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DOPO CROLLO VIADOTTO MORANDI EX MINISTRO CHIESE MONITORAGGIO, CONSEGNATO DA ENTI A SETTEMBRE 2018: IN ABRUZZO INDICATE 87 PRIORITA', E FONDI PER 91 MILIONI; CARUSO, ''E' PASSATO PIU' DI UN ANNO, E DA ALLORA NESSUNO CI HA FATTO SAPERE NULLA''

PONTI A RISCHIO, PROVINCE IN RIVOLTA, ''CHE FINE HA FATTO DOSSIER INVIATO A TONINELLI?''

Pubblicazione: 01 novembre 2019 alle ore 07:45

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L'AQUILA - A cosa è servito il monitoraggio sulle condizioni di sicurezza dei ponti che anche le quattro province abruzzesi in fretta in furia sono state obbligate a fare nell'agosto 2018, dall'allora ministro pentastellato delle Infrastrutture Danilo Toninelli?

A chiederselo, oltre un anno dopo, i presidenti dei quattro enti abruzzesi, che hanno la delega alla viabilità, visto che da allora non si è mossa foglia: nessuna comunicazione, nessuna convocazione, ne' figuriamoci almeno l'annuncio di futuri stanziamenti di denari. Necessari per cominciare a intervenire sulle 87 infrastrutture, sulle 114 monitorate nelle quattro province, considerate "priorità uno", ovvero vetuste, ammalorate, già soggette a limitazione del transito o della portata, se non chiuse. Per un costo stimato di 91.426.470 di euro.

Ci sarebbero poi 980 ponti da monitorare, hanno calcolato gli uffici provinciali, per stabilire l'effettiva condizione statica, operazione dal costo di 101 milioni di euro.

Il diktat di Toninelli fu diramato a poche ore dal crollo del viadotto Polcevera di Genova del 14 agosto, che ha provocato 43 morti. Ed entro la prima settimana di settembre tutte le 76 Province italiane hanno risposto alla richiesta del Ministero, inviando i dati, in una corsa coltro il tempo. 

E' passato più di un anno, ed ora, come confermano furenti ad AbruzzoWeb i presidenti delle province abruzzesi, di quelle considerevoli moli di carte, tabelle e documenti non se ne è saputo più nulla.

Toninelli del resto non c'è più, sostituito nel governo Conte bis, nel dicastero delle Infrastrutture, dalla dem Paola De Micheli, che ha un rapporto di vicinanza all'Abruzzo, essendo stata nel governo Gentiloni commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016. E che si spera riprenda finalmente la "pratica ponti" in mano. 

Il presidente della Provincia dell'Aquila, Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro, la butta sull'ironia.

"Gli uffici hanno lavorato tutto agosto, i nostri impiegati hanno rinunciato alle ferie, per ottemperare a quanto richiesto dal ministero, in tempi record. Poi, consegnato il rapporto nessuno si è fatto più vivo. Neanche una telefonata da parte di un dirigente ministeriale per informarci su come procedeva l'iter, su quali sarebbero stati i prossimi passaggi per arrivare a decisioni concrete. L'impressione è che si sia trattato solo di uno spot, utile a dimostrare all'opinione pubblica l'impegno del governo sulla sicurezza delle infrastrutture, dopo il crollo di Genova. Passato il clamore mediatico, tutto è tornato come prima".

Sulla stessa lunghezza d'onda, assai critica, il presidente della provincia di Chieti, Mario Pupillo, sindaco di Lanciano. 

"Ci hanno dato pochi giorni di tempo per fare il report, abbiamo fatto una corsa contro il tempo, poi nessuno si è fatto più sentire. Di ponti da gestire ne abbiamo oltre 300, di varie dimensioni, e tutti hanno bisogno di controlli approfonditi e manutenzione, visto che il più 'giovane' ha 40 anni di vita. E prima si interviene più si risparmiano soldi. L'unico considerato a rischio, era il Ponte nuovo del Sangro, sulla strada che collega Lanciano ad Atessa, su cu siamo intervenuti con fondi nostri". 

E incalza, "dal governo abbiamo avuto solo 8 milioni di euro per le frane, per i ponti assolutamente nulla. E per fortuna grazie al Masterplan per il sud, e all'impengo dell'ex presidente Luciano D'Alfonso, abbiamo ottenuto 15 milioni per la sola viabilità. Lo sa quanto invece ci ha dato di fondi ordinari il Ministero? Solo 3,5 milioni di euro l'anno fino al 2023, che sono ben poca cosa, ci asfalti appena 25 chilometri di strade all'anno, degli oltre 1.800 chilometri di cui doverci prendere cura...".

Fortemente contrariati anche i presidenti della Provincia di Pescara, Antonio Zaffiri, sindaco di Collecorvino, e della Provincia di Teramo, Diego Di Bonaventura, sindaco di Notaresco, eletti ad ottobre 2018, e l'iter immobile dei ponti, l'hanno ereditata da predecessori, rispettivamente Antonio Di Marco e Renzo Di Sabatino.

Zaffiri conferma che non si hanno avuto più notizie di quel report. Eppure la Provincia di Pescara è stata forse l'unica in Italia che aveva già avviato il monitoraggio sulla condizione dei suoi 63 ponti, finanziato con 460 mila euro e affidata a quattro studi di ingegneria di livello nazionale, già nella primavera del 2018, ben prima dell'emergenza dettata dalla tragedia di Genova. Monitoraggio che aveva evidenziato criticità, ad esempio, sul vertiginoso ponte di Salle, a cavallo del fiume Orta. 

Il presidente teramano Di Bonaventura, spiega che “le Province sono proprietarie insieme ad Anas e autostrade del numero più alto di ponti. Noi ne abbiamo 274. Molti di questi in alta montagna e con più di cinquant’anni di vita. Strutture che hanno bisogno di una manutenzione annuale mentre alle Province sono state tolte anche le risorse proprie. I tradizionali tributi che arrivano dall’imposta di trascrizione delle auto e l’addizionale Enel. Dobbiamo trasferirle in buon parte allo Stato e poi contrattare continuamente i finanziamenti come fossimo un qualsiasi organismo e non un ente locale". 

"A questo, nel nostro caso, si aggiungono danni da terremoti e alluvioni. Oggi lavoriamo quasi esclusivamente con i fondi sisma o interventi speciali ma con questi ripariamo danni. Quello che manca, ed è molto grave sul piano della sicurezza, sono proprio i fondi che in via ordinaria ogni anno dovresti spendere per la manutenzione e la prevenzione. Il risultato è evidente e l’instabilità politica del Governo certamente non aiuta, ogni volta bisogna ricominciare da capo con interlocutori diversi. Una situazione inaccettabile", conclude Di Bonaventura.



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