SANT'AGNESE: L'AQUILA E MALELINGUE, RITORNA LA TRADIZIONE

Pubblicazione: 21 gennaio 2012 alle ore 11:52

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L’AQUILA - Ci siamo. Gli aquilani affilano le lingue, stasera è la sera di Sant'Agnese, la festa delle malelingue e della maldicenza, una ricorrenza tutta del capoluogo che la celebra da generazioni, da centinaia di anni.

Il 21 gennaio e solo il 21 si ritrovano nei ristoranti della città le confraternite o congreghe, gruppi di amici, di colleghi di lavoro, di compagni di scuola, per svolgere libere e democratiche votazioni ed eleggere i più linguacciuti del gruppo.

Tante sono le cariche e tantissime anche le congreghe, 200 contate prima del 6 aprile 2009, sempre oltre 50 nelle due edizioni post-sisma.

La tradizione è a cuore di tanti cittadini ma osteggiata da tanti altri, che hanno fondato perfino un gruppo anti-Sant'Agnese sulla rete sociale di Facebook.

A molti non va giù il tentativo fatto nei primi dieci anni del 2000 da una confraternita in particolare, quella storica dei Devoti della Santa, di elevare la festività da evento popolare a culturale, e parlando di "maldicenza", critica costruttiva e non maligna, piuttosto che di mero pettegolezzo.

Qualcuno, infine, odia proprio la ricorrenza in tutto e per tutto. Eppure la grandissima maggioranza degli aquilani continua a celebrare il cenacolo del 21 gennaio, che prevede riti precisi seguiti scrupolosamente dagli addetti più pazienti e meticolosi di ogni gruppo.

"I miei affari mi annoiano a morte. Preferisco quelli degli altri", diceva Oscar Wilde.

Buona Sant'Agnese a tutti!

TUTTO SANT'AGNESE


LE CARICHE

Le cariche dei più maldicenti sono il tratto distintivo della ricorrenza. Ce ne sono alcune storiche, che ricorrono in tutte le confraternite, ma per il resto anche qui la fantasia degli aquilani si è scatenata e in un altro censimento furono classificate oltre trecento cariche.

Ogni gruppo che si rispetti ha un suo Presidente, quello con la lingua più lunga di tutti, spesso aiutato da un Vice presidente o da un Segretario, che sotto sotto vorrebbero fargli le scarpe.

A completare il direttivo non dovrebbero mancare mai la Lavannara (dialettale per “lavandaia”), colei che... stende bene i panni altrui, la Lima Sorda, che corrode, ma in silenzio, e la Mamma deji cazzi deji atri, che non ha bisogno di molte altre spiegazioni.

Per il resto si può spaziare con la fantasia: da “Ju Zellusu”, quello che protesta sempre ed è incontentabile, alla “Recchia fredda” o “Recchia de prete”, quella che sente tutto, alla “Lengua zozza”, pericolosissima, alla temibile “Vipera”, e così via.

L’ORIGINE

Le storie sull’origine di questa tradizione sono tante e nessuna di queste ha prevalso sulle altre, diventando “ufficiale”.

La cosa sicura è che Sant’Agnese quella “vera”, una giovane romana martirizzata durante l’epoca dell’imperatore Diocleziano, con la maldicenza c’entra poco o nulla. Il nome della festa è collegato solo al fatto che si tiene il 21 gennaio.

Una delle versioni più accreditate è quella delle “malmaritate”, le prostitute del 1300, che venivano accolte nel monastero di Sant’Agnese, ma che spesso fungevano da serve nelle case delle famiglie nobili della città, di cui sapevano tutti i segreti.

Il giorno dedicato alla santa era giorno di festa e di riposo dal lavoro, e le classi più povere ne approfittavano per incontrarsi nelle locande e sparlare a tutto spiano, e lì quelle donne la facevano da padrone.

Un’altra versione tra le più note è quella invece che parla di un gruppo di nobili che si riuniva in una bettola per spettegolare, e le maldicenze furono tante e tanto velenose che furono colpiti da esilio dall’Aquila. Dopo le selvagge proteste per questa decisione, specialmente delle loro mogli, alla fine i maldicenti furono ammessi al rientro, che alla fine avvenne proprio il 21 gennaio, così che quegli aquilani cominciarono a essere additati come “quelli di Sant’Agnese”.

E siccome erano stati graziati solo a patto che non si producessero mai più in maldicenza dentro le mura della città, per ovviare si trasferirono in un’altra locanda fuori le mura, per riprendere come se niente fosse l’attività linguacciuta.

IL PIANETA MALDICENZA

Dopo anni di vita separata, un primo tentativo di coordinamento delle congreghe si è avuto con la "Sant'Agnese delle Sant'Agnesi", organizzata dalla confraternita "Balla che te passa" per la prima volta nel 2002, che riuniva anno per anno gli eletti delle le congreghe più importanti in un'altra conviviale, da celebrare preferibilmente il 21 febbraio, un mese dopo la festa.

Nella seconda metà degli anni Duemila, inoltre, la più antica confraternita aquilana, quella dei “Devoti di Sant’Agnese”, con l’aiuto di altre congreghe storiche e importanti ha puntato a portare sulla ribalta nazionale il culto aquilano della maldicenza, specificando che questa è la critica pungente ma costruttiva rivolta esclusivamente a chi è presente.

Tenendo come punto fisso l’appuntamento a tavola del 21 sera, Sant’Agnese è diventata quindi una tre giorni con un concorso d’arte varia al Teatro comunale del capoluogo, con componimenti in prosa e poesia, in dialetto e in italiano, e, soprattutto, un convegno nazionale per parlare di maldicenza.

Tra gli ospiti nelle varie edizioni, il presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga, il senatore a vita Giulio Andreotti (quest’ultimo solo telefonicamente) e il giornalista Bruno Vespa. Dopo due anni di stop, nel 2012 la manifestazione è tornata, senza convegni con nomi altisonanti ma solo con il concorso teatrale.

SU ABRUZZOWEB FOTO E NOMI DEI LETTORI


AbruzzoWeb darà spazio ad articoli e approfondimenti sulla ricorrenza, pubblicando inoltre l’elenco degli eletti e le foto di tutte le congreghe che ne daranno comunicazione inviando una email a [email protected].



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