PESCARA: FESTIVAL ARTI; GUERRI, 'MOSTREREMO TUTTE LE PASSIONI DEL VATE'

Pubblicazione: 28 luglio 2012 alle ore 08:43

Giordano Bruno Guerri
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PESCARA - Un calendario ricco di eventi e di sorprese da non perdere, quello proposto dalla rassegna estiva pescarese “Tener-a-mente”. Ce n’è per tutti i gusti. Concerti, teatro, musica, cinema, danza: all’appello non manca nessuna voce.

Per la verità neanche quella di Gabriele D’Annunzio, a cui anche quest’anno Pescara dedica il suo “Festival internazionale delle arti”. Ne valeva la pena, visto il successo delle altre due passate edizioni.

AbruzzoWeb è riuscito a parlare con il vero autore e curatore degli eventi pescaresi, l’intellettuale Giordano Bruno Guerri.

Giornalista, scrittore, autore: una voce importante nel panorama culturale nazionale, certamente non convenzionale ma molto illuminante.

Una qualità che in Abruzzo meriterebbe di essere importata. Certamente “non ovvia”, come lui stesso amerebbe definirla.

In questa nuova edizione del D’Annunzio International Arts Festival, giunto quest’anno alla sua terza edizione, gli appuntamenti sono davvero nuovi, particolari su D’Annunzio. Gli incontri hanno un carattere sicuramente eccentrico...
 
Lo sono, perché abbiamo cercato di coprire la vastissima area degli interessi dannunziani che comprendono tutto lo scibile umano. D’Annunzio fu uno dei primi uomini a fare sport promozionale. E quindi per l’occasione che ha quest’anno Pescara di essere la città europea dello sport, mi è sembrato doveroso rendergli omaggio in questo modo con una mostra bella ed economica, date le ristrettezze di cui abbiamo tenuto conto.

In quest’ambito figura il recital di Albertazzi. Si tratta di un laboratorio teatrale?

Questa occasione rappresenta una prova sperimentale come molte altre iniziative del nostro Festival di quest’anno. Sperimentale come può essere una cosa fatta da un grande maestro del teatro come Albertazzi, il quale resterà a fare il maestro, in senso letterale, recitando insieme a un gruppo di attori abruzzesi. In questo sta la bellezza e la particolarità dello spettacolo.

Particolare la scelta di proporre una kermesse di tango del concerto di Ute Lemper, che intende descrivere con questa danza, simbolicamente, questo rapporto complesso e conflittuale tra D’Annunzio e la Duse. In che modo?

Perché il tango è in realtà una rappresentazione teatrale dell’atto sessuale e quindi in questo assolutamente dannunziano. Io dico che tutto ciò che è bello è dannunziano, tutto ciò che è colto è dannunziano. E quindi incontri pensati come quello con i Momix, ma anche con Paolo Conte, ben rappresentano una festa completa della cultura dedicata a D’Annunzio.

In questo Festival figurano presenze tipicamente letterarie. Ne è un esempio la mostra “L’Orco, il Mite e l’Imaginifico – Carducci, Pascoli e d’Annunzio in cartolina” a cura di Marco Formato. Gabriele D’Annunzio “imaginifico”...perché?

Perché tale era una delle definizioni che amava di più. Si definiva “maginifico” e lo era davvero, come dire, un vero fantasista della parola.

Quest’anno che ricorre il centenario di Pascoli prima dei 150 anni dalla nascita di D’Annunzio e mi è sembrato interessante fare questa mostra che rappresenta benissimo, visivamente, come i tre grandi poeti venivano visti nella cultura popolare.

Le cartoline dell’epoca, all’epoca, erano la manifestazione di questa cultura popolare. Un mezzo attraverso cui la gente d’allora si scambiava informazioni culturali ed estetiche.

E come si colloca D’Annunzio tra l’orco (Carducci) e il mite (Pascoli)?

Intanto Gabriele D’Annunzio fa la parte del leone, anche per la quantità di cartoline a lui dedicate, che è enormemente superiore a quelle degli altri due poeti.

Ritornano quest’anno e come sempre da lei condotti i “Notturni d’autore"...

Si, avevo già proposto autori l’anno scorso molto apprezzati, un’autrice americana, la Di Gregorio di Pescara e un altro autore importante. Anche quest’anno cercherò di portare delle belle sorprese.

Le posso già anticipare che il libro dell’autunno 2012, a mio parere il più bello e il più importante, è quello di un giovane autore che si chiama Andrea Di Consoli intitolato La collera pubblicato da Rizzoli, che verrà presentato in anteprima mondiale proprio qui a Pescara.

Questo richiamo ai “notturni” d’autore ha anche un riferimento letterario a una delle ultime opere di D’Annunzio, a un suo periodo di vita umana e artistica di riflessione, di meditazione intimistica, introspettiva?

Sì, ma anche al fatto che gli appuntamenti si svolgono di sera e, come lei avrà notato, quest’anno abbiamo discusso gli eventi del Festival in modo che potessero interessare tutta la città. L’anno scorso era mio dovere e cura valorizzare l’Aurum. Adesso l’Aurum è lanciatissimo.

D’Annunzio il Vate, messaggero della cultura di un popolo, nei motti, nel sentimento di una inevitabile rivoluzione culturale, dunque veicolo popolare. Però raffinato e colto, quindi non rivolto necessariamente aduna cultura popolare, ma in fondo a una più elitaria, perché lui era in fondo anche questo. Non è così?

Certamente questo è un altro degli aspetti straordinari di D’Annunzio che noi cerchiamo nel Festival. Egli andava dagli ambienti più alti della cultura, fino al marketing e alla pubblicità. Non gli sfuggiva nessuna cosa della comunicazione artistica. Il D’Annunzio Festival è dunque pensato in questo pieno spirito dannunziano.

Dunque si può dire che la figura del poeta pescarese ha svolto un ruolo di raccordo tra le varie arti cioè appunto perché rappresentava l’uomo e l’artista completo. Da questo punto di vista incarna in fondo la sinestesia tra le arti?

Esattamente, lei ha usato coltamente la parola giusta. D’Annunzio non è un caso che rientri in un evento culturale più grande, che non a caso ho chiamato “Tener-a-mente”, che riunisce tutti gli eventi culturali, turistici della città di Pescara. I risultati sono eccellenti.

Voglio ricordare che l’anno scorso abbiamo raccolto giù i frutti di questa fortunata intuizione, sia per la presenza del pubblico sia per la rispondenza avuta nel mondo dei media.

La entusiasma questo lavoro, l’incarico di ideare e curare queste iniziative?

Assolutamente sì, amo Pescara perché tutte le persone che lavorano con me, a partire dal direttore dell’Aurum, anche ricordando il sostegno dell’assessore alla cultura Porcaro e del sindaco di Pescara, sono veramente appassionate della loro città e di ciò che fanno.

D’Annunzio come figura abruzzese fino a che punto rappresenta davvero lo spirito di una terra così particolare? In fondo a D’Annunzio si può attribuire il ruolo di aver saputo esprimere anche la cultura di un popolo come quello abruzzese, è un autore di respiro internazionale, come Pirandello...

Eppure lui è sostanzialmente e fortemente abruzzese. Guardi, io più lo studio e più scopro le sue radici abruzzesi, anche guardando la sua corrispondenza minuta con persone che lavoravano con lui al Vittoriale, dall’architetto Maroni, alla sua cuoca.

Il poeta scriveva e poi spessissimo parlava in abruzzese. Aveva continuamente rimpianti per il mare abruzzese, per il cibo, per la sua città, che come sa ha contribuito a far diventare grande. Quindi ritengo che D’Annunzio sia un grande abruzzese. Punto.

Anche per questo andrò a fare un corso universitario a Rio de Janeiro e a Montevideo il prossimo autunno e le mie lezioni saranno incentrate appunto su D’Annunzio. Lì incontrerò le comunità abruzzesi, brasiliane e uruguayane.

Questo perché vorrei che gli abruzzesi nel mondo, che sono tantissimi, si raccogliessero intorno alla figura del loro concittadino illustre proprio in occasione dei suoi “150 anni” che stanno per arrivare. Penso che in quell’occasione a Pescara accadranno davvero tante belle cose…

La figura di questa capacità straordinaria del poeta di essere così fatalmente anarchico nel cuore e nella vita, controcorrente o meglio ancora in-corrente, anche in senso dinamico, futurista, come può collocarsi in una cultura così fortemente tradizionalista come quella abruzzese?

Si colloca qui come un fenomeno unico. Di D’Annunzio, ahimè, è già tanto che ne nasca uno ogni secolo. D’Annunzio è stato capace di essere un ponte straordinario tra il passato che lui conosceva benissimo e il futuro che leggeva altrettanto bene.

Penso che la nascita di un uomo come lui possa accadere davvero una volta ogni morte di Papa. Anzi, mi correggo, ogni morte di 100 Papi.



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