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PREZZI: ABRUZZO REGIONE PIU' CARA D'ITALIA,
+247 EURO ANNUI PER LA FAMIGLIA ''TIPO''

Pubblicazione: 11 agosto 2019 alle ore 08:26

L'AQUILA - L’Abruzzo è la regione d’Italia dove i prezzi sono cresciuti di più nel mese di luglio.

Lo afferma il Codacons, riportando i dati sull’inflazione diffusi oggi dall’Istat.

In base ai numeri definitivi dell’istituto di statistica, l’Abruzzo conquista il primo posto della classifica delle regioni dove i prezzi corrono di più.

Con un tasso di inflazione al +0,9% (seguita da Puglia +0,8% e Liguria +0,7%) l’Abruzzo registra a luglio l’aumento più corposo dei prezzi al dettaglio, più del doppio della media nazionale pari al +0,4%.

Numeri che hanno conseguenze dirette sulle tasche delle famiglie residenti: considerati i numeri ufficiali dell’Istat sulla spesa per consumi a livello regionale, l’inflazione al +0,9% comporta un aggravio di spesa pari a +247 euro annui per la famiglia “tipo” abruzzese, contro i +123 euro annui a famiglia della media nazionale.

Di contro le Marche sono la regione dove i prezzi scendono di più (-0,1%) determinando un risparmio annuo pari a 28 euro a famiglia residente.

PREZZI AL CONSUMO

Nel mese di luglio 2019, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri una variazione nulla rispetto al mese precedente e aumenti dello 0,4% su base annua (era +0,7% a giugno); la stima preliminare era +0,5%.

La decelerazione dell’inflazione è dovuta quasi esclusivamente all’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +4,3% di giugno a -5,2%), solo in parte bilanciata dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +0,7% a +1,5%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,5% a +1,8%) e dal ridursi dell’ampiezza della flessione dei prezzi dei Beni durevoli (da -1,9% a -1,4%).

Sia l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sia quella al netto dei soli beni energetici accelerano di un decimo di punto, rispettivamente da +0,4% a +0,5% e da +0,5% a +0,6%.

La stabilità congiunturale dell’indice generale è dovuta a dinamiche opposte: da un lato calano i prezzi dei Beni energetici regolamentati (-3,6%), dei Beni alimentari non lavorati (-0,9%) e dei Beni energetici non regolamentati (-0,8%); dall’altro crescono, per lo più per fattori stagionali, i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7% per entrambi).

Invertono la tendenza i prezzi dei beni (da +0,5% a -0,1%), mentre rimane stabile l’inflazione dei servizi (a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra i due raggruppamenti è quindi positivo e pari a +1,1 punti percentuali (era +0,5 a giugno).

L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,7% per l’indice generale e +0,6% per la componente di fondo.

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% (da +0,2% di giugno), quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto dello 0,7% (da +0,5%), registrando in entrambi i casi, quindi, una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dell’1,8% su base mensile, a causa principalmente dei saldi estivi di Abbigliamento e calzature di cui il Nic non tiene conto, e cresce dello 0,3% su base annua (rallentando da +0,8% di giugno); la stima preliminare era +0,4%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e un aumento dello 0,2% rispetto a luglio 2018.

IL COMMENTO

I dati definitivi di luglio - si legge nel report dell'Istat - misurano un’inflazione che si posiziona al livello più basso da novembre 2016. Rispetto alla stima preliminare, si accentua l’inversione di tendenza dei prezzi degli Energetici regolamentati. Sono in particolare le tariffe sul mercato tutelato del gas di rete e dell’elettricità, che, diminuendo a fronte dell’aumento di luglio dello scorso anno, determinano questo andamento dei prezzi degli Energetici regolamentati. Il contributo alla crescita dei prezzi al consumo di questa componente da positivo diventa quindi negativo e l’inflazione al netto degli energetici, in un quadro di inflazione debole, per la prima volta da dicembre 2016 è al di sopra dell’inflazione generale.

LE DIVISIONI DI SPESA

La decelerazione dell’inflazione è imputabile per lo più all’inversione di tendenza dei prezzi di Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (da +3,2% di giugno a -0,3%), e in misura minore al rallentamento di quelli dei Servizi ricettivi e di ristorazione (da +1,4% a +1,1%); tale andamento è solo in parte compensato dall’accelerazione dei prezzi dei Prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +0,3% a +0,8%).

La divisione di spesa Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, a causa della presenza di prodotti appartenenti al raggruppamento dei Beni energetici regolamentati, registra un contributo negativo pari a -0,032 (a giugno invece era positivo e pari a 0,344 punti percentuali).

Le divisioni di spesa che contribuiscono maggiormente a spiegare la variazione dell’indice generale sono i Servizi ricettivi e di ristorazione e Altri beni e servizi, che contribuiscono rispettivamente per 0,147 e 0,133 punti percentuali alla variazione dell’indice generale. Il principale contributo negativo rimane quello delle Comunicazioni (-0,220 punti percentuali).

LE TIPOLOGIE DI PRODOTTO

La dinamica inflazionistica del mese di luglio è caratterizzata da un lato dall’inversione di tendenza dei prezzi dei beni (da +0,5% a -0,1%), dall’altro dalla stabilità di quelli dei servizi (+1,0% come a giugno). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni è quindi positivo e pari +1,1 (era +0,5 a giugno).

L’inversione di tendenza dei prezzi dei beni è dovuta quasi esclusivamente ai Beni energetici regolamentati (da +4,3% a -5,2%; -3,6% in termini congiunturali) a causa dei prezzi dell’Energia Elettrica mercato tutelato (da +3,2% di giugno a una variazione nulla in termini tendenziali; +1,4% il congiunturale) e del Gas di città e gas naturale (da +5,4% a -8,0%, -6,2% su base mensile).

Anche i prezzi dei Beni energetici non regolamentati contribuiscono, seppur lievemente, all’inversione di tendenza dei beni, ampliando di poco la loro flessione (da -0,6% a -0,9%, -0,8% rispetto a giugno 2019); in particolare i prezzi del Gasolio per mezzi di trasporto passano da -1,3% a -1,4% in termini tendenziali (-1,1% su base mensile), la Benzina rimane stabile a -2,0% (-0,8% rispetto al mese precedente), gli Altri carburanti da -0,1% a -3,1% (-1,7% il congiunturale) e il Gasolio per riscaldamento passa da -0,8% a -0,9% (-0,1% su base mensile); si segnala infine un calo congiunturale pari a -0,8% per i prezzi dell’Energia elettrica mercato libero.

Andamento opposto è osservato per i prezzi dei Beni alimentari non lavorati, che accelerano da +0,7% a +1,5% (-0,9% su base mensile) per effetto dell’andamento dei prezzi dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (da +5,1% a +7,7%, -1,5% il congiunturale) e della Frutta fresca o refrigerata (da -4,2% a -1,7%, -3,2% rispetto a giugno 2019).

Riducono poi la loro flessione i prezzi dei Beni durevoli (da -1,9% di giugno a -1,4%). La stabilità dei prezzi dei servizi è dovuta a contrapposte tendenze.

Da un lato accelerano i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti da +1,5% a +1,8% (+0,7% il congiunturale), a causa dei prezzi del Trasporto aereo passeggeri (da +2,3% a +6,9%, +4,4% su base mensile). Nello specifico, i Voli nazionali passano da -11,9% a -0,9% (+3,6% il congiunturale) e i Voli internazionali da +7,8% a +9,7% (+4,7% su base mensile).

Dall’altro rallentano i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (la cui crescita passa da +1,3% a +1,1%; +0,7% la variazione congiunturale) e in particolare di Alberghi e motel (da +2,0% a +1,6%, -1,7% su base mensile) e di Villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili (che registrano un’inversione di tendenza da +1,2% a -2,8%, +17,7% il congiunturale).

Da ricordare, infine, in questo quadro, l’ampliarsi della flessione dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (da -5,9% a -6,6%).

I DATI DEL TERRITORIO

A luglio 2019, in tutte le ripartizioni geografiche i prezzi decelerano rispetto a quanto osservato nel mese precedente: l’inflazione è leggermente al di sopra della media nazionale al Sud (da +0,8% di giugno a +0,6%) e nelle Isole (da +0,7% a +0,5%); il Nord-Est e il Nord-Ovest registrano un dato pari al dato nazionale (+0,4%), rispettivamente da +0,8% e da +0,6% del mese precedente; un’inflazione al di sotto della media nazionale caratterizza invece il Centro (da +0,5% a +0,1%).

Nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome e nei comuni non capoluoghi di regione con più di 150mila abitanti quelli con l’inflazione più elevata sono Bari (+1,2%), Bolzano (+1,0%), Catania, Modena, Trieste e Verona (+0,9% per tutte e quattro), mentre i capoluoghi che registrano una flessione, seppur lieve, sono Ancona, Livorno e Ravenna (-0,3% per tutte e tre), Perugia (-0,2%) e Bologna (-0,1%).



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