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SAMANTA DI PERSIO, SCRITTRICE CHE APRE GLI OCCHI SULLE MORTI BIANCHE

Pubblicazione: 03 marzo 2013 alle ore 10:33

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L'AQUILA - Ha iniziato a scrivere per un settimanale, occupandosi dei problemi del lavoro precario. Poi i suoi libri sono esplosi in Italia come una bomba, scatenando lo sdegno collettivo.

Lei è Samanta Di Persio, abruzzese doc nata a Pescara ma residente all'Aquila, da molti anni impegnata per i diritti dei lavoratori, da cui è nato il suo primo libro Morti Bianche.

Una raccolta di racconti potenti, drammatici, di morte ma anche di speranza, speranza che qualcosa possa cambiare. Anche Beppe Grillo ha preso la palla al balzo, scrivendo la prefazione della sua opera.

“Gli operai lavorano senza un minimo di sicurezza né formazione, e proprio per questo gli incidenti accadono sempre nei primi mesi di lavoro. È come se valesse la regola del 'morto uno ne prendiamo un altro'. Nel 2007 ci sono state 1.300 morti bianche, ogni anno ci sono circa 900 mila infortuni”.

Inizia così l'intervista di Samanta ad AbruzzoWeb, tante storie innestate in un complesso di disillusione e amarezza che fan venire voglia di fuggire da un mondo sempre così ingiusto.

“La sicurezza sul lavoro costa troppo - spiega Samanta - così agli imprenditori conviene più pagare gli avvocati per i processi che controllare le proprie imprese. E poi i capi di imputazione sono troppo leggeri, non esistono pene esemplari nel nostro Stato, fino a quando non cambierà la giustizia, neanche la sicurezza sul lavoro migliorerà”.

Quando ha iniziato a scrivere?

All'inizio volevo tentare la strada del giornalismo, scrivevo su un blog di lavoro precario, dei giovani e del precariato. Così ho scoperto che di lavoro si poteva anche morire e succedeva più spesso di quanto pensassi.

Qual è stata la prima storia di cui ti sei occupata?

Andrea Gagliardoni era un ragazzo di 23 anni, ed è morto per un incidente sul lavoro, schiacciato dalla pressa tampografica alla quale stava lavorando. I tre sistemi di sicurezza erano stati tolti, nonostante fossero stati posti i marchi Ce. Per quell'incidente furono condannati i responsabili a 16 mesi di reclusione per omicidio colposo, con sospensione. E da lì ho iniziato a chiedermi se questa morte bianca fosse l'unica ad avere una sentenza così lieve, o se vanno tutte a finire così. Quindi ho iniziato a cercare le storie e ho notato subito che erano accomunate tutte da un filo rosso: la pochissima risonanza che queste avevano, e le circostanze.

Così è nato il suo primo libro, Morti Bianche.

Ho iniziato a scriverlo tra la fine del 2006 e gli inizi 2007 e a quell'epoca volevo anche consultare altri libri ma non ce n'erano. Dopo la strage della ThyssenKrupp ne sono usciti molti e la questione della sicurezza sul lavoro è arrivata al centro dell'attenzione.

Perché ha deciso di dedicarsi proprio a questi argomenti?

Perché sono indignata. Ciò che più mi fa specie è che quando c'è una tragedia del genere ti rendi conto delle storture del nostro Paese, che non c'è giustizia, non ci sono condanne, anche dopo le tragedie gli imprenditori continuano a fare quello che facevano prima. Matteo Valenti era poco piu che 20enne, lavorava in un laboratorio, dove è morto bruciato vivo. L'imprenditore continua a ricoprire il suo ruolo di responsabile del servizio di prevenzione e protezione per oltre 4000 aziende.

Nel 1998, a Piombino, Ruggero Toffolutti è morto per un incidente sul lavoro. Qualche tempo prima si era rivolto a un collega sindacalizzato per delle brutture che aveva notato, ma lui non è intervenuto. Durante il processo il sindacalista e altri colleghi hanno mentito, affermado che era stato proprio Toffolutti a togliere i sistemi di sicurezza, la stessa mattina della sua morte. Solo la Scientifica lo ha scagionato, constatando che su quei sistemi c'era polvere di mesi e non poteva essere stato lui a disattivarli.

Queste storie dimostrano che, se si lavora con sicurezza, ogni vita si può salvare.

Qual è la storia che l'ha colpita di più?

La storia di Franca Mulas, partita dalla Sardegna con il marito e i figli per dare loro una vita migliore, in Lombardia. L'uomo e il figlio iniziano a lavorare per un'azienda edile. Un giorno, mentre sono in cantiere il carico di una gru si stacca e uccide il figlio. A distanza di 15 mesi il padre si rende conto che il ponteggio sul quale stava lavorando era storto, chiede alla moglie di fare una denuncia anonima alla Asl, dopo una settimana riceve una risposta dove le viene detto che non si poteva intervenire perché a corto di personale. Ma il marito era già caduto dall'impalcatura, morendo. Questa donna ha perso due persone, e per entrambi i procedimenti in corso non ha avuto giustizia. Nel primo l'azienda ha dichiarato fallimento, nel secondo gli avvocati della controparte sono stati bravi e sono riusciti a mandare il processo in prescrizione.

Dove bisogna intervenire?

Non ci sono i controlli, gli ispettori della Asl sono carenti, secondo la legge un'azienda può avere un controllo ogni 30 anni e quando ci sono, in molti casi le ditte lo vengono a sapere prima e si organizzano. Si dovrebbe anche cambiare il capo di imputazione, quando si tolgono i sistemi di sicurezza, secondo me, diventa omicidio volontario.

In tutto questo il Ggverno che ruolo ha?

Nessuno. Il governo Prodi aveva previsto un fondo per le famiglie che avevo subito di morti sul lavoro, ma poi è caduto e non se ne è fatto più niente.

Dopo aver ascoltato e anche vissuto queste esperienze, come si riesce ad avere un barlume di speranza che le cose possano cambiare?

Ci sono risvolti positivi, da una morte può nascere qualcosa. Dalla morte di Toffolutti è nata l'associazione nazionale per la sicurezza sul lavoro intitolata a suo nome. Fanno informazione e mettono insieme tante persone, spiegando quello che succede anche con risovolti artistici. Molte madri vogliono testimoniare per dire di stare attenti, di non aver  paura di parlarne, anche una sola vita da salvare è importante, probabilmente non ci sarà giustizia, ma in una visione futura può essere da monito.

Qual è stata la risonanza delle tue opere “scomode”?

Il libro è uscito ad agosto del 2008, da quel giorno ho iniziato a presentarlo e sto continuando tutt'ora, a distanza di 5 anni. Significa che ha ancora validità, l'argomento è talmente attuale che continuano a chiedere i miei interventi, cambiano i volti, i nomi, ma le storie sono sempre uguali.



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