di Giorgio Alessandri
L’AQUILA - Il declassamento del rating dell’Italia a BBB+ operato dall’agenzia Standard & Poors pesa come un macigno sull’economia nazionale e, ancora di più sulle sorti dell’Abruzzo, bloccato dai conti in rosso della sanità e il blocco della ricostruzione post-terremoto.
Ricostruzione che, secondo l’economista Giuseppe Mauro, ordinario di Politica economica all’Università “D’Annunzio”, “potrebbe essere il volano per l’intera regione. Se si mettesse in moto la leva economica dell’edilizia - spiega ad AbruzzoWeb - a cascata si creerebbero le condizioni per uno sviluppo del settore e dell’indotto per anni”.
Sulla bocciatura del rating del Belpaese, il professor Mauro spiega che si tratta di una misura “che ha riguardato l’Italia, ma anche altri nove Paesi dell’area euro. È evidente - prosegue - che la nostra moneta non è mai stata vista con favore negli Stati Uniti e da queste agenzie. Certo, questo declassamento ci porta tra gli ultimi del continente e tutta l’azione di risanamento del governo Monti diventa ancora più difficile da attuare”.
Sul giudizio di S&P, comunque, secondo il docente universitario pesa “il giudizio negativo che è rimasto sulla politica italiana, nonostante l’azione del nuovo esecutivo nazionale. I mercati - sostiene Mauro - sembrano non avere fiducia sul processo di riforme annunciato dal premier, sulle liberalizzazioni che tardano ad arrivare e che non hanno seguito la manovra finanziaria che ha penalizzato cittadini di ogni categoria sociale”.
Per l'esperto la scarsa fiducia dei mercati “rischia di esporre ancora di più l'Italia nei confronti degli speculatori. Il declassamento era prevedibile - ammette - visto come l’Europa ha trattato i problemi di Grecia e Portogallo: è mancata una seria politica d’interventi per arginare il problema che avrebbe poi investito il resto dell'Unione”.
Di fronte a uno scenario così duro, famiglie e piccoli risparmiatori, da sempre, hanno trovato rifugio “nei beni reali, ovvero immobili e oro. E immagino che anche in questo caso accadrà lo stesso”.
"In Abruzzo - conclude Mauro - la situazione rischia di essere ancora più grave perché il vero problema è lo sviluppo. Se riuscisse a partire davvero la ricostruzione la nostra regione si salverebbe dal tracollo e riuscirebbe a reggere il confronto con le economie più forti per anni”.
15 Gennaio 2012 - 08:00 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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