PALAZZO CHIGI IMPUGNA SENTENZA DI FEMMINICIDIO, INSORGE GIULIO PETRILLI

Pubblicazione: 04 agosto 2017 alle ore 12:29

L'AQUILA - "Il fatto che Palazzo Chigi impugni la sentenza sul risarcimento a favore dei figli di una donna vittima di femminicidio, che aveva per ben dodici volte denunciato le violenze subite, sancisce che i magistrati non pagheranno mai per i propri errrori!".

A parlare è l'aquilano Giulio Petrilli, riconosciuto innocente dalla Cassazione, dopo aver trascorso sei anni in carcere con l'accusa di partecipazione a banda armata, componente del comitato per il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione a tutti gli assolti.

Petrilli interviene sulla decisione di Palazzo Chigi di appellare la sentenza di risarcimento che coinvolge anche la magistratura, per gli orfani di Marianna Manduca, vittima di femminicidio. La donna fu uccisa dal marito Saverio Nolfo nel 2007, che aveva più volte denunciato per maltrattamenti alla procura della Repubblica di Caltagirone, senza ottenre nessuna tutela.

I magistrati, sono stati ritenuti responsabili di negligenza dal tribunale civile di Messina e la presidenza del Consiglio è stata condannata a risarcire il danno subito dai figli della donna. Palazzo Chigi, però, ha appellato la sentenza.

"Questa è una vergogna vera e propria - tuona Petrilli - hanno fatto una legge farsa sulla responsabilità dei magistrati per dolo e colpa grave e per errori giudiziari. Non ha mai pagato nessun magistrato. Stabiliscono loro se hanno commesso o meno un errore e neanche di fronte a questo caso clamoroso, ammettono di aver sbagliato e pagare come fanno tutti i normali cittadini".

"Il governo - aggiunge - si oppone a un risarcimento legittimo che i magistrati dovrebbero pagare. Hanno sempre la totale impunità come le caste politiche ed economiche. Il carcere per i colletti bianchi e per i politici non esiste, esiste solo per i poveri cristi. Se poi questi ultimi sono vittime di errori giudiziari, neanche vengono risarciti! Così funziona il sistema giudiziario in Italia!".

"Si tratta di una decisione grave ed inattesa - commentano all'indomani della decisione Alfredo Galasso e Licia D'Amico legali dei figli della Manduca - che tende a porre nel nulla un provvedimento giudiziario, che per la prima volta riconosce e punisce la responsabilità non della magistratura nel suo complesso, ma di singoli magistrati, colpevoli di una inerzia giudicata dai loro stessi colleghi ingiustificabile".



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