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PROTESTA ANARCHICI: DI BENEDETTO, ''SERVE GARANTE DETENUTI, PENA SIA UMANA''

Pubblicazione: 17 giugno 2019 alle ore 13:19

L'AQUILA - “L'Abruzzo è forse l'unica regione in Italia a non avere il garante regionale per i detenuti. Auspico, pertanto, che la nomina venga discussa il prima possibile in Consiglio regionale”.

Così Americo Di Benedetto, consigliere regionale del gruppo Legnini Presidente, su una questione che per anni è stata al vaglio del consiglio abruzzese nella passata legislatura. Anche per motivi legati alla esigenza di una maggioranza qualificata, ma anche per problemi in seno alla maggioranza, il centrosinistra non è riuscita ad effettuare la nomina. Il consigliere di centrosinistra che è all’opposizione, nella nota sottolinea che “nel carcere dell’Aquila due detenute del reparto di massima sicurezza sono in sciopero della fame dal 29 maggio”. 

“Protestano per l'isolamento a cui sono costrette e denunciano una struttura chiusa e dura! La garanzia della certezza della pena non può escludere la tutela dei diritti basilari delle persone, men che meno privarle di un senso di umanità – si legge ancora nella nota -. La pena in uno stato di diritto non deve mai perdere il faro della rieducazione e della speranza. Voltaire diceva che il grado di civiltà di una nazione si misura dalla condizione delle proprie carceri. L'episodio dello sciopero della fame evidenzia la criticità di un carcere come quello dell'Aquila, adibito esclusivamente a detenuti e detenute in 41 bis ed ora anche con una sezione per detenute in massima sicurezza”.

Secondo Di Benedetto, “l’Abruzzo ha diversi istituti penitenziari e tutti con tante problematiche. Alla luce di queste considerazioni si rileva ancor più l’urgenza della nomina del Garante regionale dei detenuti”. “Il garante serve per aiutare le stesse Istituzioni a capire le problematiche di un mondo diverso da quello nostro, il mondo della reclusione. Questo mondo non va delegato solo agli addetti ai lavori, direttori, funzionari e agenti penitenziari, ma deve coinvolgere la società nel suo complesso – spiega Di Benedetto -. Il carcere non deve essere una scuola per poi tornare a delinquere, ma deve aiutare a far cambiare in positivo le persone che hanno sbagliato! Non è una cosa semplice, ma va perseguita”.



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