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PAOLO, DA L'AQUILA ALL'ESTERO PER FARE RICERCA
''QUI HO CAPITO CHE VALGO, MA L'ITALIA MI MANCA''

Pubblicazione: 29 aprile 2013 alle ore 08:36

Paolo Fogliaroni
di

L’AQUILA - “Sono dovuto andare all’estero per rendermi conto di quanto valgo”.

Paolo Fogliaroni, ingegnere di 31 anni, è andato via dall’Aquila nel 2008, ma tornerebbe anche subito se solo le cose cambiassero radicalmente in Italia.

Ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale prima in Germania, a Brema, e da pochissimi mesi a Vienna, per lui la scelta di restare fuori è legata indissolubilmente al fattore economico. Da ricercatore, infatti, prende il doppio del compenso che si percepisce in Italia per la stessa posizione.

Come in tutte le cose c’è però il rovescio della medaglia, e non tutto è così positivo all’estero: c’è da fare i conti con i pregiudizi sugli italiani ‘bamboccioni’, su chi ti domanda il perché ci sia una situazione politica così catastrofica nel tuo paese.

Loro che “sono abituati a ‘funzionare’ efficientemente in un sistema che funziona”, spiega Paolo. Se qualcosa va storto, però, “rimangono bloccati come degli automi”.

Lui, invece, come un automa non ci si è mai comportato, neanche davanti a un ostacolo abnorme come il terremoto del 6 aprile 2009. Tutt’altro. È tornato nella sua città ferita, a dare una mano, per stare vicino a famiglia e amici. Quelli sì che mancano, e tanto, insieme alle bandiere (è uno degli storici sbandieratori della città) al sole che al Nord non c’è mai e al “fatto di poter chiedere un caffè senza dover specificare ‘espresso’”. E agli “arrosticini e salsiccia di fegato!”.

Che studi hai fatto e di cosa ti occupi al momento?

Ho studiato Ingegneria informatica e automatica all’Aquila. Ora faccio ricerca per l’Università Tecnica di Vienna. I principali campi di ricerca sono Artificial intelligence, Cognitive science e Geographic information science.

Come mai hai scelto di andare via dall’Aquila?

Inizialmente per preparare la tesi specialistica all’estero, poi si sono verificate delle occasioni accademiche e lavorative che mi hanno tenuto all’estero. Dall’Aquila (o più in generale dall’Italia) non ho ricevuto offerte.

Prima Brema, ora Vienna. Nell’opinione comune sono città-modello, in cui tutto funziona. È davvero così?

Dal punto di vista di un italiano, sì. Tuttavia ho sentito spesso i tedeschi lamentarsi che le ferrovie statali sono un disastro. All’inizio non capivo visto che la mia esperienza a riguardo era positiva, allora ho chiesto più dettagli e ho scoperto che si lamentano se un treno fa 10 minuti di ritardo. Cosa che per un italiano sarebbe in realtà un sogno.

A ogni modo, da un punto di vista oggettivo, mi sento di rispondere affermativamente. A Brema le cose funzionano anche meglio che a Vienna. Ovviamente sia a Brema che a Vienna ci sono, a volte, cose che non funzionano o che funzionano male, ma in numero insignificante rispetto a quanto non funziona in Italia. E, soprattutto, sono bravi ed efficienti a riconoscere che qualcosa non va e a proporre soluzioni per sistemarlo.

Il 6 aprile 2009 eri all’estero? Come hai vissuto quei momenti?

Ero a Brema. Ho ricevuto una telefonata in piena notte da mia madre. Inizialmente ho pensato (e sperato) che stesse reagendo in maniera eccessiva a una scossa particolarmente violenta, poi controllando su Internet mi sono reso conto del dramma. Ho cercato di raccogliere più informazioni possibili per trasmetterle alla mia famiglia e per diffonderle al maggior numero di aquilani in difficoltà. Poi ho cercato il mezzo più veloce per tornare.

Dopo un giorno di ansia e preoccupazione ero all’Aquila. Breve sosta per prendere la macchina e partire nuovamente per raggiungere i miei cari che erano stati mandati sulla costa. È stato orribile. Ho cercato di rimanere il più a lungo possibile cercando di fornire tutto l’aiuto che potevo. Dopo un mese però sono dovuto tornare a Brema, altrimenti mi avrebbero tagliato (ovviamente) la borsa di studio e sarei diventato una bocca in più da sfamare.

Del terremoto dell’Aquila sembra essersene dimenticata l’Italia stessa. In Germania e in Austria che percezione si ha del sisma? Qualcuno lo ricorda ancora?

Per alcuni mesi dopo il terremoto L’Aquila è diventata “famosa”. Per la prima volta nella mia vita non dovevo raccontare di venire da una città vicino Roma. Potevo dire che venivo dall’Aquila e subito tutti mi chiedevano “ah, la città del terremoto”. Dopo un po’ di tempo ho ripreso a dire che venivo da una città vicino Roma: non ne potevo più di sentire parlare dell’Aquila solo per il terremoto. Ora, la maggior parte delle persone, quando nomino la mia città fa una faccia confusa: non ricordano più.

Qual è la situazione occupazionale in Germania e in Austria?

Estremamente buona, direi. Io lavoro nel campo accademico, al momento sono quello che in Italia viene chiamato “ricercatore”, però prendo uno stipendio che è il doppio di quelli che si percepiscono in Italia per la stessa posizione. Qualche giorno fa sono stato a una Job Messe, una ‘fiera del lavoro’. La messe era ospitata in un edificio dell’università di Vienna e consisteva in 5 piani di stand con migliaia di posizioni offerte e quasi tutte per studenti o neo-laureati.

Un trentenne italiano e un trentenne tedesco o austriaco: quali sono le differenze? Si vive ancora a casa con i genitori o l’indipendenza si conquista molto prima?

I tedeschi vanno via di casa a 18 anni. Se la famiglia non può permetterselo vengono sovvenzionati dallo stato (ovviamente se studiano). Ho speso ore e ore a cercare di far capire ai miei amici tedeschi che non tutti gli italiani sono mammoni e che molti, invece, sono forzati a rimanere a casa per motivi economici. Dopo estenuanti discussioni, forse sono riuscito a trasmettere loro parte della situazione italiana in questo momento storico. A quel punto si sono dimostrati quasi impietositi! In Austria sono arrivato da poco, ancora non ho abbastanza esperienze per esprimere un giudizio.

Tedeschi e austriaci: pregi e difetti.

Pregi dei tedeschi: puntuali, precisi, efficienti.
Difetti dei tedeschi: eccessivamente puntuali, eccessivamente precisi, eccessivamente efficienti in altre parole mancano completamente di elasticità mentale. Sono abituati a “funzionare” efficientemente in un sistema che funziona. Se qualcosa va storto rimangono bloccati come degli automi. Hanno anche, a mio avviso, una incapacità innata a percepire le emozioni. Spesso ho avuto l’impressione che al momento del contatto umano fossero artificiali, le loro azioni e i loro sentimenti erano pensate e non sentite.

Pregi degli austriaci: puntuali, precisi, efficienti, aperti, elastici.
Difetti degli austriaci: al momento ancora non ho riscontrato difetti particolarmente gravi, li trovo la giusta via di mezzo tra gli italiani e i tedeschi.

Come vengono trattati  gli italiani che vivono a Vienna? E a Brema? C’è accoglienza?

Assolutamente sì. Gli italiani, così come tutte le altre etnie, vengono trattati alla pari se non addirittura meglio degli autoctoni. Ci sono servizi pubblici per tutti ed addirittura alcuni dedicati agli stranieri, per esempio, se sei uno straniero, esistono dei corsi di tedesco offerti gratuitamente!!!
Sia i tedeschi che gli austriaci ci considerano persone affabili e simpatiche, piene di buongusto nel mangiare, nel vestire e nel divertirsi, tuttavia, ci considerano anche un po’ inaffidabili, degli “inguaribili casinari” e semplicioni. Insomma, il rispetto va guadagnato: devi far vedere che i politici attuali in realtà non ti rappresentano affatto!

All’estero, cosa pensa l’opinione pubblica della caotica situazione politica italiana attuale?

Sono tutti stupiti dalla faccia tosta di Berlusconi e quando è tornato sulla scena dopo mesi di silenzio, hanno temuto che tornasse al potere. Non capiscono come sia possibile che la situazione sia quella che è. Ma è anche vero che non conoscono tutti i retroscena. A ogni modo, non ci considerano in una buona posizione politica.

Il tuo futuro dove lo vedi? In Italia o all’estero?

Il mio sogno sarebbe quello di fare quello che sto facendo qui, ma in Italia. La dura realtà è che al momento questo non è neanche lontanamente possibile. Vorrei tornare, ma all’estero vengo valutato per le mie doti e capacità e mi vengono fatte delle offerte di conseguenza. In Italia, come ho già detto nessuno mi ha mai offerto nulla. Sono dovuto andare all’estero per rendermi conto di quello che valgo. Affinché il mio sogno si avveri tante cose devono cambiare in Italia.

Cosa dovrebbe cambiare all’Aquila, e in Italia in generale, per convincerti a tornare?

La mentalità. L’italiano medio è un menefreghista che pensa solo agli affari suoi e ha una visione limitata al presente. Inoltre, molti sono anche parecchio disinformati. Il concetto di “mo’ ti frego io...” dovrebbe sparire. Insomma, dovremmo diventare più civili ed evoluti. L’Aquilano medio, oltre alle caratteristiche italiane, ha anche una profonda e radicata diffidenza verso qualsiasi tipo di novità. Nel mondo di oggi questo tipo di logica non ha modo di sopravvivere!

C’è qualcosa che ti manca dell’Italia, dell’Aquila in particolare? Cosa ti manca di più?

Il cielo, il sole, il mare, il cibo, l’allegria, la simpatia delle persone, il fatto di poter chiedere un caffè senza dover specificare “espresso”. La famiglia, gli amici, la fantasia delle persone. Mi manca l’essenza (quella buona) della mia patria.

Ultima domanda a bruciapelo: torrone aquilano o strudel?

Nessuno dei due: arrosticini e salsiccia di fegato!



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