Volontari al lavoro per spalare la neve
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di Alberto Orsini
L’AQUILA - Fotografie? Ma quando mai. Non accetterebbero neanche etichette come quella di “angeli” o roba simile. Anzi, “tra di noi ci chiamiamo ‘Bastardi senza gloria’”, sogghignano, evocando la squadra di giustizieri del film di Quentin Tarantino.
Sono i volontari di Protezione civile che, ormai da giovedì scorso, stanno lavorando nell’emergenza neve con turni massacranti per garantire servizi essenziali: trasporto di dializzati lungo le pericolose strade del capoluogo, consegna di medicine e altri generi di prima necessità, e, nel... tempo libero, recupero di cronisti bloccati in redazione come accaduto per AbruzzoWeb.
Si tratta del livello più basso del sistema dei soccorsi, quello più a contatto con la gente, quello di chi si danna l’anima e spesso deve scontrarsi con situazioni che rallentano e danneggiano le operazioni. Il sistema dei volontari è quello che fa il grosso del lavoro, e il lavoro sporco, davanti alle fiamme degli incendi d’estate, sotto il gelo d’inverno.
È la parte più corposa della protezione civile, ma la protezione civile fa poco per aiutare i suoi volontari. Basta guardare quanto accaduto alle sette associazioni del gruppo Prociv Arci Abruzzo, che, tanto per cominciare, alle 8 di mattina di giovedì 2, la sede per attrezzare una sala operativa se la sono dovuta prendere con le cattive.
“Con una decisione autonoma - spiega uno dei responsabili, Andrea Di Mario - ci siamo installati dentro una casa di legno nella frazione di Tempera, di proprietà del Comune ma, per quello che ne sappiamo, mai accatastata. Di fatto è inagibile, ma siamo in emergenza, perciò è prevalso il buon senso”.
Una quarantina di persone complessivamente a lavoro nei vari turni. Portatili collegati a Internet, walkie talkie e telefonini bollenti, qualche branda e divani per far riposare chi finisce il turno e due pick up per gli interventi di trasporto o recupero.
“Mezzi nostri, uno del 1991 lo abbiamo salvato dalla rottamazione acquistandolo per 2.500 euro e lo abbiamo rimesso a nuovo”: ora va dappertutto, per esempio riporta a casa i redattori di questo giornale, da Tempera a Pettino e ritorno, dopo aver fatto irruzione in un nucleo industriale di Bazzano completamente deserto per la missione di recupero.
Non l’ultimo di una decina di interventi solo nel pomeriggio, uno più complesso dell’altro. “Al quartiere di San Francesco - raccontano i ragazzi - abbiamo portato medicine urgenti a una bambina che soffre di influenza e tachicardia, il padre non riusciva a tornare a casa. Inoltre abbiamo accompagnato molte persone in dialisi”.
Dentro la casetta c’è tempo per scaldarsi, per fare conoscenza e mangiare un piatto di pasta, “perché questa è la nostra mentalità: ti ho recuperato, ora ti do anche da mangiare”. Il cuoco è Giustino Ghizzoni, una garanzia.
In che modo il sistema regionale non dà una mano a questi volontari? Per esempio non dotandoli di radio, pur acquistate in 200 pezzi a 800 euro l’una ma che, a oggi, sono inutilizzabili.
“Non sappiamo i motivi, comunque abbiamo le nostre radio e il nostro ponte”, sospira Di Mario.
Nemmeno una lettera di accompagnamento per l’iscrizione al dipartimento di Protezione civile nazionale, che consentirebbe di ricevere fondi preziosi, “l’aspettiamo da un anno e mezzo”, mentre l’assicurazione “ce la paghiamo noi”.
E le spese? “Oggi se ne sono già andati 270 euro di gasolio per il pick up anticipati da noi, chissà quando li rivedremo”.
Le richieste d’intervento, in compenso, fioccano quasi come la neve: venite qui, andate là. “Portiamo voi e andiamo”, si parte. Questo è lo spirito dei volontari. “Non siamo utili, siamo indispensabili”, conclude schiettamente Di Mario.
05 Febbraio 2012 - 13:33 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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