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PRECARI RICOSTRUZIONE CHIEDONO INCONTRO A GOVERNO, ''LAVORARE E' NOSTRO DIRITTO''

Pubblicazione: 10 ottobre 2018 alle ore 18:21

L'AQUILA - "Senza peccare di presunzione crediamo che il nostro ruolo e soprattutto la nostra esperienza siano fondamentali per il territorio. Noi gestiamo, insieme agli altri lavoratori a vario titolo impiegati, la ricostruzione di una Regione duramente provata da un terremoto disastroso ed orgogliosamente ci sentiamo parte di una rinascita che è avviata ma non certo conclusa. Cosa chiediamo? Semplicemente di continuare a farlo, perché oltre ad essere un nostro desiderio è anche un nostro diritto".

È un passo della lettera aperta, firmata dai circa 25 lavoratori a tempo determinato dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere del sisma 2009 dell'Aquila, inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ai vice presidenti del Consiglio dei Matteo Salvini e Luigi Di Maio, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti e al sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività Culturali abruzzese, Gianluca Vacca, chiedendo un incontro al Ministero.  

"Abbiamo già percorso le strade canoniche, quelle che ci sembravano adeguate a risolvere una situazione che, a nostro giudizio, deve e può essere risolta a livello territoriale, abbiamo infatti già formalmente coinvolto tutte le strutture che a livello locale e sovraordinatoavrebbero gli strumenti per gestirla, ma non abbiamo ottenuto alcun risultato", precisano i dipendenti.

LA LETTERA COMPLETA

"Egregio presidente, egregi onorevoli, con la presente lettera aperta ci rivolgiamo a Voi per rappresentare uno stato di cose che potrebbe apparire di poca rilevanza rispetto al complesso scenario che si trova ad affrontare il nostro Paese e voi per esso, una problematica, per tanti versi emblematica, che riguarda i lavoratori del sisma Abruzzo 2009, assunti a tempo determinato, in servizio presso gli Uffici Speciali per la Ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del Cratere. Abbiamo già percorso le strade canoniche, quelle che ci sembravano adeguate a risolvere una situazione che, a nostro giudizio, deve e può essere risolta a livello territoriale, abbiamo infatti già formalmente coinvolto tutte le strutture che a livello locale e sovraordinatoavrebbero gli strumenti per gestirla, ma non abbiamo ottenuto alcun risultato. Solo per parlare delle più recenti iniziative: c’è stato un incontro l’11 settembre 2018alla presenza di Giampiero Marchesi coordinatore della struttura tecnica di Missione, dell’ingegnere Raniero Fabrizi, titolare dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dell’Aquila ed ad interim dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere, dei rappresentati della funzione pubblica regionali, provinciali e le Rsu della Cgil; c’è stato un incontro del tavolo regionale il 21 settembre 2018 alla presenza del presidente vicario della Giunta Regionale, Giovanni Lolli, del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, del coordinatore dei sindaci del Cratere, Francesco Di Paolo, delle sigle sindacali e dell’Ance; c’è stato il coinvolgimento dei rappresentanti dal tavolo di coordinamento dei Comuni del Cratere riunitisi il 27 settembre 2018. Nessuna di queste iniziative ha portato a risultati concreti, tanto che il giorno 8 ottobre 2018 siamo stati costretti a proclamare, nostro malgrado, lo stato di agitazione sindacale. Sì, nostro malgrado, perché il lavoro che noi svolgiamo non è un lavoro come gli altri, noi siamo consapevoli di avere un ruolo "speciale" come è "speciale" la vocazione degli Uffici presso cui lavoriamo; senza peccare di presunzione crediamo che il nostro ruolo e soprattutto la nostra esperienza siano fondamentali per il territorio. Noi gestiamo, insieme agli altri lavoratori a vario titolo impiegati, la ricostruzione di una Regione duramente provata da un terremoto disastroso ed orgogliosamente ci sentiamo parte di una rinascita che è avviata ma non certo conclusa. Cosa chiediamo? Semplicemente di continuare a farlo, perché oltre ad essere un nostro desiderio è anche un nostro diritto. Le coperture normative ci sono: una serie di modifiche di quanto disposto dall’articolo 67-ter, comma 3, del decreto-legge 22 giugno 2012, numero 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, numero 134 consente di prorogare i nostri contratti fino al 31 dicembre 2020. Ma una serie di piccoli e, a detta dei nostri interlocutori, "insormontabili" problemi di carattere formale (a riprova del fatto che ancora una volta si antepongono gli aspetti burocratici alle esigenze concrete del Paese), non consente di procedere alla proroga dei contratti in scadenza. Questo stato di precarietà assume carattere ancor più allarmante perché si inserisce in un generale condizione di assenza di figure di riferimento che consentano di programmare il futuro dell’organizzazione degli Uffici, con una prospettiva temporale adeguata alle esigenze della ricostruzione. In tale situazione chi dovrebbe prendersi la responsabilità di prorogare i contratti? Contratti che, peraltro, per una assurda scelta operativa, sono stati posti in capo non già agli Uffici presso i quali i lavoratori prestano servizio, ma dei Comuni che ne ospitano la sede (rispettivamente il Comune dell’Aquila e il Comune di Fossa). La mancata proroga, tra l’altro, ci precluderebbe ogni possibilità di esercitare il diritto di ricorrere alle previsioni relative alla stabilizzazione di rapporti contrattuali di cui al Decreto legislativo 25 maggio 2017, numero 75 articolo 20 (Legge Madia), per i quali abbiamo maturato i diritti soggettivi di accesso. Certi che riusciate a comprendere lo spirito che anima le nostre rivendicazioni, confidiamo nella vostra attenzione e nella possibilità di un incontro".

 



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