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RICOSTRUZIONE SEDE STORICA EX CARISPAQ
CAMBIA PRESIDENTE, ''IMPULSO AI LAVORI''

Pubblicazione: 12 giugno 2015 alle ore 08:07

La sede centrale ex Carispaq
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L’AQUILA - Cambio della guardia alla guida di uno dei consorzi più importanti per la ricostruzione di un pezzo decisivo del centro storico dell’Aquila, il palazzo lungo corso Vittorio Emanuele che ospita, tra le altre proprietà, la sede centrale della ex Cassa di risparmio della Provincia dell’Aquila (Carispaq), assorbita nel 2013 dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper).

Una commessa da 12 milioni di euro che, per volere dei proprietari, viene gestita come fosse un appalto pubblico, con oltre 30 manifestazioni di interesse a svolgere i lavori già arrivate, ma si punta ad aumentarle, che venga approvata o meno la nuova legge sui lavori di ricostruzione privata.

L’avvocato aquilano Antonello Carbonara, che aveva il proprio studio professionale nel grande edificio dal lato di via Patini, è stato eletto sostituto dell’ingegnere Pier Alberto Properzi, che aveva guidato la complessa trattazione burocratica dell’aggregato fin dalla sua costituzione.

Le dimissioni sono avvenute, secondo quanto si è appreso, in polemica con alcuni dei progettisti: un intoppo che ha creato un ulteriore allungamento dei tempi di ricostruzione che già si sono dilatati molto rispetto alle iniziali previsioni.

Questo aggregato viene considerato da molti la “chiave” del centro storico, in una zona dove non ci sono uffici pubblici né attività commerciali diurne. Il ritorno di una filiale della banca potrebbe riportare lavoratori e a ruota esercizi “secondari” per rivitalizzare una delle parti più colpite dalla scossa delle 3.32.

“Se mi sono determinato ad accettare l’incarico - spiega Carbonara ad AbruzzoWeb - è perché voglio dare il mio contributo a un qualcosa che faccia da traino alla rinascita del centro storico, qualcosa che tutti gli aquilani si aspettano”.

Oltre agli ampi spazi di proprietà dell’istituto di credito, l’aggregato comprende tante attività commerciali e uffici, sotto i portici del corso, in un edificio di grande pregio, nel cuore della città e del cosiddetto “asse centrale”, che ha avuto la priorità nel cronoprogramma della ricostruzione post-sismica.

Polemiche si sono innescate di recente, quando è stato annunciato che la Fondazione Carispaq avrà un “diritto di prelazione” sull’acquisto della sede storica ancora terremotata, con i sindacati che hanno evidenziato come, in questo modo, la banca abbia ufficializzato l’intenzione di vendere l’immobile e senza specificare la volontà di mantenere la vocazione bancaria con un’agenzia o quantomeno uno sportello.

Il progetto definitivo è depositato presso l’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) e il nuovo vertice confida che si riesca a inserirlo “dalla finestra” nell’undicesimo elenco di lavori finanziati, già pubblicato ma solo in via provvisoria, visto che i soldi non sono ancora disponibili.

Il malloppo sta tardando rispetto alle previsioni a causa degli ormai consueti problemi per lo stanziamento della “cassa”, ovvero dei contanti, a fronte dei soldi di “competenza”, quelli impegnati sulla carta per i lavori, e, secondo alcuni, voce però smentita dai vertici comunali, anche a causa di errori nella precedente rendicontazione.

“Il progetto ancora non esce dall’Usra - prosegue il presidente - e mi auguro che abbia la priorità visto che fa parte dell’asse centrale, come le autorità cittadine hanno sempre detto. Sono state richieste integrazioni e la prossima settimana porteremo a termine gli adempimenti”.

Manca ancora, tuttavia, la scelta della ditta che, in un aggregato di rilevanza e importi così alti, è un processo comprensibilmente delicato, e lo dimostra proprio la trentina di manifestazioni d’interesse già arrivate.

“La nuova legge sulla ricostruzione non sposta nulla per noi, abbiamo già improntato questo lavoro come si trattasse di un appalto pubblico per garantire la massima trasparenza, visti anche gli interessi in ballo è una responsabilità che ci siamo sentiti”, sottolinea il neo presidente.

“Ora si tratta di ricucire le fila, riconvocare l’assemblea dei soci per sostituire il dimissionario Properzi e riaprire il bando per ulteriori impresa che vorranno partecipare”.

Tra l’altro dal bottino dei 12 milioni vanno scalcolati anche 5 milioni derivanti da un’assicurazione della Bper “che vanno reimpiegati sulla ricostruzione, sono vincolati. Avremmo auspicato un anticipo per avviare i cantieri senza aspettare i fondi pubblici - conclude il legale - ma non è mai avvenuto”.



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