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L'AQUILA: A PALAZZO BETTI RESTAURATO PREGIATO PAVIMENTO IN SEMINATO

Pubblicazione: 04 novembre 2016 alle ore 08:27

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L’AQUILA – Palazzo Betti, ex sede del Banco di Roma compreso tra le vie Rosso Guelfaglione, Crispomonti e Cimino, nella parte alta di Piazza Duomo all’Aquila, presto tornerà a mostrare il suo tesoro: una pregiata pavimentazione alla veneziana, tecnicamente chiamata “terrazza o seminato in graniglia di marmo”, dal nome di un particolare tipo di lavorazione inventata appunto da artigiani della Serenissima nel XVI secolo.

La pavimentazione di palazzo Betti, fatta di migliaia di minuscole tessere di marmo accostate con maestria per valorizzare le sfumature cromatiche del materiale, è stata interamente smontata per consentire i lavori di rifacimento e rinforzo di volte e solai, gravemente danneggiati nel sisma del 6 aprile 2009.

La visita al cantiere, a lavori ormai praticamente ultimati, durante il tour di Officina L’Aquila, la rassegna internazionale delle tecniche e dei materiali per la ricostruzione, ha svelato il restauro completo di questo esempio di artigianato italiano: la pavimentazione alla veneziana richiedeva, nei tempi passati, mesi di lavoro per la lucidatura effettuata rigorosamente a mano.

“Il pavimento è stato ripoggiato – ha spiegato Vinicio Polidori, direttore dei lavori per l’impresa Di Vincenzo e Strever, appaltatrice del cantiere per un importo complessivo dei lavori di circa 5 milioni di euro  - invece di mettere fughe che ne avrebbero segnato la partitura e la rottura, i bordi sono stati ricongiunti con la stessa metodologia utilizzata nella posa di origine. Solo leggermente scalfendo la linearità del taglio. Adesso i margini di attacco e stacco si vedono. Tra qualche anno, con l’uso normale, e la patina che il pavimento riprenderà, non si vedrà più nulla e il pavimento avrà ripreso la sua unicità”.

Oggi, palazzo Betti è un “contenitore di funzioni. Un edificio che potrebbe essere destinato ad abitazioni come a uffici, non sappiamo ancora – ha affermato ancora Polidori – Mentre prima del sisma del 2009 il palazzo ospitava una banca, gli uffici dell’ispettorato scolastico regionale e altri uffici direzionali”.

La struttura, storicamente, è piuttosto giovane, posteriore, a quanto sembra, al 1860, voluta dalla famiglia Betti, di quel ceto borghese aquilano arricchitosi con i proventi del commercio,  per elevare ancora il proprio status sociale, dopo il matrimonio dell’erede Roberto con la marchesina Spaventa.

Di sicuro ancora in corso di completamento o quantomeno di modifica, negli anni ’30 del 900, quando si ultimarono le aperture di porte sul prospetto del piano terreno con affaccio sulle vie laterali Cimino e Guelfaglione.

Un edifico però costruito con “murature portanti in elevazioni, fatte di pietrame malamente assortito, di pessima qualità, anche se migliore rispetto a quello trovato in molti altri casi di costruzioni – ha sottolineato ancora il direttore dei lavori - Una malta a base di calce piuttosto scadente ma soprattutto sovrabbondante”.

“Murature rese molto più vulnerabili dal fatto che negli anni hanno subito molte manipolazioni, come aperture di canne fumarie e porte. La consistenza delle murature era arrivata a livelli veramente bassi. Come pure la manomissione degli orizzontalismi, delle volte, e dei solai che in alcuni casi per esigenze erano stati trasformati. Pensiamo solo alla realizzazione dei due ascensori” ha illustrato ancora Polidori, attribuendo a queste problematiche strutturali “il cattivo comportamento della struttura alle sollecitazioni del terremoto e i gravi danni che ne sono conseguiti. Una sorta di effetto a botte, con una curvatura verso l’esterno proprio come i lati di una botte. La deformazione massima era tra il secondo e terzo piano, tant’è che percorrendo le stanze ai vari livelli era visibilissimo il distacco delle volte e dei solai dalle murature portanti”.

Il consolidamento e restauro ha riguardato interventi per migliorare la muratura stessa con iniezioni di malta a base di calce; sono state utilizzate fibre di acciaio sulle pareti, collegandole con dei fiocchi, legando cioè due paramenti murari. Il tetto è stato interamente ricostruito in legno, i pilastri rinforzati con telai in acciaio, come pure volte e solai.

Restaurati gli elementi decorativi in pietra e le pitture dei soffitti.



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