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RUGBY: ADDIO A SORPRESA DELL'AQUILANO CERASOLI,
LA GAZZETTA RENDE OMAGGIO AL MAORI DI COPPITO

Pubblicazione: 24 luglio 2013 alle ore 08:01

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L'AQUILA - La Gazzetta dello Sport rende omaggio con un'intervista al rugbysta aquilano Carlo Cerasoli che dice addio alla palla ovale a soli 29 anni, 20 dei quali passati a spingere e sudare in terza linea, prima con L’Aquila Rugby, poi con Le Fiamme Oro Rugby. 

Nato con il numero 8  sulla schiena e cresciuto nel vivaio neroverde, il Maori di Coppito, come tutti lo chiamano nell’ambiente per la sua carnagione scura e i suoi tanti tatuaggi, si dedicherà esclusivamente al lavoro di poliziotto nella Capitale.

“Non mi aspettavo una pagina intera dedicata a me, sono rimasto davvero stupito. I miei genitori che hanno vissuto con me la mia passione per il rugby si sono commossi nel vedermi sulle pagine del quotidiano sportivo più famoso d’Italia. Un onore, senza dubbio”, afferma ad AbruzzoWeb.

Cerasoli si dice fortunato di aver potuto fare tutto quello che ama di più nella vita, ma anche che questo per lui è il momento giusto per fermarsi.

“Fare il poliziotto mi dà molti stimoli ogni giorno - assicura - Sognavo fin da bambino di fare questo mestiere e amavo il rugby come fosse la mia seconda famiglia. Sono riuscito a fare entrambe le cose. Non tutti hanno la fortuna di poter fare quello che amano. Sono un privilegiato”.

Alle Fiamme Oro dalla stagione 2009/2010 , il Maori ha accompagnato il club della Polizia di Stato nella sua ascesa dalla seria A2 al massimo campionato nazionale.

“Mi sono tolto molte soddisfazioni con questa squadra, la decisione è arrivata serenamente e in accordo con Armando Forgione, dirigente superiore della Polizia e presidente delle Fiamme Oro - continua Cerasoli - Quest’anno ho avuto una sublussazione della spalla e sono stato lontano dai campi per 3 mesi. Anche quest’infortunio mi ha portato a maturare la scelta”.

Uno sport che lo ha svezzato e forgiato nel temperamento e nei muscoli fin dall’età di 8 anni, quando lo storico rugbysta aquilano Natalino Mariani consigliò a sua madre di far giocare a rugby quel “bambino cicciottello”.

“Se non fosse stato per mio padre, sportivo anche lui, che mi invogliava a continuare, nonostante le botte e il dolore fisico, forse avrei mollato. Ero piccolo e le botte mi facevano paura a volte - ricorda - È uno sport molto duro, ma anche vero, genuino. Non faresti mai una scorrettezza a un tuo avversario. Ho avuto una carriera sportiva che ha contribuito a farmi diventare un uomo dentro, ma soprattutto fuori dal campo, anche grazie al legame con giocatori e allenatori eccezionali come Lorenzo Cavallo, Massimo Mascioletti, Francesco Hostiè, Antonello Comperti e Giuliano Rossi”.

C’è un rimpianto, però, che uno sportivo testardo e caparbio come il Maori porterà sempre con sè, ed è la sconfitta dell'Aquila Rugby con il Prato nel campionato 2008/2009, subito dopo il sisma del 6 aprile.

“C’erano 10 mila persone a guardarci quel giorno, venivamo da una serie esaltante di vittorie, ma ci è mancata proprio l’ultima, quella decisiva, che  per noi era anche una sorta di riscatto, dopo la terribile sciagura che ci era capitata. Una sfida in cui abbiamo lottato fino ai supplementari come leoni”, ha ricordato.

C’è il terremoto tra i ricordi più brutti, ma anche tra i più belli della sua esperienza con L’Aquila.

“Fu terribile scoprire della morte di Lorenzo Sebastiani - conclude - Nella tragedia, però, ci unimmo molto e lo spirito di squadra e di attaccamento ai colori neroverdi fu fortissimo. Questo è uno dei ricordi più belli che custodisco nel cuore”.



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