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PREMIALITA' PER ACCESSO A SERVIZI SOCIALI, CASE POPOLARI, CONTRIBUTI; FINO A 20 PUNTI PER 20 ANNI RESIDENZA O ATTIVITA' LAVORATIVA; D'ERAMO, ''PASSIAMO A FATTI, NOI TRAINO MAGGIORANZA''; QUARESIMALE, ''NON E' NORMA DISCRIMINATORIA''

REGIONE: LEGA PRESENTA PROGETTO LEGGE RESIDENZIALITA', 'PRIORITA' AGLI ABRUZZESI'

Pubblicazione: 28 ottobre 2019 alle ore 11:45

L'AQUILA  - "Per noi 'prima gli abruzzesi' non è uno slogan da campagna elettorale, ma una regola aurea che la Regione deve applicare ogni qualvolta si presenti la possibilità. Il principio di residenzialità è solo uno dei modi concreti e a breve ne seguiranno molti altri, per dimostrare il nostro attaccamento all'Abruzzo".

Con queste parole il segretario regionale della Lega, il deputato Luigi D'Eramo, ha oggi sintetizzato in conferenza stampa a palazzo dell'Emiciclo, sede del consiglio regionale, assieme al capogruppo Pietro Quaresimale, il senso del progetto di legge che sarà tra qualche ora depositato, e che prevede una via preferenziale agli abruzzesi residenti, o per chi lavora stabilmente in regione, per l'accesso ai servizi sociali e contributi erogati dalla Regione Abruzzo.

La norma, dal titolo "Disposizioni in materia di accesso agli interventi e di servizi alla persona. Introduzione del principio di residenzialita", con Quaresimale primo firmatario, è composta da soli 5 articoli, e stabilisce che "nell'erogazione dei benefici sociali costituisce titolo premiale per la formazione delle graduatorie dei richiedenti la residenza anagrafica e/o l'attività lavorativa esclusiva o principale in Abruzzo".

Ovvero: 5 punti per la residenza e/o attività lavorativa per almeno 5 anni, 10 punti per almeno 10 anni, 20 punti per almeno 20 anni. 

Sarà comunque compito, si precisa, della giunta regionale "applicare la legge in tutti gli atti di propria competenza anche in diretta al consiglio regionale esperti invece le attività di controllo sulla corretta attuazione della normativa".

Nell'articolo uno si stabilisce che oggetto della norma, "sono le iniziative di politiche sociali a favore dei soggetti piu deboli, l'erogazione dei contrbuti regionali, o di enti locali, altri servizi e utilità economicamente valutabili nonché l'assegnazione di beni anche immobili".

Spiega dunque Quaresimale: "le prestazioni nel dettaglio saranno fissate nel regolamento da parte della giunta, ma è evidente che ci rientrano in pieno servizi quali ad esempio l'accesso alle case popolari, agli asili nido, al bonus bebè, ai sostegni di varia natura a seguito di calamità naturali come terremoti e dissesti idrogeologici".

E tiene a sottolineare: "Non è una norma discriminatoria, ma di giustizia e buon senso, in linea con i nostri principi. Una norma che rappresenta anche un cambio di passo nell'azione di governo regionale".

Un tasto, quest'ultimo, su cui ha battuto con insistenza D'Eramo: "Ogni settimana presenteremo un progetto di legge - annuncia infatti il segretario -, ce ne sono ben 20 in arrivo, a firma della Lega, e del gruppo ottimamente coordinato da Quaresimale".

Segno tangibile, per D'Eramo, della ferma intenzione da parte della Lega di rafforzare e il suo ruolo di guida della maggioranza di centrodestra del presidente Marco Marsilio, Fratelli d'Italia. Aspetto che ha già creato forti fibrillazioni con gli alleati di Fdi e Forza Italia. 

"I primi sei mesi di legislatura sono serviti ai nostri consiglieri e assessori, per far fronte alle scadenze più immediate - spiega D'Eramo -, e per studiare e analizzare la situazione che ci ha lasciato in eredità il centro-sinistra. Ora è arrivato il momento di passare con decisione a tradurre in atti concreti, quello che ci siamo impegnati a fare davanti ai cittadini. La legge sulla residenzialità, è una di questi atti. La Lega, che ha 10 consiglieri di maggioranza su 17 e 4 assessori su 7, ha il diritto e il dovere di essere la locomotiva dell'azione di governo".

In conferenza stampa è stato poi spiegato che la norma abruzzese non correrà il rischio di impugnazione per incostiuzionalità, come ad esempio accaduto alla legge regionale della Liguria, fortemente voluta dal presidente Giovanni Toti, molto apprezzata dal leader leghista Matteo Salvini, e che prevedeva per gli stranieri extracomunitari non meno di dieci anni di residenza consecutiva ai fini dell'assegnazione di una casa popolare. Norma però bocciata dalla Corte Costituzionale, in quanto il requisito è stato considerato "discriminatorio" e "in violazione della normativa internazionale e comunitaria".

"Nella nostra norma, si parla di premialità, non di esclusione, e dunque non si espone a nessun rischio di incostituzionalità", assicura Quaresimale.

 



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