nel settembre del 2013 è uscito il suo primo libro di poesie Con tre quarti di cuore che include poesie scritte subito dopo il terribile sisma che nel 2009 ha scosso il capoluogo abruzzese.

Come è nata la tua passione per la poesia? 

La poesia fa parte di me da sempre. Fin da bambina mi soffermavo ad osservare il mondo, per poi elaborare le sensazioni ed affidarle ad un foglio. Scrivere per me è essenziale, è un continuo dialogo con me stessa e con il mondo, una preziosa pausa di riflessione che mi consente di leggermi dentro, ed apprezzare ogni singola emozione, o sfumatura della vita.

Quali sono i tuoi modelli poetici di riferimento? 

In realtà, nessuno. Adoro leggere in modo viscerale, e la letteratura offre modelli impareggiabili, penso a Pessoa, Dickinson, Gibran, Simonov, Bukowski, ma scrivere è qualcosa di personale. Concludo il mio libro con “le mie poesie, parto inatteso di emozioni, mi sono scivolate via dall’anima nei momenti più bizzarri, svegliandomi di notte, interrompendo un sogno… In quei segni, ho rovesciato istanti impercettibili, lacrime, sorrisi. Con quelle parole incontenibili ho litigato, le ho odiate. Poi le ho comprese, amate…”. Per me la poesia è un impeto, e come tale, libera da modelli.

Cosa ha ispirato il tuo libro e quale è il significato del titolo Con tre quarti di cuore

Il libro nasce per caso. Vinco un concorso per aforismi e l’editore Andrea Mucciolo, della “Galassia Arte” mi chiede se ho interesse a pubblicare qualcosa, ovviamente senza contributo. Tentenno, perché mettere a nudo i pensieri non è facile, poi accetto; scrivo 47 poesie in una settimana e le invio senza neanche rileggerle.

Quanto al titolo, è legato a una mia riflessione su “quanto” cuore investo nella vita: non dosare un sentimento è come mettere l’anima sul piatto della bilancia, giocandosela ogni volta. Di qui, l’esigenza di trovare un compromesso con la razionalità, lasciandosi guidare nelle proprie scelte per tre quarti dal cuore e per un quarto dalla coerenza.

Quali sono le tematiche del tuo libro e quali sono le poesie più significative? 

La silloge è dedicata sia al sentimento che a temi più concreti. Parlo di pregiudizio in L'uomo sociale, di ingiustizia in La tua equità, di stupro in Fiaba e Poesia. Ritengo che la poesia possa, e debba, superare i confini di un mondo ovattato, per radicarsi nel reale, scontrarsi con le piaghe sociali e veicolare messaggi funzionali. Un poeta, a mio avviso, non è solo un sognatore, ma un essere umano dotato di uno strumento importantissimo: la comunicazione. E comunicare, è anche scuotere menti e lottare. Per questo, alcuni hanno definito la mia opera come poesia-protesta. Tra le liriche più significative, forse, L’uomo sociale: un grido di allarme diretto a chi antepone un giudizio ad un fatto, generando mostri ideologici in grado di distruggere equilibri, come accade nel caso di condanna sociale presente in Diverso.

Quanto c'è di te nel libro? 

C’è tutto di me. La mia anima è lì, cristallizzata fra le pagine della raccolta: esporsi crea imbarazzo, però fa parte del gioco. Il mio libro, del resto, non vuole essere un monologo ma un dialogo con il lettore, uno scambio di sogni e di emozioni. Un dialogo che conto di proseguire con il mio primo romanzo, per ora ancora in fase di stesura, di cui non posso anticipare nulla: dico solo che tratterà di una storia molto toccante .

Quali sono le poesie che più ti rappresentano?

Dalla prima all’ultima. La più sofferta, però, è L'urlo delle viscere, scritta nella notte del sisma che raccoglie le sensazioni provate quando quel feroce grido della terra ha polverizzato vite, case, ricordi, stravolgendo consuetudini e certezze. Mentre la penna scorreva, riflettevo sul perché di tanto affanno della natura e ho avuto l’impressione che fosse esausta della nostra arroganza e superficialità. Una sciagura che dovrebbe far riflettere sulla transitorietà del nostro passaggio e sul valore immenso di ogni istante, per poi riscoprire l’umiltà, il rispetto e la condivisione.

Poetessa per passione, ma, nella vita, avvocato e giornalista: come si intrecciano le due professioni con la scrittura? 

Si intrecciano più di quanto si pensi. Se da avvocato combatto soprusi nelle aule giudiziarie, da giornalista analizzo le decisioni dei giudici, da scrittrice pubblico un libro sui crimini contro la persona, e da poetessa lotto usando la penna. Fiaba e Poesia, per esempio, nasce proprio da un caso di stupro: parla di violenza e di forza di rinascere, parla della forza che le mie assistite, vittime di “amori” malati, maltrattate ed umiliate, hanno dimostrato di avere, nel rialzarsi e guardare al futuro con maggiore consapevolezza.

Una donna impegnatissima, insomma. Come è iniziata la tua collaborazione con il Sole24Ore

Il mio percorso è particolare, connotato da un evolversi di eventi che definirei “controtempo”: da bimba sognavo di diventare scrittrice e giornalista, poi ho intrapreso la professione forense. 
Un giorno ricevo una telefonata: “Salve, chiamo dal Sole24Ore...”: la redazione, sbirciando sul web, aveva letto alcuni miei contributi, pubblicati su riviste scientifiche e aveva apprezzato particolarmente il mio stile. Così, senza aver mai inviato alcuna candidatura, mi ritrovai a firmare un contratto con l’allora direttore Ferruccio de Bortoli. Ebbene, da quel “giorno qualunque” del 2007, ho pubblicato più di 500 articoli, affiancando la professione di giornalista a quella di avvocato.



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