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FOCUS SU DATI ANAGRAFICI AGGIORNATI A FINE 2019: POPOLAZIONE DIMINUISCE IN AREE MONTANE, RECORD MENO 20 PER CENTO A VILLA SANTA LUCIA TORRICELLA PELIGNA E PENNADOMO

RAPPORTO ISTAT: L'ABRUZZO A DUE VELOCITA'
ENTROTERRA SI SPOPOLA, LA COSTA CRESCE

Pubblicazione: 14 febbraio 2020 alle ore 08:00

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L'AQUILA - Il dramma che vive l'Abruzzo, esemplificato nel concetto assai frequentato e dibattuto della "regione a due velocità", ha come plastica rappresentazione una mappa elaborata dal Sole24ore, che rende interattivi gli ultimi sconfortanti dati dell'Istat, sulla diminuzione della popolazione in Italia dal 2015 a fine 2019. 

In essa, più i comuni tendono verso il rosso, più lo spopolamento è accentuato, al contrario le tonalità di azzurro indicano un incremento di abitanti. Ebbene: il rosso, colore dell'emergenza, in Abruzzo si concentra nelle aree interne, diventando prevalente e acceso in quelle interessate dal sisma 2016, tra l'Aquilano e il Teramano. Il record di flessione della popolazione è il meno 21%, dal 2015 ad oggi, a Villa Santa Lucia, in provincia dell'Aquila, e il meno 20% a Torricella Peligna e Pennadomo, in provincia di Chieti.

Mentre sulla costa prevalgono le tonalità azzurre, con incremento più consistente a Tortoreto, in provincia di Teramo, pari al 3,9%.

Ci sono però eccezioni anche sulle montagne, dove spicca il più 8% di Pizzoli, vicino L'Aquila, e addirittura il più 19% di Aielli, vicino ad Avezzano. 

Altro dato su cui riflettere è il calo della popolazione, seppur contenuto, in tutti e quattro i comuni capoluogo.

Allargando lo sguardo, il calo demografico complessivo in Italia è stato calcolato dall'Istat nel 2019 in 116 mila italiani in meno rispetto all’anno precedente, che prosegue in maniera costante ormai da qualche tempo.

La popolazione del nostro Paese arriva così a 60 milioni e 317mila persone, ovvero circa mezzo milione in meno rispetto al massimo storico raggiunto nel 2015. 

Quella abruzzese da 1 milione e 332 mila nel 2015,  ad 1 milione 1.311 mila al primo gennaio 2020.

La discesa è il risultato di diversi fattori, sostiene l'Istat, come il basso numeri di figli – soprattutto da parte degli italiani “nativi”, mentre gli immigrati tendono ad averne di più – che non riesce a compensare il numero di decessi. 
Nel 2019 sono nati infatti 435mila bambine e bambini mentre sono morte 635mila persone: per ogni cento deceduti nascono oggi 67 bambini, mentre dieci anni fa ne nascevano 96. 

Questa differenza viene in qualche misura attenuata dal saldo fra espatri e arrivi dall’estero, dove troviamo 307 mila iscrizioni all’anagrafe italiana e 146 mila cancellazioni verso altre nazioni.

Al 1° gennaio 2020 gli stranieri residenti ammontano a 5 milioni 382mila, in crescita di 123mila unità. (+2,3%) rispetto a un anno prima. La popolazione residente straniera costituisce dunque l’8,9% del totale (era l’8,7% un anno prima).

L'Abruzzo è però tra le regioni dove il saldo è negativo, ovvero sono più coloro che partono che quelli che arrivano, con un saldo negativo di 1,3 ogni mille abitanti.

C'è poi la lettura, focalizzata sui singoli territori abruzzesi, che potrebbe essere di spunto, non è mai detta l'ultima, per pianificare politiche a livello regionale, volte a frenare lo spopolamento lì dove il fenomeno è più drammatico.
Si diceva dei comuni capoluogo: quelli abruzzesi registrano tutti una flessione di residenti rispetto al 2015. Chieti -2,9%, Pescara - 1,7%, Teramo -1,2%, e L'Aquila -1,1%.

Tra le città maggiori spicca poi il - 4% di Sulmona, mentre cresce, o comunque tiene, la popolazione nelle città costiere, basti fare l'esempio già citato di Tortoreto (+3,9%), ma anche di San Giovanni teatino (+3,8%) Francavilla (+1,8%), Vasto (1,5%), Montesilvano (+1,3%).

Venendo ai piccoli centri: la situazione è drammatica nelle aree montane in tutte e quattro le province.

Per non parlare di quelle colpite di terremoto del 2016, dove la ricostruzione è ancora una chimera.

In provincia dell'Aquila rispetto al 2015 si registrano forti flessioni di popolazione residente a Campotosto (-13%) Cagnano Amiterno (-13%), in provincia di Teramo, Pietracamela (-10%), Crognaleto ( - 8,7%) e Castelli (- 7,1%). 

Situazione difficile anche sui monti della Laga, dove Valle Castellana arriva a perdere il 9% della popolazione.

In provincia dell'Aquila spicca -15% di Cocullo, il -13,3% di Ortona dei Marsi, - 11,7% di Gioia del Marsi, il -11% di Tione degli Abruzzi, 

In provincia di Chieti perde il - 20% della popolazione Pennadomo, - 12,3% a Pizzofeffrato e  -10% di Pennapedimonte 

In provincia di Pescara situazione particolarmente difficile a Villa Celiera (-11%), Abbateggio (-10%), e a Castiglione a Casuaria (- 9,1%)

Ci sono però anche Comuni dell'entroterra terremotato aquilano che aumentano a sorpresa la popolazione: sono i casi, oltre al citato Pizzoli, Calascio 7,1%, San Demetrio del 4,7%, Scoppito 3,8%, Castel del Monte 3,7%, Villa Sant'Angelo 2,1%.

Capire come piccoli paesi montani acquistano in controtendenza popolazione invece di perderla, è una buona base di partenza, per trovare una soluzione al dramma dello spopolamento delle aree interne.



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