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OMICIDI L'AQUILA: L'INTERVENTO; MASSIMO FINI, ''IL FEMMINICIDIO NON ESISTE''

Pubblicazione: 19 gennaio 2013 alle ore 18:53

Il giornalista e scrittore Massimo Fini
di

L'AQUILA - Duplice omicidio, delitto passionale, femminicidio, esecuzione.

Due persone di nazionalità albanese, Hrjeta Boshti e il compagno Huna Shpetin, sono state uccise giovedì scorso all'Aquila di fronte al centro commerciale Md da Burhan Kapllani, ex marito della donna.

Sulla natura del reato, però, capi di imputazione a parte, si fatica a trovare una corretta linea interpretativa. Per esempio, per il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente si è trattato di "femminicidio", ma le vittime sono due, un uomo e una donna.

E mentre il vento razzista soffia per ora leggero in un caso del quale, però, non fa parte la criminalità organizzata, all'Aquila si discute di un episodio insolito (tre omicidi dal 1993 al 2007) che più di qualcuno cerca di legare alla difficile realtà del post-sisma per paura e incertezza.

Il giornalista e scrittore Massimo Fini è abituato a toccare i nervi scoperti della società in cui viviamo, società cui L'Aquila, un tempo isola felice pur con tutte le faccende sbilenche di una città dal ventre molle e massonico, appartiene, ma con l'aggravante di una ricostruzione che più non parte e più fa male.

"Non credo che si possa pensare a una legge - l'opinione di Fini rilasciata ad AbruzzoWeb - che punisca in modo maggiore l'omicidio di una donna piuttosto che quello di un uomo. Noi siamo tutti uguali, nessuna distinzione di sesso, razza, religione. Non capisco quindi perché si parli di femminicidio. A essere freddati sono stati un uomo e una donna".

"Che ci sia un aumento delle violenze sulle donne - continua il giornalista e scrittore milanese - a sentire le cronache, pare vero, come è vero che succede pure il contrario anche se in misura minore. Ciò è molto spesso dovuto a un disagio molto forte presente nel mondo maschile nei confronti dell'universo femminile, che è diventato particolarmente aggressivo. Da qui, per esempio, l'aumento notevolissimo dell'omosessualitùà tra gli uomini".

"Gli esempi per definire la schizofrenia del mondo occidentale sono moltissimi - spiega - se pensiamo che negli Stati Uniti i singoli individui imbracciano un fucile e ammazzano i passanti. Ma gli esempi li troviamo anche in casa nostra, dove un giovane musicista all'improvviso uccide il padre a coltellate. Dobbiamo renderci conto della follia della società in cui viviamo. Mancano l'equilibrio e la serenità del mondo preindustriale, siamo schiavi di una menzogna gigantesca che ci costringe a raggiungere un obiettivo dopo l'altro. E la crisi economica contribuisce a rendere le persone instabili, depresse e quindi più deboli psicologicamente".

Nell'analisi di Fini non può mancare la definizione dell'elemento razzista, venuto fuori anche nel caso aquilano.

"In Italia - il suo pensiero - si è ormai abituati ad attribuire a slavi, romeni e albanesi l'esclusiva degli atti di violenza. Senza mettere dentro il drammatico evento dell'Aquila, sono convinto che gli italiani abbiano perso l'aggressività, una componente della vitalità che non può essere completamente emilinata. Questi popoli contro cui gli italiani si scagliano, al contrario, sono aggressivi e quindi vitali, ecco perché vengono guardati con timore".

"I media ci raccontano che sono quasi sempre loro a delinquere, ma se c'è una rapina in banca gli unici a cercare di sventarla non sono certo gli italiani. Sono proprio loro, gli stranieri che gli italiani guardano male", conclude Fini.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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