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PISTOLETTO, ''L'AQUILA SI TRASFORMA E RINASCE
DALLA COMUNITA' DOPO IL SISMA E GLI 'STRACCI'''

Pubblicazione: 26 dicembre 2014 alle ore 08:14

Michelangelo Pistoletto
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L’AQUILA - Una bellezza antica e immobile che abbassa lo sguardo sul mondo ridotto a caos e brandelli.

Un po’ come gli antichi palazzi aquilani, che sono rimasti in piedi la notte del 6 aprile 2009, circondati da macerie e distruzione. O come i centri storici del “cratere”, silenziosi e vuoti, assediati dall’invasione delle brutture che si moltiplicano nel post-sisma, dalla dozzinale edilizia post bellica ricolorata con gusto pacchiano, grazie ai contributi della ricostruzione.

Continua ad aprire orizzonti di senso la Venere degli stracci, rimasta in esposizione fino al 23 dicembre al liceo scientifico “Bafile” dell’Aquila, opera del 1967 del grande artista Michelangelo Pistoletto, tra i più celebrati protagonisti dell’arte contemporanea a livello planetario.

Per Pistoletto è stata l’occasione per rinsaldare un legame oramai stabile con la città, da cui è fatalmente attratto, e ascoltare le sue parole è la conferma che per una buona ricostruzione post-sisma non basta il sapere degli ingegneri, dei tecnici e dei periti, ma anche la parola dei poeti e le visioni degli artisti.

“La Venere degli stracci - spiega Pistoletto ad AbruzzoWeb - è anche la bellezza che fissa la bruttura del nostro tempo, c’è una connessione tra ciò che nel tempo non muta, e gli stracci, che rappresentano la trasformazione, ma anche il punto estremo del consumismo, per così dire consumato. L’opera vuole rappresentare anche la fine di una storia oltre la quale c’è una rinascita”.

E altre feconde chiavi di lettura a filiera corta, che interessano cioè la città terremotata, può evocare quella Venere enigmatica.

Perché il riferimento costante alla classicità riporta al mito dell’agorà, della piazza, in cui è nata tanti secoli fa in Grecia, l’idea di democrazia.

“Il mio interesse, anzi il mio sogno - spiega Pistoletto - è fare dell’Aquila, dal punto di vista artistico e sociale, un emblema della trasformazione. Da qui credo possa partire veramente la rinascita, da un terremoto fisico, ma anche più in generale da un terremoto politico, economico e morale che abbiamo tutti subìto”.

La cosa più importante è, però, secondo l’artista, “ritrovare una comunione tra tutti i cittadini. Sono loro a dover rifondare il centro storico, perché è li che è il cuore, ora sanguinante, della città - sottolinea - E non può essere imposta una soluzione, devono essere i cittadini a trovarla attraverso la partecipazione e la discussione”.

Partire dunque dalla piazza, intesa come luogo di incontro e comunione di intenti.

“Dobbiamo ricreare all’Aquila il mito della cooperazione, partendo da suo centro, il cuore pulsante dove avveniva l’incontro, lo scambio e la festa - sostiene - Occorre un punto per ripartire, una cattedrale laica che rappresenti lo spirito dell’Aquila e degli aquilani, e lì attivare la spinta creativa dell’arte che porti fermento, con l’essenziale contributo dei giovani, degli studenti”.

E un po’ di fermento lo ha portato lo stesso Pistoletto, ad aprile di quest’anno, davanti all’auditorium di Renzo Piano, dove decine di persone hanno partecipato a una performance collettiva, riproducendo con una catena umana il simbolo del Terzo paradiso, tre cerchi continui che sono riconfigurazione del segno matematico d’infinito, altra tema costante dell’estetica di Pistoletto, già a partire dai primi anni ‘90

“Il primo paradiso - spiega l’artista - è quello naturale di quando eravamo dentro alla mela. Con il morso della mela uscivamo dalla natura e creavamo il Paradiso artificiale: il secondo Paradiso, che ormai divora la mela. Adesso entriamo nel terzo Paradiso integrando pienamente la vita artificiale nella vita naturale. È l’opera planetaria di cui noi tutti siamo gli autori. E il terzo paradiso come emblema della trasformazione, è dunque un pensiero di fondo che dovrebbe accompagnare la ricostruzione e rigenerazione di questa città”.

Città che Pistoletto immagina anche come un albero, come un essere vivente, “che cinque anni fa ha subito un durissimo colpo, ma dai cui oggi vediamo ricrescere i rami, e rispuntare le foglie”.



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