AVVOCATO EX PRESIDENTE REGIONE: ''LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO! DOV'E' LA VALANGA DI PROVE DEL PROCURATORE DI PESCARA?''

SANITOPOLI: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA A DEL TURCO A 3 ANNI E 11 MESI

Pubblicazione: 11 ottobre 2018 alle ore 12:29

ROMA - È stata confermata dalla Cassazione la condanna a 3 anni e 11 mesi di reclusione per l'ex governatore dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco nel processo per la "Sanitopoli abruzzese".

In primo grado Del Turco era stato condannato a 9 anni e 6 mesi per associazione a delinquere e altri reati, in appello la pena era scesa a 4 anni e 2 mesi e per una precedente decisione della Suprema Corte era stata esclusa l'associazione e nell'appello bis, svoltosi davanti alla Corte d'appello di Perugia nel 2017, la pena era stata ricalcolata in 3 anni e 11 mesi.

Ad accusare Del Turco di essersi fatto dare 850 mila euro, era stato l'imprenditore Vincenzo Angelini titolare di Villa Pini a Chieti.

Con Del Turco è stato condannato in via definitiva anche Camillo Cesarone, a 3 anni e 9 mesi, ex capogruppo dello Sdi nella Regione Abruzzo.

In sostanza dell'iniziale insieme di accuse sono state confermate quelle di induzione indebita per fatti avvenuti tra il 2006 e il 2007.

Del Turco era stato arrestato nel 2008 ed era rimasto in carcere per 28 giorni, poi 2 mesi ai domiciliari.

LEGALE DEL TURCO, "MONTAGNA HA PARTORITO TOPOLINO"

"Dieci anni dopo, di quella 'montagna di prove' della quale vaneggiava il Procuratore di Pescara (Nicola Trifuoggi, ndr) è rimasto un pugno di fango".

Lo dice l'avvocato dell'ex presidente della Regione, Gian Domenico Caiazza.

"Assolto dalla associazione per delinquere, dalla miriade di abusi e falsi, da 20 delle 25 dazioni di denaro contestate, Ottaviano Del Turco avrebbe dunque ricevuto illecitamente, dei 6 milioni e mezzo originariamente contestati, 850mila euro, non si sa più come, non si sa più perché", fa osservare Caiazza.

"Non essendogli stato trovato indosso un solo euro di quel fantomatico denaro, si è ritenuto sufficiente poter desumere il reato dalle foto sfocate e sospette non della dazione del denaro, ma della presunta visita in casa sua dell’imprenditore Angelini. Un galantuomo innocente non può accontentarsi del crollo rovinoso dell’impianto accusatorio: quel pugno di fango è una infamia, una ingiustizia alla quale non possiamo arrenderci", continua l'avvocato.

"Abbiamo lavorato duramente in questi ultimi mesi, e tra poche settimane depositeremo l’istanza di revisione di questa sentenza ingiusta, alla luce di fatti documentali e testimoniali incontrovertibili. Un pugno di fango è purtroppo sufficiente a distruggere la vita di una persona per bene, che ha onorato e servito da galantuomo le istituzioni della Repubblica; ma noi spazzeremo via anche quello", conclude Caiazza.



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