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COLPO DI SCENA MENTRE SI ATTENDE SOLO BANDO DI GARA; PIANO B DA 35 MILIONI CON INTERVENTI SU STRUTTURA ESISTENTE; IN CASO DI DIETROFRONT, REGIONE RISCHIA PERO' SALATO RISARCIMENTO

OSPEDALE CHIETI: COOPSERVICE TORNA ALLA CARICA E PRESENTA PROJECT ALTERNATIVO

Pubblicazione: 11 ottobre 2019 alle ore 19:15

CHIETI - Gli anni passano, ma non finisce di riservare sorprese il tormentato iter, partito nel lontano 2014, per realizzare in project financing il nuovo ospedale di Chieti, in sostituzione del Santissima Annunziata, insicuro simicamente. 

Mentre infatti si è in attesa del bando europeo per affidare la realizzazione del progetto da 285 milioni, proposto dall’Ati Maltauro e Nocivelli, che ha ricevuto la dichiarazione di pubblica utilità dalla precedente Giunta regionale di centrosinistra, torna clamorosamente alla carica, con una proposta alternativa, di consolidamento dell'esistente e dal valore di 35 milioni, la Coopservice di Reggio Emilia, con una cordata di aziende locali. 

Lo stesso colosso dell'edilizia sanitaria, che assieme a Cmc di Ravenna (ora in forte difficoltà economica), aveva presentato ad ottobre 2017, il "piano B" per risolvere i problemi del nosocomio chietino, con un progetto molto simile a quelo che sta per essere protocollato, anche se non si hanno notizie ufficiali e sulla vicenda c'è il più stretto riserbo.

Nemmeno preso in considerazione, a dicembre dello stesso anno, dalla Asl, trattandosi di una proposta di iniziativa privata, pervenuta mentre era già in corso di valutazione della proposta di Maltauro e Nocivelli.

Come riferito dal quotidiano il Messaggero, il progetto di Coopservice, redatto dall'ingegner Leopoldo Rossini e condiviso dal professor Alessandro Balducci, dell'università di Ancona, prevede la realizzazione di sei torri dissipative, per mettere in sicurezza sismica l'attuale nosocomio, senza interferire sull'attività sanitaria, l'ampliamento del parcheggio, dotato di tapis roulant, e dell'area di ingresso dell'ospedale, la realizzazione di un locale medicale per il primo intervento, il potenziamento dell'eliporto, che potrà essere utilizzato per voli notturni. Il privato si rifarà dell'investimento con la manutenzione ordinaria, e la gestione di tutti i servizi che non sono di natura medica e sanitaria.

Resta però da capire quale sarà il percorso amministrativo, in cui questo seconda proposta può concretamente inserirsi.

Maltauro e Nocivelli hanno infatti, come detto, ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità, e se non si arriverà fino in fondo, con il bando di gara in cui le proponenti hanno il diritto di prelazione, la Regione rischia di tirare fuori paccate di milioni di euro in risarcimenti. 

Giova a tal proposito ricordare che l'iter per arrivare a gara, si era nuovamente impantanato ad agosto, allorchè il direttore generale facente funzione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Giulietta Capocasa, che ora ha lasciato il posto al nuovo direttore generale, Thomas Schael, nella veste di responsabile unico del procedimento aveva sospeso l'istrutoria, "in quanto è necessario individuare la copertura economico-finanziaria". Ma questo perché Capocasa, nominata rup dal centrosinistra a novembre 2018, destinata ad essere sostituita, non ha evidentemente inteso firmare atti scottanti e delicati, nel suo breve interregno. 

Si osserva poi che, normative alla mano, nessuno potrebbe presentare altre proposte alternative prima della revoca, per di più in zona Cesarini, del project Maltauro e Nocivelli, pena il citato risarcimento.

E bisogna vedere, infine, chi sarà il dirigente pubblico firmerebbe un tale atto, con il rischio di danno erariale e intervento della Corte dei conti. 

La patata bollente è in ogni caso mano alla Regione di centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d'Italia, e dell'assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, della Lega.

Che non hanno mai assunto posizioni davvero chiare e nette, sui project ospedalieri che sono stati un cavallo di bataglia dall'ex presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, ora senatore del Partito democratico, in primis quello di Chieti, arrivando d avocare alla Regione l'iter impantanato da tempo, estromettendo la Asl, e poi quelli di Vasto, Lanciano L'Aquila, tutti e tre in alto mare, e quello di Teramo, presentato dalla Pizzarotti di Parma, che però è stato bocciato giovedì dalla commissione tecnica della Asl teramana, e che anche qui prevedeva un super ospedale nuovo di zecca al posto del Mazzini. 

Da parte sua nuovo manager Schael, a precisa domanda sul project di Chieti, nel giorno della sua presentazione alla stampa, aveva tagliato corto: "Non ho un’opinione. Sono scelte che spettano alla politica".

E al netto di un iter che molti considerano senza ritorno, pesa il fatto, a proposito di ruolo della politica, che l'influente assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, di Forza Italia, è stato da consigliere di opposizione nella passata legislatura, un acerrimo nemico del project di Maltauro, e anche per questo ha sostenuto con forza il piano B di Coopservice. Urlando allo scandalo dopo il respingimento del dicembre 2017. 

Nell'opposizione è altrettanto contrario il Movimento 5 stelle. 

In attesa di sviluppi, l'unica vera proposta in campo resta in ogni caso, per ora, quella di Maltauro e Nocivelli,che in base all'ultima versione del project, intende realizzare un nuovo nosocomio, con una dotazione di 498 posti letto, che troveranno posto in 6 padiglioni: 2 di nuova costruzione (denominati P e N) e 4 ristrutturati (G, H, M, K), per un totale di 75.500 metri quadrati di superficie. Le demolizioni, invece, riguarderanno 9 dei padiglioni attualmente esistenti.

L'opera avrà un costo di 118 milioni e 800 mila euro. Il privato ci metterà i soldi per la realizzazione, e incasserà per 25 anni e mezzo un canone di locazione (il cosiddetto canone di disponibilità) fissato a base d'asta in 12 milioni e 270 mila euro e un canone per la concessione di servizi la cui base d'asta è invece fissata a 9 milioni 580 mila euro.

Sommando i canoni, il costo complessivo finale del nuovo presidio teatino arriva a 285 milioni di euro, soggetto in ogni caso a una percentuale di ribasso d'asta che lo comprimerà ulteriormente. La prima proposta del raggruppamento di imprese, invece, prevedeva un costo finale di 526 milioni.

Il presidio disporrà di 1.309 posti auto, a fronte dei 1071 della prima elaborazione progettuale, andando a risolvere uno dei disagi maggiormente segnalati dall'utenza che utilizza i servizi ospedalieri. Il costo dell'edificio ammonterà a 118 milioni e 800 mila euro, contro i 143 del primo progetto.

 



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