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REATO: DALLA VALLE ATERNO A MARCARE PATO, ''MILAN GRANDE SQUADRA, MA TIFO INTER''

Pubblicazione: 06 marzo 2012 alle ore 08:06

Fabio Reato con la maglia del Milan
di

L’AQUILA - Un aquilano a Milanello che marca Alexandre Pato.

Cresciuto calcisticamente nel Valle Aterno, Fabio Reato, difensore classe ’93 “made in L’Aquila” è approdato a Milano a soli 15 anni.

Dopo il ritiro poco fortunato con gli Allievi dell’Inter per il centrale aquilano si sono spalancate le porte del settore giovanile del Milan.

Nonostante abbia respirato per tre anni l’aria della Milano rossonera, fatta di campioni e calcio spettacolo, è rimasto con i piedi per terra tanto da definirsi in primis un “ragazzo semplice con una vita normale”.

Oggi in forza nella “Berretti” del Pavia, formazione di Prima Divisione girone A, Reato è aggregato da novembre con la prima squadra.

Non è mai stato espulso né ha preso una multa e affronta le difficoltà che il calcio può presentare lavorando sodo e avendo fiducia in se stesso.

Spettatore attento dei compagni di squadra più esperti, dai quali cerca di cogliere giornalmente insegnamenti, il giovane difensore racconta ad AbruzzoWeb le emozioni vissute da quando ha salutato la propria città natale per dedicarsi seriamente al calcio.

Raggiunto al telefono sul treno per Milano dopo l’allenamento pomeridiano a Pavia, il giovane calciatore, dall’ormai impercettibile cadenza aquilana, rivela anche il nome della squadra in cui da sempre sogna di far parte. 

Partiamo dal principio della tua carriera. Sei uno dei giovani talenti “sfornati” dal Valle Aterno. Che ricordo hai dei tuoi primi calci?

Quando ho iniziato a giocare a pallone cambiavo una squadra ogni mese, poi sono arrivato lì e quella è stata la mia prima vera formazione. Mi ha allenato dai 10 ai 15 anni Massimiliano De Rosa, un mister importantissimo per la mia formazione.

Nell’estate 2008 c’è stata la svolta. A 15 anni sei finito nelle giovani del Milan…

In realtà avevo fatto i provini all’Inter tanto da andare in ritiro con gli Allievi, poi sono stato scartato. Meglio così perché il Milan si è interessato a me e sono stato due anni negli Allievi allenato da Fulvio Fiorin e l’anno passato nella “Berretti” con Carmine Nunziata. Già da aprile-maggio scorsi sapevo che sarei andato via perché ho capito che non avrebbero puntato su di me.  

Non capita a tutti che si spalanchino le porte di Milanello. Che ricordo hai?

Noi andavamo poco lì. Una volta abbiamo fatto un’amichevole con la prima squadra: tutto un altro mondo! È stato bellissimo. Purtroppo quel giorno non c’era Alessandro Nesta, ma ho avuto l’onore di marcare Pato. Inizialmente l’amichevole era prima squadra vs “Berretti” poi il secondo allenatore del Milan Mauro Tassotti ha richiesto soltanto tre giovani, due difensori e un attaccante. Così sono stato scelto e all’inizio mentre giocavo ero davvero emozionato e spaesato, ma poi è sparito tutto. Pensavo di trovare i calciatori del Milan distanti, invece sono stati molto gentili e ci hanno anche fatto i complimenti quando facevamo qualcosa di buono.

Tu che hai avuto l’opportunità di marcare Pato, cosa pensi di tutte le polemiche che ci sono sul suo rendimento?

Non è facile fare il calciatore. Quando giochi a quei livelli hai tutti addosso. Credo per lui sia soltanto un periodo così. 

Il presidente rossonero Silvio Berlusconi l’hai mai visto?

No, mai. Era sempre molto impegnato e non è mai capitato di vederlo.

C’è un calciatore su tutti a cui ti ispiri? 

Sì, ma è meglio tenerlo per me. Posso svelare che il mio sogno da quando ero piccolo è quello di giocare nell’Inter. 

E cosa hai provato quando hai indossato la maglia del Milan?

Sinceramente non ho pensato a nulla. Il Milan è una squadra importante e non mi facevo nessun tipo di problema. 

Quali sono le tue peculiarità in campo?

Sono un difensore centrale alto 1 metro e 92 centimetri e il mio punto di forza è il colpo di testa. Sono giovane e sicuramente devo migliorare alcune cose. Per un difensore è importantissimo avere il senso tattico. Devo dimostrare qualcosa in più anche dal punto di vista della cattiveria in campo.

Parliamo della tua squadra attuale: il Pavia. Sei nella rosa della “Berretti” e aggregato in prima squadra. Come ti trovi?

Pavia è l’ambiente ideale per crescere. La società è seria e bisogna capire quando si è ingaggiati cosa vuole un club e se vuole puntare su di te. Nella “Berretti” il mister è Roberto Di Paola e giochiamo il sabato pomeriggio. In prima squadra quest’anno si sono alternati ben quattro allenatori, ma ognuno di mi ha dato qualcosa. L’obiettivo è la salvezza e, al momento, la situazione sta migliorando con l’ultimo mister arrivato. Da novembre sono aggregato fisso e fine novembre ho fatto una panchina a Como. Dall’inizio della stagione si sono alternati in panchina Lele Domenicali, Rosario Pergolizzi, Claudio Sangiorgio e il neo arrivato Giorgio Roselli.

Nel calcio, come nella vita, ci sono alti e bassi. Come un giovane domina la tensione nei momenti meno rosei?

Credo occorra sempre lavorare bene. Se sei tranquillo e hai fiducia in te, anche gli altri, compreso il tuo allenatore, crede nelle tue opportunità. I fattori esterni sinceramente mi interessano poco.

Sei stato mai contattato dall’Aquila Calcio?

No, mai. Sinceramente se mi avessero contattato avrei rifiutato di vestire la maglia rossoblù perché la mia vita ormai è lontana dall’Aquila. 

Sentendoti parlare sembra che tu abbia perso anche la cadenza aquilana. Che legame hai con la tua città natale?

Sì, ormai ho perso la cadenza, ma il dialetto lo ricordo bene. All’inizio tornavo all’Aquila molto di più, poi piano piano ho perso quasi tutti i contatti fatta eccezione per un caro amico e i miei cugini. Torno a casa in occasioni delle feste e quando esco incontro qualcuno che conosco. Sento ancora e a volte vedo Davide Di Fabio (portiere aquilano in forza nel Sassuolo ndr) con cui ho vissuto al Convitto per due anni quando eravamo nel Milan. 

Il 20 marzo compirai 19 anni. Di Fabio quando è stato intervistato da questo giornale non aveva la patente, tu ce l’hai?

(risata) Tra qualche settimana ho l’esame di guida. Credo che Davide poi l’abbia presa!



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