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REGIONE ABRUZZO: DIFFIDA DELLA UIL,
''ANNULLARE TRASFERIMENTI DIPENDENTI''

Pubblicazione: 11 gennaio 2017 alle ore 09:30

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L'AQUILA - La riorganizzazione della macchina burocratica della Regione Abruzzo, rischia di crollare come un castello di carta.

Il soffio fatale lo vuole dare la Uil Funzione pubblica, che ha recapitato una diffida al presidente Luciano D’Alfonso, ai suoi assessori e ai capi dipartimento, in cui si danno 30 giorni di tempo per annullare i trasferimenti a L’Aquila e Pescara di una settantina di dipendenti, in buona parte del settore Agricoltura, che fino a qualche mese fa lavoravano in altre città, come Avezzano, Sulmona e Teramo.

Oltre quella data il sindacato andrà in Procura, per chiedere l’esecuzione della sentenza di novembre del giudice del lavoro Maria Rosaria Pietropaolo del Tribunale di Teramo, che ha condannato la Regione Abruzzo per "comportamento antisindacale", in quanto quei trasferimenti sono stati decisi senza consultare le organizzazioni e le rappresentanze sindacali, come impone invece la legge.

Nella diffida la Uil intima alla Regione, "l'esecuzione di quanto sentenziato dal Giudice", ovvero "il divieto a dare prosecuzione alle condotte censurate, di reiterare le medesime condotte, l'obbligo a rimuovere gli effetti, tutti ed indistintamente, inclusi quelli contenuti negli atti connessi e conseguenti e di esporre il provvedimento del giudice mediante affissione all'interno dei locali aziendali, in modo da renderlo visibile a tutti per il tempo stabilito dallo stesso giudice".

In assenza di un'iniziativa da parte dell'ente Regione, si conclude nella diffida, "allo scadere del trentesimo giorno dal ricevimento della presente, provvederemo a formalizzare un atto di significazione alla competente Autorità Giudiziaria per il più a praticarsi nei confronti di eventuali responsabili".

Fare marcia indietro però per la Regione non è cosa facile. Non si tratterebbe infatti solo di riportare nelle orginarie sedi i dipendenti traferiti altrove, e che tengono il fiato sul collo del sindacato, perché di fare anche cento chilometri al giorno per recarsi al lavoro non ne vogliono più sapere.

A quel punto, spiega la stessa Uil, andrebbe rifatta tutta la pianta organica, ed anche il piano triennale, in cui si stabilisce nel medio lungo periodo quanti impiegati e quali funzioni servano nei vari uffici. A complicare il quadro del resto anche l’arrivo dei dipendenti delle province, e i 170 prepensionamenti decisi da D’Alfonso con l’intento di far risparmiare oltre 4 milioni di euro l’anno ai contribuenti abruzzesi, tenuto conto che i dipendenti regionali sono troppi, rispetto all’effettivo bisogno.

Si può dunque ipotizzare che la Regione, per il momento, attenda le mosse della Uil e preferisca poi giocarsi eventualmente la partita in tribunale, dove il reato contestato sarebbe quello dell’articolo 328 del codice penale, ovvero il rifiuto e l’omissione di atti d’ufficio, più altre sanzioni amministrative in capo ai dirigenti che non hanno dato seguito alle disposizioni del giudice.

Sempre meglio che smontare il castello faticosamente costruito.



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