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RECINTI CATTURA PENNE: ROSSI CONTROREPLICA A RISERVA, ''ANIMALI FERITI''

Pubblicazione: 18 giugno 2019 alle ore 12:13

PENNE - "Nel mio esposto vengono citati gli articoli di Legge, mentre nelle vostre risposte solo cose aleatorie per buttare fango verso chi lavora e produce. Perché non hanno citato articoli di Legge che regolarizzano le trappole? Visto che si tratta di un progetto sperimentale sarebbe opportuno sapere quanto costa, visto che sono soldi pubblici. Se la gabbia funziona come ci spiegate il sangue sulle tavole a più di due metri di altezza come testimoniano i video?"

E' uno dei passaggi della controrepilca dell'allevatore e cacciatore Dino Rossi, che si firma come referente dell'associazione Cospa, alla durissime considerazioni di Osvaldo Locasciulli, biologo e membro a titolo gratuito del Comitato di gestione della Riserva naturale regionale lago di Penne, in provincia di Pescara, e del gestore Cogecstre,di cui è presidente Fernando di Fabrizio, uniti nel contrattaccare al fuoco di fila di accuse di Rossi.

Rossi ha presentato una segnalazione alla Procura della Repubblica di Pescara, dopo che il consiglio comunale di Penne, l'8 maggio scorso, ha approvato un regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva, tramite l’adozione di recinti di cattura, di cui uno entrato in fase di sperimentazione, catturando già 30 ungulati. Rossi ritiene infatti l'iniziativa "illegale", in quanto a suo dire "la legge italiana vieta l'utilizzo delle gabbie, e le direttive della Comunità Europea, ritiene questo metodo "non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali". E comunque nel caso di Penne, per Rossi ci sarebbero "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie, e soprattutto, in ogni caso non può essere un Comune a decidere di collocare gabbie di cattura, ma semmai la Regione. Rossi infine ribadisce contro gli "animalisti di turno" che l'unica soluzione è sparare ai cinghiali, anche dentro i Parchi e le Oasi

Tutto falso, fuorviante  e diffamatori, per Locasciulli  e Di Fabrizio, che ribattono punto su punto sull'assoluta e certificata legittimità e sopratutto efficacia dell'iniziativa. Annunciando querele nei confronti di Rossi, per le affermazioni false e diffamatorie riferite nella sua nota. Innanzitutto "la Regione Abruzzo ha demandato la gestione della Riserva Naturale Controllata al Comune di Penne con Legge 26 del 1987, in applicazione dell’articolo 8 della legge regionale 61 del 1980. Anche la legge regionale 38 del 1996 sancisce che è il Comune a gestire la Riserva. Inoltre la Regione Abruzzo ha sollecitato le Riserve naturali, con due recenti Tavoli sull’Emergenza Cinghiali, in presenza delle varie autorità coinvolte (Prefettura, Carabinieri forestali, Vigilanza provinciale, sindaci ed Aree protette) ad avviare urgentemente tutte le azioni possibili allo scopo di limitare la presenza eccessiva (e persino, allarmante) dei cinghiali all’interno delle Aree protette, e di tal guisa, avviandosi così il sistema (ormai già collaudato all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali) dei recinti di cattura".

Poi il recinto di cattura "è alto due metri la sperimentazione attuatasi il 31 maggio 2019 è stata temporanea allo scopo di verificare lo stato di stress degli animali, tanto che la settimana successiva in presenza del veterinario della Asl di Pescara, dottor Silvio Cardone, i cinghiali non hanno subito alcun maltrattamento, come attestato negli stessi documenti ufficiali redatti e agli atti. Anche l’ispezione sul recinto di cattura di Penne da parte del Dipartimento di Prevenzione per il Benessere Animale della Asl di Pescara non ha dato luogo a rilievi di alcun genere. Del resto, la procedura per il monitoraggio e controllo numerico per il ripristino degli equilibri ecologici all’interno dell’area protetta ha seguito un iter piuttosto minuzioso ed articolato iniziatosi già nel 2013 con continui monitoraggi. Le autorizzazioni da parte dell’Ispra per le catture di cinghiali all’interno della Riserva si sono ripetute nelle annualità 2017, 2018 e 2019. E’ stato avviato il monitoraggio sanitario e per la verifica dello stato sanitario degli animali trattati, da parte dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, e si è in attesa di conoscerne risultati. Per cui è del tutto evidente che il metodo sperimentato nella Riserva Naturale per il controllo numerico degli ungulati, tutela al massimo grado possibile lo stato sanitario ed il benessere degli animali grazie alla presenza dei veterinari lungo tutto il percorso della filiera".  Come ovvio, tutto in regola, e autorizzato dagli organi competenti, nella cessione degli animali catturati ai mattatoi, da parte del Comune. 

Argomenti che non convincono però Rossi. 

LA NOTA COMPLETA DI ROSSI

Mi aspettavo una replica da parte dell’oasi di Penne, un po' più corposa, ma vi siete limitati ad attaccare i cacciatori che a questa cosa non centrano nulla, ma è ora che l’opinione pubblica sappi la verità sulla gestione delle aree protette.

Faccio presente che di mestiere faccio l’imprenditore agricolo e per 25 anni non sono andato più a caccia, ho rinnovato gli ultimi tre anni proprio causa dei notevoli danni che la mia azienda ha ricevuto dagli animali del Parco Nazionale Monti della Laga.

I cinghiali, come tutti sanno escono dal del Parco, come succede nelle zone limitrofe alla vostra oasi per oltre 15 anni facendomi danni di 32 mila euro in due anni.

Ho avviato un’azione legale e la risposta dei due Giudici, prima quello ordinario e poi quello della corte d’appello è che il controllo della selvaggina spetta alle regioni anche all’interno delle are protette.

Certo che la rabbia è tanta poi quando si legge che l’oasi di Penne si vende i cinghiali che in realtà hanno nutrito i miei colleghi contadini! I due gestori della Cogecstre forse non hanno letto la legge che vieta l’utilizzo delle Gabbie non solo quella Italiana, ma addirittura anche quella Europa.

Nel mio esposto vengono citati gli articoli di Legge, mentre nelle vostre risposte solo cose aleatorie per buttare fango verso chi lavora e produce. Perché non hanno citato articoli di Legge che regolarizzano le trappole? Visto che si tratta di un progetto sperimentale sarebbe opportuno sapere quanto costa, visto che sono soldi pubblici. Se la gabbia funziona come ci spiegate il sangue sulle tavole a più di due metri di altezza come testimoniano i video? Perché quando catturate e caricate gli animali chiudete l’accesso a chi volesse venire vedere? Come mai sono state fatte modifiche in corso d’opera come si nota dalle foto? I spuntoni che si vedono sono per far grattare gli animali in relax!! Secondo voci ben informate la prima cattura non è andata a buon fine, i cinghiali hanno ribaltato la gabbia anche se è stata costruita con un progetto di un ingegnere che non si conosce il nome. 

Per fortuna che si è trattato di una gabbia, se era una casa poveri a chi ci stava dentro!!! Quando si parla dell’uso delle armi e della pericolosità è bene fare chiarezza: il tiro utile di carabina 30.06, una delle più usate dai cacciatori arriva a bersaglio a 1300 metri solo a parabola può raggiungere 3 o 4 km, ma si da il caso che i cinghiali non volano. Comunque sparando ad altezza d’uomo a 1300 metri la palla scende di un m. 1,30, quindi non avete da temere per i vostri attributi!

Il territorio di Penne, come tutto l’Abruzzo, è un territorio collinare difficilmente si ha uno spazio che superi i 400 metri, quindi tutti questi allarmismi sono solo strumentali, per legalizzare qualcosa di illegale! È bene far sapere che i punti di spari vengo individuati prima che il selecontrollore si apposti. Voglio ricordare che la Legge 394/90 sulle aree protette prevede l’abbattimento da parte dei proprietari terrieri, anche nella vostra oasi.

Siete fortunati che io non ho un appezzamento di terra all’interno dell’oasi altrimenti avrei applicata la legge arbitrariamente senza il consenso di nessuno. Ho letto che avete contattato un legale: se è un legale onesto vi dirà sicuramente che voi non avete nessun diritto a vendere una proprietà dello stato, perché come dice la 157/92, la selvaggina è proprietà indisponibile dello stato, quindi secondo la Legge né la Cogecstre, né il Comune di Penne non hanno nessun titolo al prelievo e alla vendita di un bene dello Stato. Per quanto riguarda la qualità della carne: come può essere commestibile la carne di un cinghiale che viene ammazzato dopo 4 o 5 ore dalla cattura. Immaginate tutti gli animali ammassati in poco spazio, animali selvatici che al minimo rumore prendono spavento e si azzuffano tra di loro riportatolo ferite gravi, a questi si aggiungono 2 o 3 ore di viaggio per arrivare ad Avezzano.

Mi meraviglia come il dott. Bucciarelli abbia potuto autorizzare una specie di carne macinata vivente!! comunque verrò personalmente a visionare questo progetto e nel contempo comunico che mercoledì prossimo sarò a Penne per incontrare tutti gli agricoltori che hanno contribuito all’ingrasso dei cinghiali venduti all’euro cash in via San Andrea Avezzano. Come si fa a dare la colpa ai cani da caccia che sono fuori forse 2 mesi l’anno, quando esistono i lupi h 24 che spingono i cinghiali nelle zone antropizzate, mentre la caccia con l’utilizzo del cane è aperta tre mesi l’anno e i cinghiali difficilmente fanno ritorno nelle aree protette se qualora dovessero uscire. la maggior parte delle rimesse dei cinghiali sono dentro le aree protette che in Abruzzo tra oasi parchi e riserve hanno superato di gran lunga quello consentito dalla Legge.

Quindi se ci ritroviamo questo annoso problema è dovuto proprio all’indifferenza di chi gestisce le innumerevoli aree protette in Abruzzo, che si allargano a macchia d’olio con consigli di amministrazioni tecnici a spese del cittadino. Voglio chiudere con una domanda: Perché chi dovrebbe tutelare gli animali dello Stato li cattura e li vende?



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