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ROVERE, LA DENUNCIA DI UN MEDICO E FOTOGRAFO, ''MAMMA E CUCCIOLO MINACCIATI DA LUPI, CANI E AUTOMOBILI; VOGLIONO RIENTRARE NEL RECINTO PER UNIRSI A BRANCO''; LA REPLICA DELL'ENTE, ''SONO MONITORATI, IN CORSO AZIONI PER REIMMISSIONE''

PARCO SIRENTE: ''DUE CAMOSCI FUGGITI DA AREA FAUNISTICA, E PARCO NON INTERVIENE''

Pubblicazione: 20 novembre 2019 alle ore 07:00

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L'AQUILA - Due camosci, una madre di tre anni e un cucciolo di sei mesi, splendidi esemplari di una specie protetta, e vanto d'Abruzzo, "sono abbandonati al loro destino, fuori le recinzioni dell'area faunistica di Rovere, nel Parco regionale Sirente Velino. Dove vorrebbero rientrare per riunirsi al loro branco. Ma nessuno fa nulla". 

A segnalarlo ad AbruzzoWeb è Gianpiero Cutolo, medico di Roma, fotografo naturalista per passione, grande frequentatore dell'Abruzzo, e con una casa a Rovere, preoccupato per l'incolumità dei due esemplari, "indifesi da eventuali attacchi dei lupi, o dei cani randagi, a rischio di essere investiti dalle automobili, lungo i  vicini tratti stradali".

In mattinata, dopo la publbicazione del nostro articolo, il commissario dell'ente, Igino Chiuchiarelli, ha replicato garantendo che "i due esemplari sono monitorati e sono tuttora in corso ulteriori tentativi di reimmetterli nell'Area faunistica". 

L'area faunistica di Rovere è meta di migliaia di visitatori ogni anno, ed è ora affiancata dal centro visite dedicato al Camoscio d'Abruzzo, che ha riaperto i battenti ad inizio agosto, ed ospita nove esemplari, o meglio ospitava, perché ora due sono fuori il recinto, ed è parte integrante di un progetto, anche finanziato dall'Unione europea, per la riproduzione e reintroduzione della specie all’interno del Parco regionale. 

"Il 14 ottobre scorso - racconta Cutolo - mi è arrivata una segnalazione di amici di Rovere, che non vedevano più i camosci dentro l'area faunistica. Così sono andato a verificare di persona, e ho constatato che c'erano solo sette esemplari, in effetti ne mancavano due all'appello".

A stretto giro Cutolo si è imbattuto con i due camosci in "libera uscita", fuori dalla recinzione, riuscendo a fotografarli, seppure da lontano.

Sarebbe accaduto che una coppia di camosci maschi, padre e figlio, rivali nell'accoppiamento, hanno ingaggiato un duello a cornate, e nell'irruenza hanno rotto la recinzione dell'area faunistica, da cui sono usciti cinque esemplari. 

"Mi è stato spiegato - prosegue Cutolo - che tre di essi sono rientrati da soli, senza problemi, non è accaduto invece per una mamma di tre anni e il suo cucciolo di sei mesi. E da quanto mi risulta, non è stata finora prevista un'azione di cattura, per riportarli dentro l'area faunistica".

Cutolo ha dunque fatto una segnalazione al Wwf, che a sua volta ha inviato un esposto all'ente Parco, ed anche alla Forestale e ai Carabinieri di Rocca di Mezzo. 

"Finora però - lamenta Cutolo - non si è mossa foglia, a quanto mi risulta: i due camosci si trovano ancora là fuori, alla mercé di cani randagi, lupi, e automobili. Sono a forte rischio di incolumità, eppure parliamo di una specie fortemente tutelata, un vanto della biodiversità dell'Abruzzo, al pari dell'orso marsicano". 

"Non vorrei - prosegue Cutolo - che l'intenzione dell'ente Parco, sia quella di gestire la vicenda non facendo nulla, sperando cioè che i due camosci tornino alla vita selvaggia. Sarebbe un errore, a mio modesto parere: i due esemplari sono nati in cattività, è ovvio che vogliono ricongiungersi al loro branco, e infatti non si allontanano dalla recinzione, arrivano addirittura a sbatterci contro. Per reintrodurli alla vita selvaggia, occorre piuttosto un'azione di cattura, alla presenza di un veterinario, e poi andrebbero trasportati, con tutte le cautele, sul monte Sirente, a 1.800 metri, dove c'è una colonia di una cinquantina di esemplari Da soli, lassù, i due camosci sfrattati, non ci arriveranno mai". 

LA REPLICA DEL PARCO 

Stando ai fatti, e per dovere di cronaca, è necessario specificare che è dagli inizi del mese di ottobre che è stata verificata dal personale dell'Ente Parco la fuoriuscita di quattro camosci dall'Area Faunistica che di conseguenza, da allora, ha messo in campo tutti gli interventi necessari a garantire la sicurezza degli esemplari.

Le azioni condotte, in sintesi, hanno portato a verificare la dinamica dell'accaduto e a ripristinare nell'immediato le condizioni di sicurezza dell'area faunistica, ed a reimmettere nell'area due degli esemplari fuoriusciti (due camosci di circa 16 mesi) che si trovavano in condizioni particolarmente critiche essendosi spinti in prossimità del centro abitato e a breve distanza dalla Strada Statale.

Oltre a ciò l'Ente Parco ha condotto ripetuti tentativi di far rientrare nell'Area Faunistica gli altri due esemplari (una femmina di due anni con un nato dell'anno) che frequentano una parete rocciosa esterna all'Area Faunistica. I due esemplari sono monitorati e sono tuttora in corso ulteriori tentativi di reimmetterli nell'Area Faunistica. 

L'accensione di un interesse mediatico potrebbe determinare condizioni di disturbo, suscitando interesse a curiosità nel pubblico, nei pressi dell'Area Faunistica con effetti, in questo momento, particolarmente critici e dannosi in quanto potrebbe spingere gli animali ad allontanarsi, esponendoli a situazioni rischiose per la loro sicurezza. Si ricorda che il camoscio appenninico è una specie di interesse comunitario a priorità di conservazione.

Se da un lato l'interesse del pubblico verso la tutela di questa specie risulta senz'altro positivo sorprende come non sia stato ritenuto ovvio richiedere all'Ente Gestore responsabile dell'Area Faunistica informazioni e chiarimenti, considerando che l'Ente è aperto al pubblico ed è dotato di mail e telefoni, oltre ad essere disponibile a fornire informazione ed accogliere richieste da parte del pubblico interessato.

Risulta necessario lasciare agli esperti, addetti ai lavori, lo svolgimento di tutte le azioni necessarie per la gestione di emergenze che, senza amplificazione mediatica, possono meglio operare nell'interesse collettivo della tutela della specie e degli esemplari.
Si ricorda infine che l'Area Faunistica ha lo scopo di riprodurre in cattività esemplari da destinare alla natura e sul Monte Sirente è presente una popolazione reintrodotta che conta ora circa 55 esemplari. Si può infine senz'altro affermare che l'Ente Parco ha dimostrato negli anni il massimo impegno per la conservazione del camoscio appenninico anche con il Progetto Life Coornata, in collaborazione con i partner di progetto, e con le successive azioni di conservazione post life ancora in corso.

 

 

 



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