di Alberto Orsini
L'AQUILA - È stata chiusa la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio: l'ultimo atto della 716ª Perdonanza Celestiniana, il giubileo annuale aquilano creato da Papa Celestino V. A officiare il rito di chiusura, l'arcivescovo metropolita dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, assieme al suo ausiliario Giovanni D'Ercole e al sindaco del capoluogo, Massimo Cialente.
Dopo le polemiche di ieri, oggi è stata Perdonanza al 100 per cento, con un invito a lavorare tutti assieme per la ricostruzione del primo cittadino e un ammonimento dell'arcivescovo ai cristiani in generale a non essere giustizialisti.
Dopo la chiusura dell'evento, la Bolla del Perdono di Papa Celestino V è tornata idealmente nella Torre civica di palazzo Margherita nel corteo di rientro. In realtà il documento sarà custodito nella caserma "Campomizzi" della guardia di finanza.
Questo avviene perché sin dal 1294 lo stesso Papa Celestino volle che il prezioso documento fosse posseduto dalla municipalità, e "prestato" alla curia solo nella due-giorni giubilare.
IL SINDACO CIALENTE DOPO LE POLEMICHE: ''DOBBIAMO STARE UNITI''
"Ieri c'è stato un momento di polemica, ma adesso dobbiamo cogliere il senso del messaggio di Celestino: dobbiamo stare assieme, riconciliarci, non solo con Dio, ma anche tra noi stessi. Ci aspetta un percorso duro, insieme ce la potremo fare".
Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha catechizzato gli aquilani nel tradizionale saluto di fine-Perdonanza, rievocando le polemiche del Corteo, cui ha preso parte una delegazione del "popolo delle carriole" che voleva manifestare dissenso e che ha battibeccato con la polizia che intendeva rimuovere striscioni polemici contro il sottosegretario Gianni Letta.
Letta che, peraltro, è stato citato da Cialente nel lungo elenco di ringraziamenti. In particolare oltre a quelli di rito il sindaco ha rivolto un pensiero particolare "ai componenti del Comitato Perdonanza, che da febbraio lavorano all'evento. Grazie al loro lavoro - ha ammesso - la Perdonanza sta trovando il suo senso vero: quello di un grande momento religioso e un grande dono fatto agli aquilani".
"L'anno scorso - ha ricordato - fu una Perdonanza del dolore, fatta quasi in punta di piedi. La Basilica era inagibile, all'accensione del braciere eravamo in pochi, e sopra di noi, dove adesso c'è la copertura provvisoria, c'era il cielo".
"Questa invece - ha aggiunto il primo cittadino - doveva essere la Perdonanza della speranza e credo lo sia stata. Ci siamo ritrovati quasi tutti, da quello che mi hanno detto quasi non bastavano le ostie per le eucarestie: tanta è la gente che è venuta".
"Ma questa - ha concluso - è ancora la Perdonanza del dolore: tutti ci portiamo dentro quello che è successo, ora andiamo avanti".
D'ERCOLE: "IL MESSAGGIO DI CELESTINO SPEGNE ANCHE LE POLEMICHE"
"La ricostruzione si fa non solo con gli architetti, ma con un tessuto umano, spirituale e istituzionale ricostruito. Tenendo presente che il futuro sarà per tutti, o per nessuno".
Questo il pensiero di monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliario del capoluogo, al termine della Perdonanza.
D'Ercole ha anche parlato del ruolo della comunicazione. "Ringrazio i giornalisti - ha detto - della carta stampata, delle tv e di Internet. che hanno fatto conoscere la Perdonanza. Oggi tuttavia si è parlato dello scontro, ma sarebbe interessante anche far conoscere il messaggio di speranza di Papa Celestino. Un messaggio talmente forte che sa spegnere anche le polemiche".
L'OMELIA DI MOLINARI: ''CRISTIANI NON SIANO GIUSTIZIALISTI''
Nella sua omelia, l'arcivescovo Molinari si è soffermato lungamente sul ruolo del profeta nella Bibbia, a partire dalla figura di San Giovanni Battista, "cara a Celestino, che volle essere incoronato proprio in questo giorno".
Con un'insolita citazione, Molinari ha spiegato che il cristiano e il profeta devono comportarsi "come il motto degli antichi pirati: amico di Dio, e nemico di tutto il mondo".
Molinari ha poi ammonito i tanti partecipanti alla santa messa stazionale di chiusura, ricordando che "il cristiano non deve essere un giustizialista che si scaglia contro gli altri fratelli". Forse una risposta alle polemiche dovute alle proteste del popolo delle carriole durante il Corteo della Bolla di ieri.
L'arcivescovo ha invocato per gli aquilani "un cuore nuovo, per poter ricostruire una storia nuova con una società nuova. Preghiamo affinché questo cuore nuovo lo abbia anche chi celebra la Perdonanza e chi ha responsabilità".
Nell'offertorio sono stati i parenti di alcune vittime del terremoto del 6 aprile 2009 a portare i doni sull'altare.
"La loro partecipazione - ha detto Molinari - serve a ricordare a tutti noi la tragedia del terremoto che ha colpito questa terra. Anche in questa occasione parlo poco del terremoto, non dimenticherò mai questa tragedia e invito tutti a pregare affinché le ferite di questa terra possano essere rimarginate".
Molinari ha speso anche una parola per difendere il Pontefice Benedetto XVI: "Al Santo Padre - ha attaccato - si fanno le accuse più assurde e severe, come quella di essere troppo conservatore. Ma il Papa non risponde a una sua dottrina o morale, è solo interprete della volontà di Dio".
IERI L'APERTURA DELLA PORTA SANTA
L'evento voluto da Papa Celestino V si era aperto ieri sera alle 18.38 con l'apertura della Porta da parte del rappresentante della Santa Sede, il cardinale Walter Kasper.
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Una Perdonanza di speranza, quella del 2010, rispetto a quella del 2009 che fu nominata Perdonanza del dolore, vista la vicinanza al terremoto del 6 aprile 2009.
Ma è stata anche una Perdonanza di polemiche, con la contestazione al rappresentante del governo, Gianni Letta, da parte di un gruppo di rappresentanti del "popolo delle carriole", e una Perdonanza di parapiglia, visto il siparietto tra gli agenti della Questura e gli stessi esponenti dei comitati che si contendevano alcuni striscioni, appena qualche minuto prima dell'inizio del corteo.
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29 Agosto 2010 - 14:21 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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