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ROBERTO GIACOBBO, UNA VITA DA 'VOYAGER'
IL CONDUTTORE RAI TRA ECONOMIA E MISTERI UMANI

Pubblicazione: 01 gennaio 2014 alle ore 10:09

Roberto Giacobbo
di

L’AQUILA - "Da giovane volevo fare il fotografo, per viaggiare e girare il mondo. Poi ho scelto di studiare economia e commercio, sempre nelle mie corde, perché mi avrebbe aperto parecchie strade".

Lo racconta ad AbruzzoWeb uno dei principali volti di Rai due, Roberto Giacobbo, giornalista, scrittore, presentatore tv e creatore di programmi televisivi.

Un uomo estremamente professionale e dedito al suo lavoro che, come lui stesso ammette, "mi ha insegnato il rispetto, perché entrare nelle case degli italiani implica tanto rispetto per chi ti segue”.

Sin da giovanissimo, Giacobbo aveva la passione per il viaggio e per la scoperta, due elementi che ha trovato a distanza di anni grazie a  Voyager, uno dei programmi punta della Rai, da sempre concentrato sui misteri della storia e dell'universo.

Giacobbo, tutto è cominciato studiando economia e commercio. Strano, no?

Pensavo che sarei potuto diventare un libero professionista oppure un dipendente o andare all’estero. Beato chi a 18 anni sa già cosa vuole fare nel resto della vita.

Esiste un metodo per avvicinare mondi diversi come il giornalismo, la televisione e la saggistica?

Bisogna prepararsi bene in ogni genere, non c'è dubbio. Il mio 'mondo' è complesso, sono docente all’università di Ferrara nella ex facoltà di Lettere e Filosofia, divulgo archeologia e storia, leggo tantissimo e ho una grandissima passione per lo studio.

L’editore che cura le sue pubblicazioni, la Mondadori, le ha attribuito un’etichetta di creatore di un nuovo genere letterario: il saggio emozionale.

Da quando ho cominciato a scrivere saggi ho avuto degli ottimi riscontri, tant’è che molti sono diventati dei best seller. L’unico modo per scrivere un saggio emozionale, come ha detto la Mondadori, è quello di appassionarsi alla storia vera che si racconta; la materia è fatta anche da chi la insegna e la racconta. Una volta eravamo in Egitto a Il Cairo e mi dissero ‘Roberto tu riesci a togliere la polvere dai geroglifici’. All’inizio non avevo capito a cosa si riferissero ma poi ho capito che era un grande complimento, perché significava che sapevo entrare nel vivo della materia e raccontarla con passione”.

Come risponde a certe critiche nei suoi confronti? Lei è stato accusato di far successo trincerandosi dietro le paure e l’irrazionale, oppure di diffondere leggende metropolitane rendendole appetibili e credibili ai più.

I dati parlano chiaro, di tutte le cose che escono dal nostro programma, le critiche rappresentano lo 0,3 per cento. Questo significa che due persone su tre parlavano solo per protesta perché magari lo avevano sentito dire altrove. Se io e la mia squadra dicessimo cose false non saremmo stati contattati da National Geographic e l’Iran non avrebbe scelto di sottotitolare in arabo la nostra trasmissione. Noi divulghiamo contenuti con la massima precisione. Se usiamo l’indicativo è indicativo, se il condizionale è condizionale. Nella squadra di Voyager lavorano 30 persone giovani e molto competenti. Inoltre collaboriamo con 300 professori e 100 università che controllano che quello che diciamo sia vero e corretto. Se parlo di leggende, sottolineo che sono leggende, non le spaccio per fatti reali o altro.

Chi è Roberto Giacobbo quando si spengono le telecamere?

Una persona normalissima. Per carattere tendo ad essere sempre positivo e allegro, perché già essere in vita è una grande fortuna, è come vincere alla lotteria.

Cosa fa nel tempo libero per rilassarsi?

Nel tempo libero leggo. Ho comprato una casetta proprio in Abruzzo, ma non dirò mai dove. Il posto è piacevole, io e le quattro donne della mia famiglia, mia moglie e le mie tre figlie, ci troviamo bene, viviamo la natura in serenità e abbiamo un modo per staccare la spina visto che non prendono i cellulari.

Un augurio per il 2014.

Andare avanti con entusiasmo. Auguro alla mia squadra di continuare a lavorare serenamente, come ha sempre fatto.

 



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