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NUOVO PORTO DI PESCARA: DOPO ANNI
LAVORI AL VIA TRA ENTUSIASTI E PERPLESSI

Pubblicazione: 04 novembre 2017 alle ore 07:00

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PESCARA - Dopo anni di promesse e puntuali ritardi, dopo studi forniti dagli esperti rimasti lettera morta ed estati segnate dall’emergenza insabbiamento, con enormi costi per risolvere il problema, a breve inizieranno i lavori per rivoluzionare aspetto e funzionalità del porto di Pescara.

In una vicenda che vede da una parte il sindaco Marco Alessandrini e il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, con il secondo che ha a cuore questo progetto fin dai tempi in cui è stato sindaco della città, parlano di “svolta epocale”; dall’altra il Comitato ex porto di Pescara, tramite il portavoce Antonio Spina, che contesta il progetto prescelto e il costo eccessivo degli interventi.

L’opera sarà finanziata con fondi del Masterplan per il Sud: 3,5 milioni di euro per il taglio della diga foranea, il tappo che provoca l’insabbiamento, oltre a 15 milioni per la realizzazione dei nuovi moli guardiani, la realizzazione sul lato sud di nuove banchine e per il prolungamento dell’asse attrezzato fino al porto.

I lavori sono stati appaltati alla ditta Rmc costruzioni di Sarno (Salerno).

Il sindaco Alessandrin ad AbruzzoWeb.it ribadisce che l’intervento prescelto è il migliore possibile.

"Parliamo di un’opera attesa da anni - afferma - perché  il canale, così come è stato impostato, crea da sempre il problema dell’insabbiamento, che ad oggi è costato una gran quantità di risorse economiche. L’insabbiamento infatti è reso ancora più difficile dallo stato di inquinamento del fondale marino, che obbliga a continui dragaggi, ovvero la pulizia della sabbia dal fondale, oltre che a un iter per lo smaltimento della sabbia inquinata, lungo e dispendioso. Problema che sarà finalmente risolto una volta per sempre”.

Aspetto centrale dell’intervento è infatti il taglio della diga foranea costruita nel 1992, che ad oggi ha creato non pochi problemi ai diportisti a causa di un insabbiamento costante che viene a crearsi sulle banchine.

L’ultima emergenza è esplosa pochi giorni fa, visto che a cuasa della solita abbia sedimentata i fondali del porto canale raggiungono la profondità non superiori ai due metri e mezzo, con rischi concreti per le carene delle barche, ovvero la parte sommersa, sia in banchina che in entrata e uscita dal porto.

A seguito di una riunione convocata d'urgenza a cui hanno partecipato oltre al presidente D'Alfonso il comandante della Capitaneria Enrico Moretti e il presidente dell'autorità di sistema portuale di Ancona Rodolfo Giampieri, sono stati recuperati 100 mila euro, che insieme ai 200 mila messi a disposizione dal Provveditorato alle Opere pubbliche serviranno per far ripartire il dragaggio e a svuotare le vasche, le stesse dentro cui sono già depositati i sedimenti raccolti e da smaltire nei precedenti interventi.

Consapevole delle critiche mosse dal Comitato ex porto, il sindaco chiarische però che "il piano regolatore del porto è una partita che dura ormai da dieci anni ed è il risultato di uno studio certosino e approfondito, fatto da tecnici di settore altamente qualificati. Rispetto le critiche e i punti di vista, ma non devo controbattere a nessuno sulla genuinità e la buona riuscita di tutta l’opera".

"Si è ritenuto opportuno intervenire in tal senso ed investire queste risorse - aggiunge il sindaco - perché verranno apportate delle migliorie utili all’economia portuale e che andranno a sfruttare al meglio tutta la struttura con un notevole miglioramento ambientale, che sarà appunto una conseguenza del taglio della diga che consentirà una dispersione più al largo delle acque del fiume. Acque che da anni rendono problematica e difficile la balneazione".

Sui lavori già previsti, il sindaco ha reso noto che sono disponibili ulteriori 500 mila euro da un finanziamento europeo, "con i quali l’autorità portuale di Ancona effettuerà dei lavori sulle banchine, che andranno a riqualificare le golene del fiume, sistemando anche i punti di approdo".

Alla soddisfazione del sindaco fa comunque da contraltare le perplessità del comitato ex Porto Pescara tramite il presidente Spina.

"La nostra idea - commenta Spina a questo giornale - si basa sul principio che non si costruiscono i porti in base alla misura delle navi. Si devono invece trovare le navi adatte alle misure del porto".

Ciò vuol dire che per una struttura qual è il porto di Pescara sarebbe sufficiente consentire l’accesso a pescherecci e navi commerciali o private entro e non oltre un certo pescaggio.

"I difetti principali del progetto - spiega inoltre - sono l’ingresso rivolto a maestrale della darsena pescherecci, ovvero il bacino d’acqua utilizzato per l’ormeggio, che diventa estremamente pericoloso in caso di rientro con burrasca da nord o da levante, e i pescherecci, durante il rientro in porto, dovrebbero mettersi di traverso rispetto al mare mosso, con grave pericolo sia per la barca che per l'equipaggio”.

"Inoltre - continua ad argomentare Spina - l’avamporto della darsena è così piccolo e chiuso che in caso di maestrale diventerebbe un ribollio ondoso. Ed essendo sotto l’influenza della diga, si accumulerebbero una gran quantità di secche come evidenziato anche nella recente relazione di Beta Studio".

Una situazione che comporterebbe anche delle spese importanti per i pescatori che "non vogliono stare ormeggiati in acqua salata, perché sarebbero costretti a fare ogni anno manutenzione alle carene, con grave incremento dei costi di manutenzione delle barche".

Altra contestazione riguarda la deviazione del fiume che è secondo Spina, "un’opera difficile da realizzare, che comporterà anche lo smantellamento dei trabocchi e non risolve il problema di una eventuale esondazione del fiume, ossia la maggiore preoccupazione di politici e progettisti nel redigere il Piano regolatore del porto".

"Infatti - aggiunge - anche il fiume deviato come da progetto, dopo i primi anni dalla sua realizzazione dovrebbe essere comunque costantemente dragato. La corrente nel fiume deviato, in virtù delle sue sezioni allargate da 40 a 70 metri rispetto al canale attuale, dimezzerebbe la sua velocità e quindi il fiume depositerebbe il doppio di limo rispetto a quanto se ne deposita ora nel canale".  

Altra contestazione è il nuovo tratto di diga allungata verso sud per circa 400 metri.

"Sembra quasi che l’esperienza fatta con la diga attuale non sia servita a capire l’enorme pericolo di ulteriori interramenti che essa provocherebbe. Pure nel bacino commerciale servirebbero enormi operazioni di dragaggio, che sono proprio gli effetti che si vogliono eliminare con la costruzione del nuovo porto". 

L’idea di base del Comitato è dunque quella di mantenere un assetto a porto-canale con l’imboccatura rivolta a nord-est di 45 gradi, come quella del vecchio porto, a suo dire il più sicuro per entrarvi anche con il mare mosso "perché la darsena è riparata da ogni traversia, come pure il canale interno destinato all’ormeggio dei pescherecci, che resterebbero ormeggiati nell’acqua dolce del fiume".

E il Comitato, nel progetto alternativo ha trovato una soluzione anche per i vecchi trabocchi, oggi in parte dismessi, che "potrebbero essere destinati a diventare dei piccoli pub o ristorantini, con i passeggeri che scenderanno a terra da qualche nave di passaggio, ormeggiata alla banchina nord-ovest. In tal modo avrebbero tutti i servizi per una piacevole sosta in città".

Su questa proposta il sindaco Alessandrini ha risposto positivamente, affermando che "si tratta un’idea sicuramente positiva e se ci saranno le condizioni, faremo il possibile per realizzarla”.

 

 



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