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REGIONE: SENATORE ED EX PRESIDENTE SU TRANSAZIONE DA 4,7 MILIONI, DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE ABRUZZESE, PER IMPIANTO BIOMASSE NEL TERAMANO: 'ENTE REGIONALE NON CHIAMABILE IN CAUSA, PROPOSTA ACCORDO IO L'AVREI GETTATA DA FINESTRA''

SAGITTA: D'ALFONSO, ''VADO IN PROCURA'' L'ACCUSA: ''RESPONSABILITA' DIRIGENTI''

Pubblicazione: 05 novembre 2019 alle ore 12:56

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L'AQUILA - "Il mio auspicio è che qualche magistrato mi chiami a riferire sulla transazione Sagitta, capolavoro alla rovescia di diritto amministrativo, di cui sono stato tenuto all'oscuro, quando ero presidente. Altrimenti sono pronto ad andare io". 

Parole pesanti come pietre, quelle del senatore del Partito democratico, Luciano D'Alfonso, ex presidente della Regione Abruzzo, dal marzo 2014 all'estate del 2018: il parlamentare interviene, e spara a zero, sull'esito della mancata realizzazione dell'impianto a biomasse della Sagitta immobiliare, da 6 megawatt, a Colonnella, in provincia di Teramo, che costerà ora ai contribuenti abruzzesi 4,3 milioni di risarcimento alla società, più 400 mila euro di spese legali. E su cui ora indaga la Corte dei Conti, a cui la Giunta di centrodestra guidata da Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, nell'approvare la variazione di bilancio per pagare l'esborso, ha inviato le carte.

Le indagini, con l’atto di accusa di D’Alfonso, potrebbe subire un'accelerazione. 

Si tratterà di un impiego di preziosissime risorse, in tempi di lesina, su una vicenda che nasce nel 2013, quando la Regione era amministrata dal centrodestra guidata dal presidente teramano di Forza Italia, Gianni Chiodi.

Un epilogo molto grave per la Regione che, tuona D'Alfonso, poteva essere evitato, tanto che arriva a ironizzare, "ho chiesto per iscritto all'Università di Teramo di realizzare sulla vicenda una tesi di laurea, poiché rappresenta l'esatto contrario di quello che deve fare la pubblica amministrazione. Nel senso che mi farebbe dire: è come se la Pubblica amministrazione, invece di fare 13, ha fatto zero". 

D'Alfonso, in una lunga intervista ad Abruzzoweb, afferma infatti che la transazione "non poteva chiamare in causa in nessun modo la persona giuridica della Regione". 

La responsabilità dovrebbe ricadere semmai, afferma l'ex presidente con risolutezza, "su funzionari, dirigenti e giusdicenti zigzaganti, e anche su quei politici che hanno spintonato all'inizio, e poi sono scomparsi". Tutti coloro, insomma, che hanno seguito la pratica nel corso degli anni, determinandone l'esito.

Necessario per comprendere le posizioni assunte dall'ex presidente, destinate ad incendiare il clima politico a palazzo Silone, è ripercorrere, nei passaggi salienti, la vicenda.

L'impianto era stato autorizzato con determina dirigenziale dagli uffici competenti il 10 luglio 2012, quando era presidente Chiodi, riscontrando subito l'opposizione delle comunità locali, dei comitati ambientalisti, e anche del Comune di Colonnella, che subito ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

Si è registrato poi un clamoroso dietrofront: con atto dirigenziale degli stessi uffici, è stata avviata la revoca dell'autorizzazione il 22 luglio 2013, con atto conclusivo nell'ottobre 2014, sempre con atto dirigenziale, senza passaggi in giunta regionale, allora presieduta da D'Alfonso.

Quando però la Sagitta aveva già iniziato a realizzare il progetto, forte dell'autorizzazione precedentemente ottenuta. La società ha dunque a sua volta presentato ricorso al Tar, nel dicembre 2015, chiedendo 56 milioni di euro di risarcimento danni. Forte anche della sentenza dei giudici amministrativi che intanto avevano dato ragione al Comune di Colonnella, e che in un passaggio chiave della sentenza avevano evidenziato "il comportamento illegittimo" della Regione nel dare l’autorizzazione, parlando anche di "negligenza e inerzia", stigmatizzando il modo in cui si è svolta la conferenza dei servizi. 

La Regione non ha impugnato questa sentenza. 

Il Governo del centrosinistra, guidato dal presidente vicario, Giovanni Lolli, che ha sostituito D'Alfonso dopo il suo trasferimento a Palazzo Madama, il 7 febbraio 2018, a tre giorni dalle elezioni regionali, ha deciso di accettare una transazione da 4,3 milioni di euro, "consigliato" da un parere dell’avvocatura regionale, secondo la quale non bisognava rischiare un costo notevolmente più alto, in previsione di una sentenza sfavorevole. 

La Giunta regionale di centrodestra, il 23 ottobre scorso, in qualche modo ha dovuto recepire l’accordo "bonario", e ha disposto la variazione di bilancio da 4,3 milioni per pagare la Sagitta, più 400 mila euro per le spese legali. Ma nello stesso tempo ha inviato gli atti alla Corte dei Conti per verificare se nel poco chiaro percorso ci siano state responsabilità da parte dei diversi funzionari e dirigenti che si sono alternati nella gestione burocratica della vicenda.

L'ex presidente D'Alfonso ad Abruzzoweb non fa che confermare l'opacità dell''intera operazione, rimarcando i gravi errori commessi, che ora saranno pagati dai contribuenti. 

"Non si costruisce così il consenso della Regione alle infrastrutture - attacca il senatore -, non si costruisce così la revoca della Regione, non si gestisce così, con questo livello di indifferenza, la partecipazione della Regione al contenzioso, e non si definisce così una pratica di transazione".

E rincara la dose: "Dall'inizio alla fine rilevo una serie di nodi di condotta che andrebbero utilizzati in un corso di formazione alla Scuola nazionale dell'amministrazione, per dire come non si deve fare. Tutto sembra un gioco di specchi". 

Ma sopratutto l'ex presidente vorrebbe capire "perché si sono ben guardati di presentare davanti ai miei occhi quel malloppo di carte della transazione. Forse perchè l'avrei fatto volare in aria, l'avrei gettato per metà nel fiume Pescara, per metà nel fiume Aterno. Avevo spiegato infatti che quel malloppo di carte non poteva chiamare in causa in nessun modo la persona giuridica della Regione". 

In effetti la transazione è stata approvata in Giunta il 7 febbraio scorso, negli ultimi giorni della legislatura: "Lo hanno presentato l'ultimo giorno utile - insinua D'Alfonso -, scommettendo sulla comprensibile distrazione da voluminosità documentale. Per riuscire ad allineare tutte queste distrazioni c'è voluto un progetto da Harvard University, o di un Satana esterno. Lo ripeto, io gli atti della transazione li avrei gettati dalla finestra".



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